I coronavirus-bond: back to “Whatever it takes”

Il 10 marzo si è svolto, in videoconferenza, il Consiglio dell’Unione Europea. Al centro della discussione le misure da adottare per affrontare l’emergenza. L’Europa divisa che abbiamo visto nelle scorse settimane sembra essersi ricompattata ad un prezzo altissimo: la sospensione per 30 giorni di Schengen, misura entrata in vigore il 17 marzo, al fine di limitare la diffusione del contagio. In campo sanitario, è stato deciso di svolgere gli appalti pubblici avviati recentemente per fornire attrezzature mediche di protezione sufficienti e di coordinare le varie protezioni civili in modo che si abbia una risposta comune.

La proposta italiana: “i coronavirus-bond”

Il Consiglio inoltre, ha sollecitato l’Eurogruppo a seguire l’andamento economico e finanziario dell’Eurozona e di dare una risposta politica, forte e ferma, in caso di pericolo.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giuseppe Conte ha chiesto ai capi di Stato e alle istituzioni europee di essere molto più unite al fine di esporsi meno ad una crisi sul mercato.
Sul modello delle scelte annunciate con la celebre frase “whatever it takes” pronunciata dall’allora Presidente della Bce, Mario Draghi, il Premier Conte ha ricordato che: “tra gli strumenti possibili da poter utilizzare, ci sono i ‘coronavirus-bond’ o anche un fondo di garanzia europeo, in modo da finanziare con urgenza tutte le iniziative dei singoli governi per proteggere le proprie economie”.
Di fatto si tratta di obbligazioni emesse dai singoli Stati ma garantite da tutti i paesi membri dell’Unione, il che significa emettere circa 500 miliardi di titoli garantiti dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI).
Il Covid-19 sembra fare tabula rasa delle scelte in campo economico che in passato hanno spesso messo in ginocchio intere nazioni. Un appello alla solidarietà che spesso è mancata all’Unione europea. Uniti ce la faremo!

Sara D’Ambrosi, Giorgio Motolese, Michela Doti, Zarina Gafurova

Autore dell'articolo: LabEuropa

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