Brexit

Regno Unito: Boris Johnson fa marcia indietro

Britain’s prime Minister Boris Johnson speaks as he holds a press conference at Downing Street on the government’s coronavirus action plan in London, Tuesday, March 3, 2020.(AP Photo/Frank Augstein, Pool)

L’Unione Europea sta cercando di stilare delle linee guida comuni per il contenimento e l’aiuto sanitario. Ogni stato membro sta cercando nel modo migliore possibile di affrontare il contagio e limitarne i danni. Peculiari, invece, sembravano essere le misure di contrasto al virus prese dal governo inglese di Boris Johnson.

Nel giro di una settimana si è passati da un modello puramente malthusiano (alla ricerca di una “immunità di gregge”, difficilmente raggiungibile se non con centinaia di migliaia di morti) ad un dietrofront immediato con l’attuazione di misure di contenimento restrittive. Ma è opportuno tracciare le linee delle politiche sanitarie ed economiche inglesi nell’ultima settimana:

Boris Johnson: “Noi non abbiamo paura. Agiremo da inglesi”

Il 12 marzo il primo ministro inglese, Boris Johnson, appoggiato nelle sue dichiarazioni da Chris Witty e Patrick Vallance, due dei massimi esperti del settore sanitario inglese, dichiara che non si farà nulla per fermare il virus. Al fronte del Covid-19 “l’immunità di gregge”, avvertendo i britannici ad abituarsi alla perdita di molti loro cari, senza quindi attuare misure contenitive speciali per impedire la propagazione del virus in suolo britannico.

Come riportato nell’edizione online del Corriere della Sera da Luigi Ippolito, le iniziali decisioni di Johnson proverrebbero dalla tradizionale cultura britannica: lo stoicismo di fronte alle difficoltà.

La curva d’infezione e la retromarcia di Boris Johnson

Nella serata di venerdì 19 marzo, il premier britannico Boris Johnson, cambia strategia. Con l’aumentare dei casi di contagio in Italia e nel resto dell’Europa, Johnson non ha altra scelta: imitare le misure di contenimento prese dall’UE. L’esecutivo di Londra si dice pronto a pagare l’80% degli stipendi dei lavoratori britannici. Inoltre, viene prorogato il versamento dell’IVA per gli esercenti sino alla fine di giugno. Queste misure, secondo il responsabile delle Finanze inglese Rishi Sunak, dovrebbero iniettare nell’economia d’Oltremanica 30 miliardi di sterline.

Covid-19-Brexit

Il destino è crudele”, scriveva Arthur Schopenhauer. A pochi mesi dal distacco definitivo del Regno unito dall’Ue infatti, sia il negoziatore britannico per Brexit, David Frost, che la sua controparte europea Michel Barnier, sono risultati positivi al Covid-19.
Il Regno Unito, nonostante la difficoltà di rinunciare alla sua compostezza, è dovuto correre ai ripari per fronteggiare la pandemia. Bisogna più che mai cercare un’unità di intenti e di strategie, sia a livello internazionale e comunitario sia a livello nazionale, che si appartenga all’Unione Europea, oppure no. Il nemico è comune, e spietato. Bisogna affrontarlo tutti insieme, non c’è tempo per fare “all’inglese”.
La notizia di oggi è che anche Boris Johnson è risultato positivo al Covid-19 e si è messo in autoisolamento.

Flores, Rossi, Statera, Stortini

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