Politica & Attualità

Il Partito di Orbán lascia la famiglia del PPE

Manfred Weber, capogruppo del Partito Popolare Europeo, compagine di centro-destra che detiene la maggioranza relativa dei seggi nell’emiciclo, mercoledì 3 marzo ha ricevuto una lettera dal leader del Partito Fidesz, Viktor Orbán, dove venivano annunciate le dimissioni del suo partito dal gruppo PPE dall’Eurocamera, con “effetto immediato”.

Cosa è successo il 3 marzo 2021?

Lo scorso 3 marzo, in un comunicato social Viktor Orbán, leader e fondatore del partito ungherese di Fidesz, annuncia l’uscita del suo partito dal gruppo parlamentare europeo popolare, PPE, condendo il tutto con una lettera inviata direttamente al capogruppo del PPE Manfred Weber. L’evento scatenante di questa rottura parlamentare nasce a seguito del voto ad una proposta dell’austriaco Othmar Karas, passata con maggioranza al nuovo regolamento parlamentare, dove viene introdotta la possibilità di espellere dalle formazioni politiche intere rappresentanze, oltre che i singoli eurodeputati, come era già stato deciso nel regolamento dell’ottobre 2013. Fatto che nelle fila del partito ungherese suonava come un preludio alla loro cacciata, dati i limiti imposti da tempo al Fidesz, successivamente agli episodi registrati nel 2018-2019. Lo stesso Karas in una serie di tweet dà notizia del successo della sua proposta, attaccando duramente l’ungherese, comprovando in parte la strategia e la volontà del gruppo PPE di estromettere il Fidesz dalla coalizione.  

La risposta di Orbán

A riprova di questa sensazione, il Leader Orbán, alla sola notizia della possibile modifica del regolamento, su Facebook preannunciò gli avvenimenti degli ultimi giorni, ovvero la sua uscita dal PPE. Infatti, dopo che il Partito Popolare Europeo ha votato con 148 a favore, 28 contrari e solo 4 astenuti, la modifica del regolamento passa con l’84% dei consensi, dunque la strada da percorrere era piuttosto chiara. Sempre tramite il profilo personale del leader ungherese vengono prese le distanze dalla coalizione di destra europea, affermando che è inaccettabile che mentre molti paesi stanno combattendo contro la morte, contro il Covid19, a Bruxelles ci si occupa di questi giochi burocratici, contestando chiaramente i suoi ex colleghi. Dal punto di vista di Orbán, è impensabile che in un momento delicato come questo ci si dibatti su manovre amministrative, facilmente rinviabili a momenti migliori:

«Miközben mi itt, Magyarországon és más vezetők a saját országaikban szó szerint élet-halál harcot folytatnak a koronavírus ellen, az EPP kisded hatalmi játékokban leli örömét a brüsszeli bürokraták buborékjában. Ez vállalhatatlan.»    

Il leader ungherese si è convinto che la votazione del PPE sia un modo “legale” per estromettere il suo partito dal gruppo, e perciò preferisce aggirare questo passaggio ed eliminarsi da sé.
Il Partito Popolare Europeo così facendo perde 12 deputati, vedendo scendere il numero dei suoi da 187 a 175. Anche Katalin Novák, ministra ungherese della famiglia, nonché Vicepresidente del partito Fidesz, ha scelto il mezzo di Twitter per esprimere il suo sostegno ad Orban e la sua opinione sulla questione, affermando: “non lasceremo che i nostri deputati al Parlamento europeo vengano messi a tacere o limitati nella loro capacità di rappresentare i nostri elettori. Affrontare la pandemia e salvare vite umane rimane la nostra priorità numero uno. Pertanto, a seguito dell’adozione di nuove regole nel@EPPGroup, #Fidesz ha deciso di lasciare il Gruppo.”

Nuovi orizzonti in Europa per il partito di Orbán

I pareri suscitati dall’uscita del Fidesz dal PPE sono contrastanti nei colleghi europei. Numerosi sono gli eurodeputati che reputano Fidesz il vero colpevole della deriva autoritaria ed antieuropeista del Parlamento europeo, a tal punto che l’uscita di Orban dal gruppo parlamentare rappresenta quasi un sollievo, esponendo da tempo le loro preoccupazioni e perplessità sul tema. Terry Reintke, dei Verdi Europei, sembrerebbe la più sollevata alla notizia, lanciandosi in un commento molto esplicativo sulla propria pagina Twitter: “Orbán lascia il gruppo conservatore al Parlamento europeo. Potreste pensare che questa sia principalmente una domanda simbolica, ma non lo è: l’appartenenza al gruppo più grande del Parlamento europeo ha dato ai membri di #Fidesz l’accesso a un potere sostanziale. Che ora finirà.” Anche Petri Sarvamaa, deputato della delegazione finlandese, già un anno fa disse che: “questo limbo deve finire. Fidesz è diventato un partito populista, nazionalista e corrotto sotto il controllo di un uomo forte”. Ed ancora su Twitter il 3 marzo “oggi sono contento che questa saga finirà finalmente”.

Altri come Fratelli di Italia e la Lega hanno espresso, personalmente e pubblicamente sui propri profili Twitter, vicinanza e solidarietà al leader Viktor Orbán. Matteo Salvini ha incontrato in settimana il collega Orbán in videoconferenza, ma è la figura di Giorgia Meloni a destare più interesse. Questo stretto rapporto con la destra italiana, in particolare con Fratelli d’Italia, cela una possibile strategia del partito ungherese per entrare a far parte del Gruppo dei conservatori e riformisti europei (ECR), partito più a destra del PPE, di cui è a capo proprio la Meloni. Inoltre, in uno dei suoi ultimi tweet, è la stessa Meloni che lascia intendere un possibile progetto congiunto per il futuro.

Benedetta Gagliassi

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