Per un’Europa libera e unita: gli 80 anni del Manifesto di Ventotene

Il 26 marzo scorso si è concluso il ciclo di incontri della settimana dedicata all’iniziativa “Dialoghi sull’Europa”, organizzata ogni anno dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza. Nella serie di incontri, quest’anno, non poteva certamente mancare un seminario incentrato sul Manifesto di Ventotene. Vi starete chiedendo “perché proprio quest’anno?”. Perché nel 2021 ricorre l’80° anniversario della sua pubblicazione e un tale avvenimento non poteva certamente passare inosservato!                                                                                                                                                       
Il seminario ha ospitato il Professor Sandro Guerrieri che ha presentato ed evidenziato i tratti salienti e gli autori degl Manifesto, descrivendo inoltre l’importanza che il documento ricopre per il presente e il futuro dell’Europa contestualizzandolo in quella che oggi possiamo definire “l’era della pandemia Covid-19”.

Stesura e pubblicazione del testo  

Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”, più comunemente conosciuto come Manifesto di Ventotene è un breve documento, scritto nel 1941 da alcuni giovani militanti antifascisti che erano stati confinati sull’isola di Ventotene. Il Manifesto, ha avuto diverse stesure, fino all’edizione clandestina del 1944 considerata poi, la versione ufficiale dagli stessi autori del documento.
Nel 2009, per iniziativa del nostro Ateneo, della Regione Lazio, e del significativo contributo del professor Francesco Gui, il testo è stato tradotto nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione rendendo cosi omaggio all’importanza storica dell’opera.
Il Manifesto di Ventotene ha gettato le basi di quelle che saranno le prime Comunità europee. Altiero Spinelli, uno degli autori, scriveva: La federazione europea non si proponeva di colorare in questo o quel modo un potere esistente. Era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo.La federazione europea di cui parlava Spinelli, era il sogno di quei ragazzi che, spinti dalla crisi di civiltà che l’Europa stava vivendo a causa dei regimi totalitari, cercavano con i pochi strumenti in loro possesso, di portare un cambiamento e dare vita al loro ideale democratico per la nascita degli “Stati Uniti d’Europa”.

Il Manifesto di Ventotene: un destino comune

Il Manifesto di Ventotene, proposto da Spinelli, non voleva essere il disegno ideale di Unità europea per secoli coniato da poeti, politici e scrittori. Mirava ad essere un concreto progetto di azione politica frutto della ratifica di una Carta Costituzionale ed emanazione di un organo democratico e popolare che traccerà le linee guida della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
L’Opera è stata suddivisa in tre parti: Altiero Spinelli ha curato la prima e la seconda parte rispettivamente dedicate alla Crisi della civiltà moderna e all’unità europea; Ernesto Rossi è l’autore della terza parte, quella relativa alla riforma della società.
Sin dalle prime pagine del Manifesto, Spinelli evidenzia i tre importanti elementi di valutazione: la necessità di un’azione politica che consenta la realizzazione della Federazione europea nel presente, la continuità della stessa azione portata avanti da un movimento di rivoluzionari di professione e l’adesione al progetto di unire l’Europa su basi federali procedendo alla creazione di una forza sovranazionale europea.

La critica allo Stato-Nazione


Le guerre mondiali e le conseguenti degenerazioni da esse provocate, unite all’azione di Machiavelli e di Hamilton sono gli elementi cardine della prima parte del Manifesto: con l’avvento della Prima Guerra Mondiale, sono andati persi i principi della Società delle Nazioni sostituiti dal nazionalismo imperialista delle potenze, fondato sull’interdipendenza degli Stati piuttosto che sull’equilibrio fra Stati Sovrani.
Celebre in tal senso il principio di libertà, cui si rifà lo stesso A.Spinelli: l’uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita” da cui emerge che la guerra della civiltà moderna non è la guerra del nazionalismo aggressivo, ma una vera e propria crisi di civiltà.
“La sconfitta della Germania non porterebbe però automaticamente al riordinamento dell’Europa secondo il nostro ideale di civiltà”. Così Spinelli avviava la seconda parte del Manifesto evidenziando che, dall’analisi delle conseguenze post-conflitto, l’unica soluzione, complessa ma possibile al reale progresso dell’Umanità, era organizzare la federazione degli Stati Uniti d’Europa. Gli Stati, dunque, particolarmente deboli, avrebbero dovuto cedere la sovranità a nuove autorità sovranazionali, in primis l’Europa.

