Ambiente & Energia

La ricerca di un’integrazione energetica : la sfida del nucleare nell’Unione Europea

Il 2 febbraio 2022, la Commissione Europea ha annunciato di voler classificare il nucleare e il gas come energie verdi nella sua tassonomia. Queste saranno ormai considerate energie sostenibili sul piano ambientale e potrebbero quindi essere utilizzate per l’uscita dal carbone. Esse potranno così beneficiare di sovvenzioni private e pubbliche per facilitare la transizione verso le energie rinnovabili degli Stati membri. Il Commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha difeso questa decisione e ha annunciato nel corso di un’intervista al Journal du dimanche, un semestrale francese, che le centrali nucleari europee di nuova generazione richiederanno probabilmente in futuro un investimento di 500 miliardi di euro entro il 2050. 

Il nucleare: un elemento di divisione tra gli Stati membri 

Dieci Stati membri dell’Unione europea (Francia, Romania, Repubblica ceca, Croazia, Slovenia, Finlandia, Slovacchia, Bulgaria, Polonia e Ungheria) hanno pubblicato lo scorso anno un documento a sostegno dell’energia nucleare. Difendendo il nucleare, questi paesi hanno chiesto alla Commissione di introdurlo nella lista delle energie considerate virtuose per il clima e l’ambiente. Oggi questa richiesta è stata messa in atto.

Tuttavia, questa decisione della Commissione ha sollevato numerosi dibattiti tra gli Stati membri. Infatti, altri paesi, tra cui l’Italia, non producono energia nucleare; e alcuni Stati, come la Germania o l’Austria, cercano di limitare la produzione di energia nucleare per promuovere le energie rinnovabili a livello nazionale e europeo. Questa tendenza è condivisa da paesi scandinavi come la Danimarca e la Svezia, che restano tuttavia abbastanza dipendenti dal carbone e dal petrolio.

Al contrario, 13 Stati membri dell’UE hanno generato 683 512 GWh di elettricità nucleare nel 2020. Ciò rappresenta quasi il 25% della produzione totale di elettricità dell’UE. Il maggiore produttore di energia nucleare del l’UE è stata la Francia con il 52% della produzione totale di energia nucleare del l’UE. Oltre il 75% della sua elettricità è prodotta grazie a questo.

La scelta di un’autonomia strategica, ma comunque contestata 

I motivi per adottare il nucleare a favore dei combustibili fossili sono molteplici e multisettoriali. Permangono tuttavia dubbi, in particolare sulle questioni relative alla sicurezza. Ecco una sintesi degli argomenti pro e contro nucleari sollevati nei dibattiti.

→ l’energia nucleare è anche una delle energie che emettono meno gas a effetto serra (GES) al mondo. Il suo tasso di CO2 è basso ed è per questo che è considerata un’energia indispensabile per dei paesi come la Finlandia o la Slovacchia che desiderano emanciparsi dal carbone e puntare a una transizione a basse emissioni di carbonio.

 Il costo di produzione dell’elettricità è relativamente basso. L’energia nucleare permette inoltre di proteggersi dalla volatilità del mercato del gas garantendo l’indipendenza energetica degli Stati. 

→ Diversi Stati membri difendono anche questa scelta strategica con la volontà di uscire dalla spesa per gli idrocarburi, il petrolio e il carbone, che rappresentano ancora più del 70% del consumo di energia in Europa; è il caso della Bulgaria, il 70% del suo gas importato è russo.

→ Il rischio nucleare non è insignificante come dimostra il disastro di Fukushima del 2011. L’incidente ha segnato gli spiriti, soprattutto in Germania, dove l’ex Cancelliera Angela Merkel aveva annunciato la chiusura di tutti i reattori nucleari del paese entro il 2022-2023. 

→ La sicurezza dei siti di produzione è criticata anche da associazioni e ONG come dimostrano le azioni di Greenpeace del 2011 in cui otto attivisti si sono introdotti in una centrale nucleare francese per denunciare la mancanza di misure di sicurezza.  La problematica delle discariche di rifiuti nucleari rappresenta un’ulteriore difficoltà per le generazioni future con l’assenza di mezzi per lo smaltimento di tali rifiuti.

→ Esistono soluzioni alternative più sostenibili, come le energie rinnovabili che, secondo Eurostat, rappresentano solo il 22-23 % del consumo finale di energia nell’UE. La Svezia è uno dei paesi dell’UE più avanzati in questo settore con 60% della sua energia prodotta da fonti rinnovabili.

Le conseguenze della crisi ucraina sulla produzione di energia in Europa: verso il nucleare?

L’Europa ha dovuto affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia nelle ultime settimane a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. La Russia è il principale fornitore di gas dell’Unione europea, per cui l’UE teme misure di ritorsione nei confronti delle decisioni prese dagli Stati membri per sanzionare la Russia di Vladimir Putin. La crisi ucraina ha rivelato la necessità per l’Unione europea di acquisire una sovranità e indipendenza energetica. L’UE favorisce il nucleare e le energie rinnovabili per ridurre la sua dipendenza e separarsi dal gas russo diversificando i suoi partner di scambio (Medio Oriente, Stati Uniti, Norvegia, ecc). Così, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato nel suo futuro programma di scegliere di rilanciare il nucleare con la creazione di nuovi reattori nucleari.

Gli Stati Membri come l’Italia mantengono la maggior parte delle competenze in campo energetico, ma l’Unione europea ha un ruolo sempre più importante per garantire l’approvvigionamento energetico del continente, mantenere prezzi accessibili e ridurre le emissioni di gas a effetto serra. La recente decisione della Commissione di considerare il nucleare come un’energia verde ha rilanciato il dibattito sulle fonti energetiche nell’UE. Possiamo aspettarci in futuro un’europeizzazione del settore energetico all’immagine dei Corona Bonds, della difesa o della salute ? Il futuro ce lo dirà. 

Clara Marteau (correzione di Sarah Caputo)

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