La sovranità della lingua inglese nell’Ue è a rischio?

Il 1 febbraio 2020 è senza dubbio una data da ricordare nella Storia dell’Unione Europea, il Regno Unito dichiara avvenuta ufficialmente la Brexit. L’Uscita di scena dell’Inghilterra è stata un grosso colpo a livello economico e politico, non solo per l’isola stessa ma per tutto il blocco europeo, il quale si è presto reso conto delle conseguenze che tale scelta avrebbe comportato.
Una questione sulla quale i riflettori dei media stanno facendo luce è se l’inglese continuerà ad essere o meno utilizzata all’interno delle Istituzioni Europee. Come ribadisce la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea tutte le lingue hanno pari importanza all’interno dell’ente sovranazionale, ma sarebbe scontato dire che ad un livello empirico l’inglese sia la lingua storicamente protagonista tanto da essere considerata ormai una lingua franca.
Un inglese privo di corona?
Ovviamente nelle diverse dichiarazioni dell’Unione è possibile notare la sua posizione in merito al tema, poiché viene esplicitamente riportato che “anche dopo il recesso del Regno Unito dall’UE, l’inglese rimane una lingua ufficiale dell’Irlanda e di Malta”, paesi che nonostante tutto non hanno mai dichiarato apertamente l’inglese come co-lingua ufficiale lasciando spazio nella redazione di documenti ufficiali rispettivamente il gaelico e il maltese. Di fatto le istituzioni Europee sono restie all’abbandono della lingua inglese escludendo a priori la sua decadenza “automatica”, sia per ragioni che poggiano su un piano politico che per ragioni oramai culturali. Sembra del tutto improbabile che i due Paesi anglofoni restanti rinuncino a una lingua così diffusamente utilizzata dalle rispettive popolazioni e inoltre non è da dimenticare che l’inglese continua ad essere di gran lunga la lingua più studiata in Europa, con un rilevo che appare crescente in tutto il mondo.
Quali lingue oltre l’inglese?
sorge spontanea la domanda: quale lingua si parlerà a Bruxelles? Molti sono i sostenitori di un inglese europeo, il cosiddetto Euro-English al posto del British-English, il quale riporterebbe ad un indiretta egemonia dalla Gran Bretagna. Euro-English è un termine usato per descrivere una varietà di inglese con caratteristiche proprie, in particolare lessicali, che non sono presenti nell’inglese standard dell’ UK e Irlanda, come ad es. calchi da altre lingue e pseudoanglicismi. Ma l’utilizzo di una lingua comune è di norma frutto di una lunga e complessa evoluzione culturale ed è dunque poco probabile che possa avvenire attraverso una decisione politica imposta dall’alto. In merito all’ Unione europea poi tale processo è reso ancor più difficile dalla circostanza che dovrebbero accordarsi su una lingua comune 550 milioni di persone che appartengono ai ceppi linguistici più diversi e a confermare tale asserzione è lo storico fallimento dell’Esperanto.
Dopo l’inglese il latino?
C’è chi per risolvere questo interrogativo ha guardato al passato e ha proposto come lingua europea il latino, se può la Chiesa perché non l’Europa? Un tentativo di credito a tale ipotesi fu fatto da Antony Burgess, il celebre scrittore britannico, che nel 1989 condivideva la sua ferma idea sulla considerazione del latino come vera soluzione alla mancanza di una lingua europea. Di certo tale proposta però si scontra con la realtà dei giorni nostri e a tal motivo sembra più facile pensare che nonostante tutto sarà l’inglese tecnico a regnare ancora una volta, non solo nei mercati ma anche all’interno dei palazzi europei.