Normativa europea sul copyright: dal 2015 all’approvazione del Parlamento Europeo

©AP Images/European Union-EP

“Un voto storico per l’Europa”. Così Carlo Perrone, presidente dell’ENPA, definisce l’approvazione del 26 marzo 2019 della nuova direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. Il Parlamento Europeo – riunitosi in sessione plenaria a Strasburgo – ha infatti approvato con 348 voti favorevoli, 274 contrari e 36 astenuti, il testo della direttiva, che dovrà essere recepita da ciascuno Stato membro entro 2 anni. La nuova normativa risponde alla necessità di migliorare l’accesso transfrontaliero ai servizi protetti da copyright, definire in maniera più precisa il ruolo dei servizi online nella distribuzione dei materiali e rendere agevole il loro utilizzo nell’ambito dell’istruzione e della ricerca.

Quali sono i principali obiettivi?

Lo scopo fondamentale della direttiva è quello di modernizzare il quadro europeo del diritto d’autore e adattarlo alle esigenze dell’era digitale.
In primo luogo, il progetto pone l’attenzione sulla tutela delle pubblicazioni online, assicurando un periodo di protezione di un anno – in deroga ai 20 anni proposti dalla Commissione – e lasciando ampia libertà agli Stati membri, per quanto riguarda il criterio da applicare per gli estratti brevi non sostanziali delle pubblicazioni.
In secondo luogo è prevista la riduzione del divario di valore tra gli utili realizzati dalle piattaforme della rete Internet e dagli autori dei contenuti: è importante sottolineare che il testo non si riferisce né a provider di servizi online e fornitori di servizi cloud per uso personale, né a siti web che archiviano e forniscono accesso ai contenuti non a scopo di lucro, come enciclopedie online, archivi scientifici o piattaforme di sviluppo di software open source.
Infine – allo scopo di incentivare istituti di ricerca ed università a sviluppare collaborazioni con il settore privato – l’articolo 3 della direttiva prevede per tali organismi un’eccezione dal cosiddetto “data mining”, qualora l’attività di ricerca sia condotta nell’ambito di un partenariato pubblico-privato (PPP).

Verso l’approvazione del testo

A gettare le fondamenta della nuova normativa era stata la Commissione Europea, con la sua comunicazione del dicembre 2015 “Verso un quadro normativo moderno e più europeo sul diritto d’autore”, che auspicava una riforma della normativa europea in materia di diritto d’autore, seguita dalla proposta della direttiva del settembre 2016 da parte della Commissione stessa. Il testo è stato poi modificato e approvato dal Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio dell’Unione Europea e successivamente della Commissione giuridica del Parlamento Europeo, nel giugno 2018.
La proposta di direttiva è tuttavia stata rigettata dal Parlamento europeo, dando il via a mesi di discussione, con tre riunioni del trilogo, concluse con un nulla di fatto, ed un quarto incontro – previsto per il 21 gennaio 2019 – annullato di fronte alla formazione della minoranza di blocco da parte di 11 Stati membri.
Un accordo tra Emmanuel Macron e Angela Merkel ha tuttavia sbloccato la situazione, favorendo diversi incontri e permettendo l’approvazione del testo nella votazione giuridica del 26 febbraio e, successivamente, l’esito positivo del 26 marzo 2019, che ha dato il via libera ufficiale alla nuova direttiva.

Critica e sostegno alla direttiva

I grandi colossi del web, quali Google, Youtube e Facebook rappresentano ovviamente i principali oppositori alla nuova normativa, ed hanno espresso il loro timore che questa possa creare incertezza giuridica ed “impattare sulle economie creative e digitali dell’Europa”. 
Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani si è tuttavia mostrato soddisfatto, dichiarando che con la nuova normativa sul copyright, l’Europa “ha scelto di mettere fine all’attuale Far West digitale, stabilendo regole moderne e al passo con lo sviluppo delle tecnologie”.

Laura Salvago de Gennaro

Autore dell'articolo: LabEuropa

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