Relazioni esterne

L’azione esterna dell’Unione europea: istituzioni e funzioni

Il 6 aprile 2021 ha avuto luogo ad Ankara il vertice Turchia – UE che ha visto protagonisti il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e la Presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Alla luce del ben noto “sofa-gate”, del quale una delle spiegazioni è stata che di solito le visite di Stato prevedono incontri a due, è interessante analizzare come funzionano la rappresentanza e l’azione esterne dell’Unione Europea.

Su quali basi l’Unione si interfaccia con il panorama internazionale?  

Il TUE stabilisce chiaramente che, nelle sue relazioni internazionali, l’UE fondamentalmente afferma e promuove i propri valori ed interessi, collaborando nell’istituire una realtà globale quanto più pacifica, equa e solidale possibile nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.       
Queste finalità ed obiettivi, cui è sottesa l’importante azione di stabilimento di relazioni diplomatiche, è perseguibile grazie a varie forme di cooperazione internazionale.     
L’Unione, a immagine e somiglianza degli Stati, si è quindi dotata di organi ad hoc: sia centrali, cioè la cosiddetta triarchia (n.d.r.: Commissione e Consiglio europei e l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza); sia esterni (n.d.r.: le delegazioni presso Stati terzi e rappresentanze presso organizzazioni internazionali).

Struttura e funzioni del Servizio Europeo di Azione Esterna       

Dal 2010, in questa dialettica a 3 si è inserito anche il SEAE (n.d.r.: 2010/427/UE, 26 luglio 2010). Riprendendo il parallelo con  gli Stati nazionali, potrebbe essere visto come l’equivalente sei servizi diplomatici nazionali e l’Alto Rappresentante, che ne è a capo, come una sorta di Ministro degli Affari Esteri dell’UE (ma solo in parte). La sua azione è sui generis: essendo autonomo rispetto a tutte le suddette istituzioni, non solo ha autonomia funzionale, ma anche poteri discrezionali negli ambiti in cui è competente. Prevede un’amministrazione centrale ed è articolato in varie direzioni generali (es.: Uffici geografici, per il bilancio, per la gestione della crisi, per la pianificazione, …), mentre il suo personale è costituito per 2/3 da funzionari europei e per 1/3 da personale “nazionale” proveniente dagli Stati membri. La particolarità del Servizio sta nel fatto che non è solo un organo della PESC, ma è anche chiamato a svolgere compiti trasversali relativi alle dinamiche istituzionali per l’azione esterna. Infatti, collaborando con Commissione, Consiglio europeo e anche con il Parlamento, il compito del SEAE è far sì che i vari settori dell’azione esterna siano coerenti non solo tra loro, ma anche con le numerose politiche interne e le strategie internazionali dell’Unione.

… quindi “Who do I call when I want to call Europe?” 


TUE e TFUE citano la Commissione come garante della rappresentanza esterna dell’Unione, ma allo stesso tempo designano il Presidente del Consiglio europeo come rappresentante nell’ambito della PESC e sottopongono il Servizio Europeo di Azione Esterna all’Alto Rappresentante, mandatario del Consiglio e parimenti vicepresidente della Commissione.
C’è un vero e proprio “ingorgo istituzionale” che rende ancora attuale la frase di Henry Kissinger “Who do I call when I want to call Europe?” : le dinamiche tra questa triarchia sono in fieri, per cui ci si deve aspettare un assestamento futuro della prassi che propenderà verso l’una o l’altra delle figure menzionate a seconda delle esigenze e anche di un’eventuale sviluppo dell’integrazione europea.

Giulia Falaschetti

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