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Sicurezza: l’Unione europea guarda alla difesa. Dalla PESCO ad un Piano d’azione per la mobilità militare

sicurezza europea

Il 12 marzo 2018 è stato pubblicato il report annuale della European Defence Agency (EDA) che riassume le principali attività e i risultati raggiunti nel 2017. Fondata nel 2004 dal Consiglio dell’Unione europea, il suo scopo è “appoggiare il Consiglio e gli Stati Membri nel loro impegno a migliorare le capacità difensive europee e sostenere la politica di sicurezza e difesa dell’Europa”. Le sfide che l’Europa deve affrontare sono molteplici: dai rapporti con la Russia all’instabilità del Mediterraneo, dalla cyber-security alla collaborazione militare tra l’Europa e gli Stati Uniti di Trump (su cui c’è ancora molta incertezza) sono solo alcuni esempi.

Piano d’Azione sulla mobilità militare

Ciononostante, l’Unione europea continua a fare passi avanti verso un’Unione difensiva. Il 28 marzo, la Commissione ha presentato un Action Plan per migliorare la mobilità militare all’interno e oltre l’Unione. In esso vengono identificate le misure da adottare per superare ostacoli di natura fisica, procedurale e regolamentare alla mobilità militare. L’obiettivo del Servizio europeo per l’azione esterna e dello Stato maggiore dell’Ue sarà di sviluppare dei requisiti militari che riflettono i bisogni dell’Ue e dei suoi Membri, incluse le infrastrutture necessarie alla mobilità militare. Entro il 2019, la Commissione identificherà le parti della rete dei trasporti europea adatte al trasporto militare e quelle che necessitano di miglioramenti e supporto finanziario.

PESCO: Sicurezza, collaborazione, cooperazione

Gli Stati Membri dell’Agenzia hanno aumentato il proprio impegno in materia di sicurezza. Un passo in avanti verso l’obiettivo comune della sicurezza europea, influenzato dai recenti sviluppi in tema Brexit, è la nascita nel 2017 della PESCO (Permanent Structured Cooperation), istituita tramite l’attivazione degli articoli 42 e 46 del Trattato di Lisbona. La PESCO ha lo scopo di aumentare la collaborazione in campo industriale e operativo in modo permanente, grazie anche alla creazione del Fondo Europeo per la Difesa istituito dalla Commissione e alla revisione coordinata annuale della difesa (CARD) che esamina le spese militari nazionali. I Paesi partecipanti hanno stilato una lista di 17 progetti da realizzare (a partire da marzo 2018) nell’ambito della PESCO, che vanno dall’aumento della spesa militare e degli investimenti all’addestramento congiunto delle truppe. Le decisioni, sia di indirizzo che sui singoli progetti, vengono prese dal Consiglio con voto all’unanimità.

Collaborazione con i Paesi terzi

Uno dei punti centrali dell’attività dell’Agenzia della Difesa è la collaborazione con i Paesi terzi ed altre entità come la NATO e l’Agenzia spaziale europea (ESA). Grazie ad un Administrative Arrangement, l’EDA ha ulteriormente sviluppato rapporti con la Norvegia, con la Svizzera e l’Ucraina per progetti ad hoc. Sono state avviate delle trattative con la Macedonia per un suo futuro coinvolgimento e il Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti ha fatto richiesta per l’apertura di negoziati per un Administrative Arrangement. Per quanto riguarda la cooperazione con Paesi terzi, è importante menzionare il ruolo futuro che il Regno Unito avrà nei confronti dell’EDA. A seguito della Brexit, infatti, è sempre più incerto l’impegno del Regno Unito nei confronti della sicurezza europea. Il primo riscontro di un possibile allontanamento si è avuto con il ritiro da parte del governo britannico dell’offerta di guidare nel 2019 un corpo militare europeo di 1500 uomini (anche se la motivazione che è stata data si riferiva a problemi logistici causati dalla Brexit) insistendo che il Regno Unito potrà rimanere parte del programma se verrà raggiunto un accordo politico. La tensione tra Regno Unito e Unione europea sulla difesa è però anteriore alla Brexit: nel 2010 James Cameron ha chiarito di non essere interessato a cooperazione militare interna all’Ue, mentre il suo ministro della difesa Michael Fallon già nel 2016 aveva affermato che “defence is for NATO, not for the EU”.

Rapporti post-Brexit

Dopo la Brexit però Ue e Gran Bretagna hanno in più occasioni affermato di voler continuare a collaborare in materia di sicurezza, come la stessa Theresa May ha sottolineato durante la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza dello scorso febbraio, ricordando la collaborazione che già avviene nei settori dell’Interpol. Il punto fondamentale è infatti che la Gran Bretagna non può partecipare nei processi decisionali dell’Agenzia della Difesa (rimane tutto in mano ai governi) se cessa di essere membro dell’Unione europea. L’unica via percorribile, preferita da paesi dell’Europa centrale e dai Baltici, sembra essere quella della collaborazione come Stato terzo, con delle concessioni di natura “speciale”: come ex membro, la Gran Bretagna potrebbe collaborare sulle questioni che riguardano i propri diritti nei processi decisionali (anche se questa idea non è stata ben accolta nei paesi dell’Europa occidentale).

 

 

Camilla Guidi, Illya Kovalchuk, Bagym Kupeshova, Matteo Roncone

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