Relazioni esterne

Rapporto Ue-Israele

Dopo la Seconda guerra mondiale e gli orrori della Shoah, il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato un piano di partizione della Palestina, con la costruzione di due stati uno ebraico e uno arabo. Tale ripartizione però ha generato una serie di disordini che hanno avviato la nota guerra tra palestinesi ed Israele, sfociata in una serie di conflitti, l’ultimo è delle recenti settimane. Ma in che rapporti è l’Unione Europea con questi due stati, in particolare con Israele?

Relazioni UE-Israele

Nel 1975 la comunità europea e Israele firmarono un accordo bilaterale che costruì le basi dell’attuale area di libero scambio, ma è dal 1989 che iniziarono a comparire i frutti di questo accordo, da quando Israele abolì i dazi sui beni importati dalla comunità europea, che a sua volta garantì la libera circolazione dei prodotti israeliani. Nel 2000 le relazioni commerciali tra UE e Israele sono regolate dall’Accordo di Associazione, che si sostituì all’accordo stipulato nel 1975, dove venivano regolate: la libera circolazione di servizi e capitali; si applicano delle norme sulla concorrenza; ed infine si rafforzava la cooperazione economica e sociale. Lo scopo di questo rapporto non è solamente economico, stabilendo delle relazioni economiche, ma anche promuovere il dialogo politico tra Ue ed Israele. Dal 1996 sia la striscia di Gaza e la Cisgiordania furono considerati territori di Israele de facto, e, nello stesso anno, l’Autorità Nazionale Palestinese, viene riconosciuta dalla comunità europea come membro dell’alleanza Euro-mediterranea, anche se uno stato palestinese vero e proprio non esiste. Vi ha seguito un accordo di Associazione tra Unione Europea e Anp, del 1997, per cui da quel momento la Cisgiordania e Gaza vennero considerati territori palestinesi e non più terre d’Israele, valendo inoltre, per i prodotti palestinesi, la norma della libertà di circolazione nei territori Ue, al pari livello di Israele. Ovviamente anche dietro questo accordo c’erano molte ragioni, oltre quelle economiche a far peso, ma soprattutto le politiche.                                                                                                                     

Le relazioni UE-Israele poggiano su stabili relazioni economiche, commerciali e di cooperazione in ambito tecnico. Le relazioni si basano sull’accordo di associazione del 2000, ma queste negli anni si sono sviluppate considerevolmente in molti settori. Il piano d’azione UE-Israele adottato nel 2005, si fonda sul rispetto dei valori democratici dei diritti umani, sullo Stato di diritto e sulle libertà fondamentali, promuovendo l’integrazione di Israele nelle politiche e nei programmi europei. Tuttavia, nel 2009 l’Ue ha deciso che per poter concedere lo «status avanzato» al rapporto tra l’unione e Israele, erano necessari progressi nel processo di pace in Medio Oriente. Ciononostante, la cooperazione prosegue all’interno del piano d’azione PEV del 2005, in vigore fino al 2022.

Unione Europa e PEV

La politica europea di vicinato (PEV) riguarda i seguenti paesi: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Autorità palestinese, Siria e Tunisia. La PEV è l’insieme di una serie di politiche bilaterali tra l’Unione Europea e ciascuno dei dieci paesi partener, in un quadro anche di cooperazione regionale nell’area mediterranea. L’Ue si è impegnata a dare il proprio sostegno alla trasformazione democratica nell’ambito dei paesi partner della PEV, revisionando nel 2015 la politica stessa. Si stabiliscono dei programmi di riforme, politiche ed economiche di breve e medio termine, di 5 anni. I Pev mirano particolarmente allo sviluppo delle società verso rive più democratiche, eque ed inclusive, allo sviluppo economico, ad una migliore istruzione e all’agevolazione della circolazione transfrontaliera delle persone.

I rapporti UE – Israele nell’ultimo anno

Negli anni l’opinione dell’Europa su questo tema è sempre stata placida e attenta, perché da una parte dovevano mantenere la sicurezza di Israele e dall’altro riconoscere i diritti del popolo palestinese, dunque dovevano adottare due pesi e due misure per necessità di non far scoppiare un nuovo conflitto.
Il 17 maggio del 2020 Tel Aviv ha festeggiato ad un nuovo governo con Netanyahu-Gantz, governo a cui la stessa Unione Europa ha dedicato qualche parola di incoraggiamento, soprattutto in merito alle affermazioni del nuovo premier che ha annunciato di voler estendere la legge israeliana agli insediamenti in Cisgiordania. Per Israele questo passo avvicinerà la pace con i palestinesi, sotto la diretta coordinazione degli Stati Uniti.
Ma per l’Ue l’annessione di “qualsiasi territorio palestinese occupato”, sarebbe “contraria al diritto internazionale” ha sottolineato Josep Borrell, il portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue. L’Unione ha espresso molta preoccupazione e ha sollecitato “fortemente Israele ad astenersi da qualsiasi decisione unilaterale”. Ha aggiunto il portavoce che l’unico modo per garantire pace e stabilità sostenibili nella regione è avere due stati “con Gerusalemme come capitale futura per entrambi gli Stati”.
In risposta, Israele ha espresso molta delusione perché “ancora una volta” l’Ue ignora le “minacce che il Paese affronta”. Tanto che il ministero degli esteri israeliano è arrivato a definire quella di Bruxelles “una diplomazia del megafono”. Bruxelles ha messo in guardia Tel Aviv: nel caso in cui le sue intenzioni di annettere le colonie in Cisgiordania siano messe in pratica “l’Ue e i suoi Stati membri non riconosceranno alcuna modifica delle frontiere del 1967 se non concordata da israeliani e palestinesi”.

La posizione degli USA              

 Il 19 novembre scorso Mike Pompeo, ex segretario di stato Usa fino a gennaio 2021, ha dichiarato che gli Stati Uniti riconoscono legali i territori occupati da Israele nella Guerra dei Sei Giorni, conflitto risalente al 1967. Questo tipo di annuncio ha letteralmente minato fortemente 40 anni di politiche europee e statunitensi che si dirigevano congiuntamente verso la risoluzione del conflitto arabo-israeliano. La politica di Trump e del suo segretario dava pieno sostegno ad Israele come alleato in Medioriente, politica non ripresa dal Neopresidente Biden.

Negli ultimi giorni la questione palestinese si è riaccesa, dall’ultima guerra combattuta nel 2014. Per cercare di far fronte al problema l’Alto Rappresentante dell’Ue per la politica estera, Josep Borrell ha indetto per martedì 18 aggio un vertice straordinario dei ministri esteri dell’Ue per coordinare il contributo europeo, “in considerazione dell’escalation in corso tra Israele e Palestina e del numero inaccettabile di vittime civili”, scrive Borrell sul suo account Twitter.

Ieri sera è arrivata la notizia che Israele ha approvato il cessate il fuoco e Hamas ha confermato l’accettazione di una tregua “reciproca e simultanea”.

Benedetta Gagliassi

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