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Romania: il cammino verso l‘area Schengen e l’Eurozona

La Romania è entrata a far parte dell’Unione europea il 1° gennaio del 2007 insieme alla Bulgaria: da quel momento è impegnata nel processo volto all’adozione dell’euro e all’ingresso nell’area Schengen.

Il meccanismo di cooperazione e di verifica (MCV)

Quando la Romania e la Bulgaria diventarono membri dell’Unione europea dovevano ancora raggiungere dei progressi in materia giudiziaria e di lotta alla corruzione. Per questo motivo, la Commissione europea aveva deciso di istituire il meccanismo di cooperazione e di verifica (MCV) volto a proseguire la valutazione della Romania e della Bulgaria in questi settori. L’obiettivo finale era quello di creare sistemi amministrativi e giudiziari efficaci che garantissero ai due Paesi l’applicazione corretta delle leggi, delle politiche e dei programmi dell’Unione. La prima relazione contenente la valutazione e le raccomandazioni della Commissione fu presentata il 27 luglio 2007.

La Romania potrebbe entrare a far parte dello spazio Schengen quest’anno

Secondo quanto dichiarato dal primo ministro della Romania Florin Cîțu, fondamentale risulta l’esito della relazione MCV di quest’anno per l’ingresso nello spazio Schengen.

 “Faremo del nostro meglio per avere un rapporto MCV favorevole. Se tutto va bene, (…), possiamo sperare di continuare i colloqui di adesione allo spazio Schengen quest’anno”.

Queste le affermazioni del primo ministro durante un’intervista presso il telegiornale romeno DIGI24.

Lo stallo all’interno del Consiglio europeo

Il Parlamento europeo ha dato il suo via libera per l’ingresso della Romania nell’area Schengen già dal giugno del 2011. Il limite più grande è rappresentato, infatti, dalla necessità che la decisione venga approvata all’unanimità in seno al Consiglio europeo da parte dei ministri dei Paesi membri. Alcuni Stati membri, come Francia e Paesi Bassi, vi si sono finora opposti a causa di quello che loro definiscono “the rule of law concerns”, ossia le questioni concernenti lo stato di diritto.

Ingresso nell’eurozona: criteri di convergenza

I criteri di convergenza hanno come principale scopo quello di assicurare che uno Stato membro sia pronto ad introdurre all’interno del suo sistema economico l’euro. La sua adesione, infatti, non deve comportare rischi economici non solo per lo Stato membro stesso, ma anche per la zona euro nel suo insieme. Tali criteri sono definiti dall’art. 140 p. 1 del TFUE e possono essere suddivisi in due tipologie: i criteri economici ed i criteri normativi. La prima categoria si concretizza in quattro principi di convergenza economica: stabilità dei prezzi, finanze pubbliche sane e sostenibili, stabilità del tasso di cambio e tassi di interesse a lungo termine.
La convergenza normativa fa riferimento alla necessità che le legislazioni nazionali siano compatibili con il trattato e lo statuto del sistema europeo di banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE). A ciò si aggiunge l’indipendenza delle banche centrali nazionali.

Lo stato di convergenza economica e legale in Romania

Il TFUE prevede che almeno una volta ogni due anni la BCE e la Commissione europea riferiscano al Consiglio dell’UE in merito ai progressi compiuti con riferimento agli obblighi relativi alla realizzazione dell’Unione economica e monetaria (UEM). Il 10 giugno 2020 la BCE ha pubblicato il Rapporto sulla convergenza con riferimento ai c.d. Stati membri con deroga, ossia quegli Stati membri non appartenenti all’area euro: Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia, Polonia, Romania, Svezia e Danimarca. Per quanto riguarda i dati che influiscono sulla convergenza economica, in Romania il tasso di inflazione risulta superiore al valore di riferimento (1,8 per cento) e nel 2019 la Romania è stato l’unico Paese a non presentare un disavanzo non inferiore al valore di riferimento (3 per cento del PIL). Per quanto riguarda il criterio del debito, nel 2019, il rapporto tra il debito pubblico e il PIL si è attestato tra il 30 e il 40 per cento, un valore inferiore al parametro del 60 per cento fissato dall’UE. Infine, per quanto riguarda la convergenza dei tassi d’interesse a lungo termine, la Romania è stata l’unica a registrare livelli superiori al valore di riferimento (2,9 per cento).
Con riferimento alla convergenza normativa, la Romania non soddisfa ancora tutti i requisiti relativi all’indipendenza della banca centrale, al divieto di finanziamento monetario e all’integrazione nell’Eurosistema sul piano giuridico.

Percorso di adesione all’eurozona della Romania ritardato dalla crisi Covid-19

Secondo quanto affermato dal presidente del Consiglio, la Romania dovrà recuperare nel periodo 2021-2024 i ritardi causati dall’attuale crisi. Questo obiettivo presuppone una riforma del sistema economico, giacché la competizione all’interno dell’area euro risulta molto alta. Il premier prevede l’ingresso nella c.d. “anticamera” della zona euro nel 2024-2025, e l’adozione della moneta europea tra il 2027 e il 2028.
Passati oramai più di quattordici anni dal suo ingresso nell’UE, questa è la situazione attuale nella quale si trova la Romania. L’involuzione economica causata dalla pandemia di Covid-19 non ha sicuramente facilitato l’adesione del Paese alle due aree, ma si spera che le tempistiche individuate dal presidente del Consiglio possano essere anche concretamente rispettate.

Ema Cristiana Catre

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