Un nuovo accordo sugli investimenti stringe i rapporti tra la Cina e l’Ue

Il 2020 si è concluso con una novità economico-politica non indifferente. La Cina e l’Europa, due tra gli attori  più influenti nello scenario geopolitico mondiale, hanno trovato il 30 dicembre un nuovo piano di dialogo, uno spazio di incontro così insolito da aver causato reazioni oltre oceano. Il “Comprehensive Agreement on Investment” (CAI) è un accordo bilaterale tra le due potenze per gli investimenti: il mercato cinese apre finalmente e ufficialmente molti dei suoi settori (telecomunicazioni, finanza e il mercato di automobili elettriche e ibride) alle imprese dei paesi membri. Tale cooperazione assume per entrambi i soggetti un carattere rivoluzionario tanto da essere considerato per Pechino l’accordo più ambizioso concluso con qualsiasi altro paese terzo. Ma in cosa risiede la vera innovazione di questa collaborazione? Strategicamente parlando, la firma di Xi Jinping e quella della  presidente della commissione Ursula von der Leyen, ha siglato per l’UE l’opportunità di mostrare la sua “autonomia” nelle relazioni estere prima che la nuova amministrazione statunitense la sopprimesse; per il drago orientale possiamo affermare che la ratifica dell’accordo ha permesso la creazione un solco immaginario tra l’UE e gli Stati Uniti.

Perché la Cina ha detto si ?

I motivi per i quali la Cina può essere considerata vincente in tale accordo sono sostanzialmente tre. In primo luogo l’accordo preserverà e incoraggerà gli investimenti dell’UE in Cina, per alimentare l’economia e lo sviluppo tecnologico della Repubblica Popolare. In secondo luogo, legittimerà il regime agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale (nonostante il recente comportamento di Hong Kong, Taiwan e Xinjiang). Infine il CAI potrebbe prevenire un futuro coordinamento delle politiche sulla Cina tra l’UE e gli Stati Uniti sotto la nuova amministrazione Biden. Tale coordinamento si manifesterebbe come un fronte unito, un forte scudo contro cui la Cina farebbe fatica a difendersi. Pietra miliare dell’agreement è la condotta di trasparenza che la Cina ha deciso di assumere nei confronti dell’Europa, principio in passato non considerato e invece riscoperto determinate per il mantenimento delle relazioni tra i due Stati nel lungo periodo.

Un grande passo possibile per l’Europa

Le negoziazioni per tale accordo hanno richiesto molto tempo, l’apertura dei lavori è registrata nell’anno 2013 e per segnare questo risultato ci sono voluti ben 35 meeting di discussione al fine di trovare un punto di incontro in merito al tema. Oltre all’accesso che l’Europa avrà in alcuni settori del mercato cinese, come già anticipato precedentemente, ciò per cui ci si è battuti molto è stato il miglioramento della parità di condizioni per le imprese dell’UE. La Cina ha garantito il principio di reciprocità tanto imprescindibile per gli occidentali, il quale provvederà alla protezione degli operatori non cinesi che entreranno nel paese da qualsiasi discriminazione, attraverso meccanismi di trasparenza e monitoraggio. «L’accordo firmato oggi è il primo accordo a rispettare gli obblighi per il comportamento delle imprese statali e regole di trasparenza complete per i sussidi» (Commissione Europea)

Cina: suona la campa dei diritti

Una delle ragioni che hanno rallentato la conclusione del trattato CAI è stato il mancato rispetto dei diritti umani da parte della Cina. Il Parlamento Europeo si è battuto affinché Pechino ratificasse le convenzioni internazionali del lavoro (OIL) per porre fine al forced labor, pratica riservata alla minoranza musulmana degli uiguri nella regione occidentale dello Xinjiang e a tutti coloro che vengono rinchiusi in questi campi di “rieducazione” che la Cina giustifica come “Centri di formazione professionale”. Amnesty International afferma purtroppo che il “Contratto di investimento” non prevede in alcun modo il divieto del lavoro forzato, né include disposizioni a tutela del lavoro ma l’Europa dal canto suo si sta impegnando nel porre davanti a ogni sua decisione il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Dimostrazione di questa volontà e ambizione sono i lavori che si stanno svolgendo in merito al nuovo Regime globale di sanzioni dell’UE in materia di diritti umani. L’Europa ha una missione morale rispetto a tale argomento che non può ignorare ne posporre ai suoi interessi economici  nonostante delle volte la suddetta priorità venga messa da parte.

Sofia Basile

Autore dell'articolo: LabEuropa

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