L’Europa e la Libia: possibile escalation del conflitto e nuova ondata migratoria

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Da vita.it

Libia, un paese senza pace

Punto strategico nel mediterraneo, la Libia è sempre stato un importante ponte tra il continente africano e quello europeo, eppure negli ultimi 100 anni è stata vittima di guerre ed abusi, esterni e non. Dal 1934, quando divenne ufficialmente parte dell’Impero Italico proclamato da Mussolini, al colpo di Stato del generale Mu’ammar Gheddafi nel 1969. L’ultima fase di questo percorso storico è costituita dall’attuale guerra civile tra il Governo di unità nazionale, formato dall’ONU, con a capo Fayez al Sarraj, ed il Governo, non riconosciuto dalla comunità internazionale, del generale Khalifa Haftar, ex comandante delle truppe di Gheddafi.

Presupposti per una nuova crisi migratoria

A seguito della nuova fase di scontri armati aperta il 4 aprile con l’attacco a Tripoli, sede del Governo di al Sarraj, da parte del generale Haftar, la tensione e la paura di una nuova ondata migratoria sembrano essere giustificate ora più che mai. I primi ad intervenire nel dibattito sono stati i Paesi europei più vicini alla zona calda, tra i quali ovviamente l’Italia.
Il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha dichiarato: “è essenziale evitare che ci sia un’escalation del confitto e portare avanti la logica del dialogo, cui l’Italia crede fermamente … Ci rendiamo naturalmente conto tutti quanti che quando ci sono in atto dei combattimenti non è semplice fare sì che finiscano, tuttavia noi crediamo fermamente nella logica del dialogo e nella perseveranza nel coltivarlo. Il dialogo con tutti, perché in queste situazioni bisogna che tutti si parlino e che ci sia chi aiuti a tenere le fila di questo dialogo”. A seguito di queste dichiarazioni appare evidente il riferimento da parte del Ministro all’Unione europea.

“L’Europa deve tenersi pronta!”

Queste sono state le parole del Ministro degli Esteri Milanesi, dopo aver annunciato di aver già contattato il primo vice-presidente della Commissione europea Frans Timmermans e il commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos, per chiedere che si predispongano tutti gli atti necessari, qualora si verificassero quei flussi anormali, di cui parla il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, i quali furono già applicati nel 2015.
Lo stesso Ministro ha incontrato l’inviato Onu per la Libia Ghassan Salamè, e al termine dell’incontro ha fermamente dichiarato che la volontà italiana è quella di non voler ricorrere al terzo paragrafo dell’articolo 78 del Trattato sul funzionamento dell’Ue. L’articolo prevede infatti che possano essere prese misure per aiutare o intervenire in aiuto degli stati di destinazione di questi flussi anormali.
Sembra chiara quindi, l’intenzione di risolvere la crisi libica con il dialogo e non con l’intervento in loco. L’Europa dunque è stata avvisata, e tramite la cooperazione deve essere pronta a sventare un’eventuale ma possibile nuova ondata migratoria, che potrebbe essere deleteria, specialmente in vista delle prossime elezioni europee.

Massimiliano Grieco, Paolo De Donno, Paolo Primiano

Autore dell'articolo: LabEuropa

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