Politica & Attualità

Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nell’Unione Europea

Il 25 settembre 2015, nel Summit delle Nazioni Unite di New York sullo Sviluppo Sostenibile, i 193 stati dell’Assemblea Generale dell’Onu adottarono il documento “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.
L’Agenda ha sostituito i precedenti Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) che avevano orientato l’azione internazionale nel periodo 2000-2015.
Entrati in vigore a livello internazionale il 1° gennaio 2016, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) stanno muovendo le strategie di azione sia degli Stati che li hanno adottati, sia dell’Unione Europea.

L’adozione dell’Agenda in Unione Europea


Nel 2016, ad un anno di distanza dall’adozione, la Commissione Europea si è assunta il ruolo di apripista per l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ponendo gli obiettivi di sviluppo sostenibile al centro del progetto europeo e riconoscendone la portata economica, sociale e ambientale.
Nella comunicazione della Commissione Europea del 22 novembre 2016 al Parlamento, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle regioni di Strasburgo si legge:

“In linea con gli impegni assunti nel quadro delle Nazioni Unite, gli Stati membri sono invitati a mantenere la titolarità e a elaborare quadri nazionali allo scopo di conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, a mettere tempestivamente in atto le relative politiche europee e a valutare i progressi compiuti”

L’Agenda 2030 nell’Unione Europea ad oggi


La Commissione Europea, durante il discorso di apertura della seduta plenaria del Parlamento Europeo presieduta da Ursula Von Der Leyen (luglio 2019), presentò un ricco programma d’azione, da realizzarsi nei cinque anni successivi, in cui emerse chiaramente la volontà dell’Unione al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, anche in relazione all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e preparò, peraltro, il terreno per strategia globale dell’UE per gli anni 2019-2024.
L’anno appena trascorso caratterizzato dalla pandemia mondiale ha portato la Presidente Von Der Leyen a sottolineare nel discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre 2020 come “un virus mille volte più piccolo di un granello di sabbia ha rivelato quanto possa essere delicata la vita”, dimostrando, quindi, tutta la vulnerabilità dei sistemi sanitari e i limiti di un modello che antepone la ricchezza al benessere ed evidenziando la fragilità della comunità dei valori e del pianeta.
La Presidente, nel suo discorso, ha posto l’accento sulla voglia di riscattarsi di questo mondo dominato dal coronavirus, dalla fragilità e dall’ incertezza, guardando al futuro per superare questo momento.

Il Green Deal

Il Green Deal europeo, o Patto verde per l’Europa, è uno dei pilastri piantati dalla Von Der Leyen, che insieme ad altri due principi, secondo cui la crescita economica non può essere associata all’uso delle risorse e che nessuna persona e nessun luogo deve essere lasciato indietro, creano una strategia molto ambiziosa che interessa decine di milioni di persone e traccia la strada per contrastare il cambiamento climatico.
La missione dell’Unione Europea è diventare il primo continente a impatto climatico zero, entro il 2050, analizzando nel dettaglio ogni settore, per capire quanto in fretta si può procedere, come farlo in modo responsabile e basandosi su elementi concreti.
Su queste basi la Commissione Europea propone di portare almeno al 55% l’obiettivo della riduzione delle emissioni entro il 2030. Centrare questo obiettivo metterebbe saldamente l’Unione Europea sulla buona strada per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e rispettare gli obblighi nel quadro dell’Accordo di Parigi.

La promessa solenne di non lasciare indietro nessuno in questa trasformazione, si manterrà grazie al Fondo NextGenerationEU da 750 miliardi di euro dove gli Stati membri potranno attingere per la transazione equa, sostenendo tutte quelle regioni che devono operare i cambiamenti più estesi e onerosi.

I contributi nazionali agli Accordi di Parigi

                                                                       
La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici(UNFCCC) ha pubblicato il 26 febbraio 2021 un rapporto che rimanda allo stato attuale dei piani nazionali di azione contro il cambiamento climatico. Il rapporto copre i contributi nuovi o aggiornati forniti entro la fine dello scorso anno dai 75 Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi (di cui fa parte anche l’Unione Europea), e rappresenta circa il 30% delle emissioni globali di gas ad effetto serra.
Dal rapporto emerge che l’impatto combinato prevede che i 75 Stati firmatari riducano le emissioni di gas ad effetto serra dell’1% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010. Per il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici questo però non basta e le emissioni di CO2 devono diminuire di circa il 45% entro il 2030, raggiungendo lo zero netto intorno 2050.
Le riduzioni stimate dal rapporto pertanto sono molto al di sotto di quanto richiesto, dimostrando che siamo ancora molto lontani da dove dovremmo essere per conseguire i traguardi fissati dall’Accordo di Parigi. Non c’è più tempo: le decisioni per ampliare l’azione climatica ovunque nel mondo devono essere adottate al più presto.

Anna Chiara Bortone, Emanuela Rustico


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