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Svezia e Finlandia verso l’entrata nella NATO

Il 18 maggio di quest’anno Svezia e Finlandia hanno presentato formalmente la domanda di adesione alla NATO: due Stati, europei e storicamente neutrali, che con questo gesto hanno deciso di sottolineare la loro unità rispetto alla crisi internazionale scaturita dal conflitto russo-ucraino, cominciato lo scorso febbraio con l’avvio della c.d. “operazione militare speciale” della Russia nella regione ucraina del Donbass. Ma prima di analizzare quanto accaduto nei giorni scorsi, è bene fare un passo indietro per comprendere lo scenario composito e attualmente in mutamento riguardante l’Unione europea e gli Stati partner della NATO.

Nato/Ue

Il caso dei due paesi scandinavi è particolarmente calzante per trattare la differenza che intercorre nell’appartenenza a diverse organizzazioni internazionali e confederazioni di Stati. Spesso, infatti, si è portati erroneamente a concepire automatica l’adesione di uno Stato europeo all’interno dell’Allenza Atlantica, sottovalutando i delicati equilibri internazionali che intercorrono tra gli Stati e gli altri soggetti internazionali. Non a caso, la NATO attualmente conta 30 Stati al suo interno, di cui 22 sono Stati membri dell’Unione europea, come l’Italia, la Francia, il Belgio, la Germania, la Spagna, il Lussemburgo,… Al contrario vi sono paesi membri dell’Alleanza Atlantica che non fanno parte dell’Unione, alcuni perché di diversa appartenenza geografica (come gli Stati Uniti e il Canada), altri per motivi legati ad aspetti prettamente economici o a scelte di politica interna degli Stati interessati (esempio ne sono la Turchia, ormai il Regno Unito, l’Albania). Questa divisione, solo apparentemente scontata e troppo spesso sottovalutata, è in realtà rivelatrice di delicati equilibri internazionali, una cartina al tornasole per individuare le tipologie di rapporti che legano gli Stati tra loro

Svezia e Finlandia: la scelta controversa di aderire alla Nato

I fatti accaduti dell’ultimo mese ci portano a riflettere in particolare su Svezia e Finlandia: i due stati scandinavi sono formalmente nell’Unione europea dal 1° gennaio del 1995, sono entrati insieme all’Austria, e con il loro ingresso i confini comunitari si sono ampliati fino alle sponde del Mar Baltico e ad un passo dalla Russia. Solo ora, dopo ventisette anni, hanno deciso di avanzare la richiesta di adesione alla NATO. Da parte di due paesi da molti decenni riconosciuti come neutrali, le volontà della Andersson, Primo ministro svedese, e di Niinisto, Presidente della Finlandia, sono da subito apparse chiare e decise, non solo nel voler portare il loro contributo al sostegno dell’Ucraina, ma anche per dare un forte segnale alla Russia di Putin. 

Le risposte a tale dichiarazione non si sono fatte attendere: se infatti vi sono stati paesi che hanno accolto con favore e propositività la richiesta di adesione di Stoccolma ed Helsinki, in primis gli Stati Uniti, ve ne sono stati altri che avrebbero preferito un mantenimento dello status quo ante, a partire proprio dalla Russia (la quale in reazione ha inizialmente minacciato di sospendere le forniture di gas alla Finlandia per poi interromperle ufficialmente il 21 maggio scorso), seguita poi dalla Turchia, che ha invece annunciato l’apposizione del veto su entrambi gli Stati. Ciò rappresenta una reale minaccia per i due Stati interessati, in quanto nell’iter di adesione è previsto il voto all’unanimità da parte degli Stati membri della NATO, oltre che una serie di requisiti iniziali da soddisfare. Senza entrare eccessivamente negli aspetti più giuridici e teorici legati alla procedura d’ingresso, è interessante soffermarsi brevemente sull’articolo 42-7 del TUE, che sancisce la “clausola di assistenza mutua” che riporta quanto segue: […] Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord- Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa. In base a quanto enunciato nella norma si può comprendere il forte legame che sussiste tra gli Stati membri dell’Ue e l’Organizzazione della NATO, nel caso concreto in materia di Politica di sicurezza e Difesa, così come la volontà di cooperazione in vista di obiettivi condivisi da più Paesi di diverse appartenenze. 

Tempi lunghi o adesioni veloci?

Come il processo di adesione all’Unione europea, che attualmente vede come protagonista l’Ucraina, altrettanto l’iter per entrare a far parte dell’Allenza Atlantica richiederà lunghe tempistiche e una serie di compromessi. Inoltre considerando la particolare posizione ricoperta dai due Stati, ormai non più neutrali, di Svezia e Finlandia, la possibilità di ampliare la componente europea nella NATO sembra aver mosso qualche delicato equilibrio e forse cambiato aver cambiato in maniera definitiva l’ordine internazionale per come lo abbiamo, fino ad oggi, conosciuto. 

Alice Guadagnoli

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