Corona-bond L’Ue gela Italia e Spagna

Il 25 marzo scorso, il Primo ministro italiano Giuseppe Conte e quello spagnolo Pedro Sanchez, hanno inoltrato una lettera al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, alla quale si sono uniti anche Francia, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Grecia, Irlanda e Slovenia. In questa lettera, si chiedeva di emettere dei “corona-bond” per “finanziare, in tutti gli Stati Membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale”. A questa proposta si era levato netto il muro di Germania e Olanda. Il Primo ministro olandese, Mark Rutte, definisce inaccettabile tale proposta in quanto significherebbe mutualizzare i debiti.

Corona-bond: la stoccata portoghese

Giovedì 26 marzo, il Consiglio dell’Unione Europea si era concluso con un nulla di fatto. Successivamente il Premier italiano aveva sancito un countdown di dieci giorni rivolto alla Commissione europea per prendere una decisione. La tensione continua a crescere con le parole del  Primo ministro portoghese, Antonio Costa, contro il ministro dell’economia olandese reo di aver proposto una commissione d’inchiesta contro i paesi dell’UE che non hanno risorse per far fronte all’emergenza sanitaria. “Questo discorso è ripugnante all’interno dell’UE. Nessuno è disponibile ancora ad ascoltare il ministro dell’economia olandese, come abbiamo fatto nel 2008, 2009, 2010 e negli anni successivi. [..] E se non ci rispettiamo l’un l’altro, se noi non capiamo che difronte a una sfida comune, dobbiamo avere quella capacità di rispondere insieme. Allora vuol dire che nessuno ha capito nulla di quello che è l’Unione Europea. [..] È un’assoluta incoscienza una risposta del genere. E questa avidità ricorrente rischia di minare completamente quello che è lo spirito dell’UE e una minaccia al futuro della stessa. E se l’UE vuole sopravvivere, a prescindere dal Paese, è inaccettabile che un responsabile politico possa dare delle risposte di questa natura di fronte ad una pandemia come quella che stiamo vivendo. È per questo che tutti abbiamo percepito che è impossibile lavorare con il signor Dijssebloem. Ma si vede che ci sono paesi che insistono a cambiare nome ma a mantenere lo stesso profilo”.

Le parole della Von Der Leyen

“La parola corona-bond è solo uno slogan, dietro ad essa c’è la questione più grande delle garanzie. E in questo le riserve della Germania e di altri paesi sono giustificate. Alla Commissione è stato affidato dal Consiglio il compito di elaborare il piano di ricostruzione, e questi sono i binari su cui stiamo lavorando”. Poche parole ma che bastano a gelare Italia e Spagna.

Giorgio Motolese, Sara D’Ambrosi, Michela Doti, Zarina Gafurova

Autore dell'articolo: LabEuropa

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