Il percorso da seguire verso la federazione

Infine, sono le decisioni pratiche che oggi, suscitano perplessità: come procedere alla Federazione Europea? Spinelli, Rossi e Colorni scrivevano: “La rivoluzione europea […] dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi la emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita” e deve volgere lo sguardo verso un Partito di avanguardia Rivoluzionario.
Questo deve essere formato da coloro che hanno fatto dell’Unione Europea lo scopo principale della loro vita, deve rivolgersi alla classe operaia e agli intellettuali, influenzare e dirigere le forze progressiste durante la crisi rivoluzionaria: una dittatura, dunque, che darà vita ad un nuovo Stato e alla nuova vera democrazia.
Dal Manifesto nascerà una corrente federalista anche in Italia cui prenderà parte lo stesso Altiero Spinelli che considererà il Manifesto il documento di una dinamica politica dalle mille sfaccettature: si passerà dallo Spinelli collaboratore del Governo De Gasperi (nei primi anni’50), allo Spinelli critico nei confronti dei Trattati di Roma del 1957, sino allo Spinelli degli anni ’70, membro della Commissione europea per la politica industriale e autore del futuro Progetto Spinelli.

Critiche ed eredità del Manifesto di Ventotene 

Il professor Guerrieri nel suo intervento, ha citato il pensiero di alcuni autori, evidenziando il contributo di Galli della Loggia secondo cui, il Manifesto di Ventotene era destinato a diventare “datato”, e a non “toccare più il cuore e le menti degli europei”. Il professore, contesta però questo pensiero, sostenendo che il Manifesto deve e può essere contestualizzato divenendo la base di un importante sviluppo per la costruzione di un’Europa economica, oltre che politica che apporti grandi risultati anche nel processo di integrazione europea nel quale rientra la creazione del Parlamento Europeo, che trae origine dal Manifesto e dalla sua impostazione federalista.

In un tweet del 29 marzo scorso, in occasione delle celebrazioni per gli Ottant’anni del Manifesto di Ventotene, l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo ha aperto un percorso per bambini e ragazzi, invitandoli ad immaginare in dieci punti il futuro dell’Europa da sottoporre ad una successiva votazione. I più votati, saranno i punti del nuovo decalogo per l’Europa secondo i giovani.

I valori del Manifesto di Ventotene nella nostra Europa

Al termine dell’incontro, il professor Guerrieri ha rilevato che, quando nel 1941 si iniziava a parlare di riconciliazione tra i popoli nell’ambito di una nuova configurazione sovranazionale, il dubbio dei grandi pensatori, era quasi ovvio. Il momento più buio della Seconda Guerra Mondiale, non consentiva ad essi di guardare “oltre l’orizzonte” della drammatica contingenza.

“La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà”.

Oggi, a Ottant’anni dalla firma del Manifesto, e nel contesto “dell’era Covid-19”, potrebbe essere fondamentale ridurre la distanza tra i cittadini e le istituzioni europee, restituire un’identità condivisa al disegno europeo, affinché la stessa superi gli egoismi nazionali recuperando i valori di Ventotene che hanno reso l’impossibile possibile.
È proprio nei momenti di difficoltà, che “l’Unione fa la forza”.

Alessia Musardo, Alessandra Volo

Autore dell'articolo: LabEuropa

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