Europa Sociale

Il presidente del Parlamento europeo parla di “salto di qualità” nella politica europea della salute

All’uscita del Consiglio Europeo del 25 febbraio, il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, fa il punto della situazione sulle iniziative europee di fronte alla crisi del COVID-19. La sua osservazione è semplice: “abbiamo bisogno di un salto di qualità”. Visto il salto già attuato nella gestione europea della pandemia e della strategia di vaccinazione, le disposizioni previste dai trattati e le possibilità di sviluppo di questo campo di competenze, l’intervento di Sassoli fornisce alcuni elementi di riflessione sul futuro di una politica europea della salute.

La politica europea della salute

Innanzitutto, secondo l’articolo 168 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), la salute rimane una competenza degli Stati in cui l’Unione Europea “completa le politiche nazionali”. La prima ambizione dell’Unione è dunque quella di favorire la cooperazione tra gli Stati, promovendo lo scambio di informazioni e di pratiche, anche con paesi terzi. Inoltre, l’UE propone strumenti di expertise attraverso le sue agenzie, per esempio con l’European Medicine Agency (EMA), al cui parere ricorre la stessa Commissione per prendere le sue decisioni.

“Non tornare indietro”

Sassoli individua un salto importante nell’impegno sanitario al livello europeo. Di fronte alla crisi pandemica la Commissione ha adottato misure che, nel rispetto dei trattati, fanno dell’UE un attore sempre più importante per la salute europea: l’uso di centinaia di miliardi di euro destinati all’acquisto di materiale medico, alla riserva europea RescEU o alla ricerca e al suo coordinamento ne sono esempi.
La limitazione giuridica dell’azione europea sul piano sanitario si dimostra nell’uso di leve economiche di fronte alle problematiche pandemiche. Ma la presenza rafforzata di una necessaria “sovranità sanitaria” nel discorso pubblico delle istituzioni fa emergere una vera propria ambizione verso una politica europea della salute.

Sassoli: “Sono contrario ad accordi bilaterali”

In realtà, l’intervento di Sassoli cerca anche di dimostrare la legittimità e la necessità dell’azione europea rispetto a iniziative bilaterali. Un esempio è la firma di un accordo tra il Danimarca, l’Austria e Israele, o l’acquisto di vaccini russi Sputnik da parte della Repubblica Ceca o della Slovacchia.
In realtà, le critiche sono numerose, e in particolare sulla strategia vaccinale centralizzata organizzata dalla Commissione Europea: inizio tardivo e problemi di approvvigionamento sono le principali criticità, che hanno spinto alcuni Stati alla nazionalizzazione della gestione della crisi, facendo accordi al fine di garantire la salute dei propri cittadini.

“Intervenire sui trattati non può essere un taboo”

Al contrario, Sassoli vede come principale strada verso il miglioramento della gestione europea, l’intervento sempre più marcato dell’UE nelle politiche di salute. I nuovi piani individuati dalle istituzioni europee seguono l’idea di rafforzamento dell’azione europea nel quadro istituzionale attuale. La volontà di una vera “sovranità sanitaria” attraverso le iniziative del piano EU4Health e l’idea di una Health Emergency Response Authority mostrano la volontà di attuare il salto di qualità di cui parla David Sassoli.
Tuttavia Sassoli afferma che tali risultati possono essere accelerati attraverso la modifica dei trattati, lasciando via aperta a una competenza europea estesa sui temi di salute. La dichiarazione firmata dopo il Consiglio non individua comunque questa possibilità, richiamando il “coordinamento dell’UE, in linea con le competenze dell’Unione sancite dai trattati”.

Interessi nazionali vs. gestione centralizzata

Ovviamente, la crisi del COVID-19 ha reso le richieste di una politica europea di salute sempre più pressanti. Se qualche iniziativa risponde a una volontà di nazionalizzare la gestione della pandemia, altri, come il Presidente francese Macron, chiedono l’attribuzione all’Ue di una nuova competenza in materia sanitaria.
L’intervento di Sassoli mostra che, dopo aver avuto un impatto sull’indirizzo fiscale dell’Unione con il Recovery Plan, il campo delle riflessioni si estende fino alla questione dei trattati e della loro adeguatezza alle nuove sfide che l’Ue si trova ad affrontare.

Paul Marguier

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LabEuropa
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.