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La Cina, l’Europa, il mondo globale: Massimo D’Alema e Federico Masini a Dialoghi sull’Europa

Martedì pomeriggio il Paolo Sellari e Alessandro Guerra hanno moderato un appuntamento dei Dialoghi sull’Europa con due ospiti d’eccezione: il Presidente Massimo D’Alema e il Professor Federico Masini. Inutile sottolineare quanto entrambi gli interventi siano stati puntuali nel sottolineare quanto era già chiaro dal titolo dell’incontro: così nella vita di tutti i giorni, anche nelle dinamiche geopolitiche internazionali bisogna essere in grado di dare il buon esempio per potersi considerare dei maestri.

La storia

Prende subito la parola il Presidente D’Alema iniziando con un excursus sui processi che hanno portato la Cina a diventare la potenza che è oggi. Afferma che la modernizzazione è stata senza dubbio il frutto della guerra civile, ma che è altresì importante tenere presente che la Cina è sempre stata governata dagli intellettuali, da una casta burocratica selezionata su base meritocratica. La selezione dei burocrati – racconta – era talmente importante che si svolgeva nel padiglione centrale della città. È in questo ruolo di primo piano degli intellettuali che si trova il senso della rivoluzione culturale e delle rivolte contro la classe dirigente del paese. I meriti di questa rivoluzione culturale però, secondo il Presidente, hanno più a che fare con la rivolta dei Boxer che con i processi europei.

La Cina, l’Europa e gli Stati Uniti

D’Alema ha voluto sottolineare quanto, insieme a Europa e Cina, anche gli Stati Uniti abbiano un ruolo fondamentale nello scenario internazionale. Racconta che nel 1978 è stato in Cina con la prima delegazione di comunisti italiani che riprendevano i rapporti con la Repubblica Popolare. Per molti anni la Cina ha lasciato all’Occidente il primato tecnologico e finanziario, fino a quando un’ondata di rivolte operaie ha portato alla luce due problemi fondamentali: il tipo di sviluppo ambientale cinese non era sostenibile e l’arricchimento rapido determinava una frattura crescente fra le élites e il popolo. Così il peso dell’industria manifatturiera ha iniziato a diminuire per poter investire meglio nell’innovazione. Più che attuare una strategia commerciale vera e propria, la Repubblica Popolare inizia a competere con gli Stati Uniti quando diventa una potenza innovativa dal punto di vista delle tecnologie. Questo tipo di trasformazione apre una dialettica anche con l’Europa, che si trova in mezzo ma beneficia dei rapporti con la Cina, specialmente per quanto riguarda l’asse economico Berlino-Pechino.

L’Occidente e i rapporti con la Cina

In conclusione, l’Occidente deve capire come collocarsi nel mondo che cambia, sia nei rapporti con la Cina che in quelli con la Russia. Il compito degli europei è una mediazione per aiutare agli americani a capire che non ci si può opporre a certe potenze. Come si può costruire una nuova esistenza pacifica? Prima di tutto bisogna capire che non significherebbe rinunciare ai propri valori ma più semplicemente convivere con le verità degli altri. Fino a qualche anno fa la Cina era un paese molto più aperto, adesso si avverte di più il controllo del partito comunista, soprattutto a causa dell’inasprirsi delle relazioni internazionali. “L’Occidente deve essere consapevole che non siamo più i padroni del mondo ma abbiamo straordinario patrimonio”, così conclude il Presidente D’Alema, lasciando la parola al Professor Masini.

La Cina e i rapporti con la stampa

Il Professor Masini, docente ordinario di Lingue e Letterature della Cina e dell’Asia sud-orientale alla Sapienza, si è invece concentrato sull’attualità, per evidenziare quanto la storia cinese continui a influenzare anche il presente. È proprio questo bisogno di analizzare l’attualità che l’ha portato a riguardare l’incontro in Alaska fra il nostro Ministro degli Esteri ed il consigliere cinese Yang Jiechi di qualche giorno fa. L’Alaska, dice Masini, è stata scelta per motivi geopolitici: è il punto più vicino fra i due continenti e sarà uno dei temi di grande confronto su cui si scontreranno Asia e Occidente nei prossimi anni. Si sarebbe dovuto svolgere a porte chiuse e doveva iniziare con il classico breve scambio di convenevoli a favore di telecamere, ma quello che è successo è stata una sorpresa per tutti: dopo i saluti americani, il consigliere cinese ha parlato a braccio per 16 minuti  presentando la politica estera cinese. Alla fine il Professor Masini, riallacciandosi alle considerazioni fatte dal Presidende D’Alema, enfatizza le parole di Yang Jiechi, sottolineando che la guerra dell’oppio è ormai finita da tempo e non è più possibile trattare la Cina come prima. Bisogna invece essere disponibili ad accettare che esista un mondo plurale e che esistano forme di democrazia diverse.

Maria Vittoria Massarin

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