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La scienza e l’Europa: uniti dalle particelle

Mercoledì 20 Marzo, nell’Aula Magna del Rettorato della Sapienza, si è tenuta una tavola rotonda in occasione dell’uscita dell’ultimo dei cinque libri scritti da Pietro Greco sul tema: “La scienza e l’Europa”. Con un approccio multidisciplinare, l’autore ripercorre la storia del pensiero scientifico e dell’identità europea dalle origini ai giorni nostri, evidenziando il declino del primato scientifico che l’Europa aveva mantenuto per secoli. Promosso dalla Fondazione Sapienza, l’incontro ha visto la partecipazione di esponenti del mondo della cultura e della politica: Franco D’Agostino, docente di assirologia, Domenico De Masi, sociologo, Lucia Votano, fisica astro particellare dell’INFN del Gran Sasso, Walter Tocci, membro del comitato scientifico del Centro Studi per la Riforma dello Stato, Piero Angela, giornalista.

Perdita del primato scientifico europeo

L’emblema della crisi europea va rintracciato nella “cabala” alla quale accenna Walter Tocci: tre come la percentuale della soglia del deficit sul PIL che “ha provocato solo disunione tra i popoli” e tre come la percentuale da raggiungere per l’investimento e la ricerca secondo Jacques Delors. Se quest’ultimo obiettivo fosse stato perseguito con la stessa determinazione del primo oggi forse l’Europa sarebbe “più unita, più ricca e più giusta”. Quindi i cittadini europei e l’Unione dovrebbero re-imparare a riconoscere la “scienza come conoscenza” per ritrovare gli insegnamenti del passato così da tornare ad avere la “tensione verso l’avvenire”, ad oggi persa. Un sintomo di questa perdita è il “distacco dell’Europa col Mediterraneo”: quella che una volta era la culla della “scienza europea” ora è divenuta zona di frontiera attraversata dai migranti, per i quali l’Europa è oggetto di futuro, mentre per noi non è soggetto di futuro.

Il CERN in Europa: “un micro modello di società ideale”

“La sfida degli scienziati sarà quella di convincere che per far ripartire l’Europa si deve ripartire dalla conoscenza” sostiene Lucia Votano. La scienza infatti ha la capacità di trasmettere valori universali, come la collaborazione pacifica, la democraticità insita del metodo scientifico e la condivisione dei risultati con l’intera comunità. Esempio emblematico di quanto la collaborazione possa essere fruttuosa è il CERN, che è nato dalla partecipazione di 12 Stati, poi diventati 22; al suo interno ad oggi lavorano circa 12.000 ricercatori provenienti da tutto il mondo e proporzionalmente a tale crescita vi è stato un aumento dei risultati scientifici.

La scienza europea in cifre

L’Unione non è del tutto sorda alla necessità di rinvigorire il proprio sviluppo tecnologico e scientifico, come mostrano i dodici articoli del TFUE chiarendo il triplice obiettivo dell’Unione: cooperazione, libertà di spostamento delle idee e redistribuzione ai cittadini dei benefici dello sviluppo scientifico.
Lo sforzo dei Paesi Membri si è tradotto nel 2017 in 345 miliardi di investimenti in ricerca e sviluppo ma ciò non è stato sufficiente a colmare il sempre più ampio divario con i paesi avanzati. Nel 2018 nonostante l’impegno profuso, l’Unione rimane la quarta potenza tecnologica mondiale dopo Stati Uniti, Cina e Giappone.

Lo spazio europeo

Ma se sulla Terra il vecchio continente continua a perdere posizioni, nello spazio sembra acquisirne di sempre nuove. L’articolo 189 del TFUE delinea a chiare lettere la necessità di sviluppare tecnologie per l’esplorazione e l’utilizzo dello spazio. L’ESA e l’Unione, grazie ad una serie di progetti tecnologici, hanno gettato le fondamenta del progresso europeo nella corsa allo spazio e nella cura del nostro pianeta.

La parola a Piero Angela

Lo sviluppo dell’uomo è legato a doppio filo allo sviluppo di scienza e di tecnologia, il segreto del successo di paesi asiatici come la Cina non è solo l’economia o la politica, ma anche e soprattutto l’innovazione.
Queste le parole di Piero Angela che fanno da monito per noi europei. L’Europa deve riscoprire se stessa, guardando alle proprie radici storiche, ma tenendo saldamente gli occhi verso il futuro. Il lavoro dell’ESA e del CERN deve costituire un esempio per l’azione dell’UE in questi campi, ma è necessario ritrovare quella fiducia nelle istituzioni e quel sentimento di cittadinanza comune che negli ultimi anni è venuto meno.

Carolina Gonzalez Rodriguez, Giovanni Maria Ficarra, Marta Lops, Nicolò Rascaglia, Sonia Nociforo

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