Ripartire dal clima: Kerry in visita alla Commissione Europea

L’inviato speciale USA per il clima, John Kerry, ha incontrato a Bruxelles lo scorso 9 Marzo i vertici della Commissione Europea, Ursula von der Leyen e il Vice Frans Timmermans. L’incontro si è attuato in vista del Summit del 22 e 23 Aprile, che verrà ospitato dall’amministrazione Biden in occasione della “Giornata della terra”. Difatti, una delle prime azioni compiute dalla presidenza Biden è stato proprio un ritorno degli USA, tramite la firma di tre decreti, nell’Accordo di Parigi sul clima.
Gli Accordi di Parigi per il clima
L’accordo di Parigi sul sul clima è stato firmato nel 2015 tra i Paesi membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
L’accordo è il primo accordo universale, avente portata giuridica vincolante sul clima a livello mondiale. È stato firmato il 22 aprile 2016 e ratificato dall’Unione Europea il 5 ottobre dello stesso anno.
Gli obiettivi dell’accordo sono: mantenere il livello medio della temperatura mondiale “ben al di sotto” dei 2 C, puntare a limitare l’aumento a 1,5 C, fare in modo che il livello massimo di emissioni venga emesso dai Paesi il più rapidamente possibile per poi agire successivamente per raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimenti stando alle migliori conoscenze scientifiche in materia.
Stando al quadro della situazione, rilevante importanza assume l’azione degli Enti locali e delle Regioni, le quali, stando a quanto sancito dall’accordo si impegnano a: massimizzare gli sforzi per ridurre nel miglior modo le emissioni, dimostrare resilienza agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, attuare e promuovere la cooperazione soprattutto a livello internazionale.
Emissioni zero nel 2050
“Siamo impegnati a rinnovare la nostra forte alleanza nello sforzo di affrontare la crisi climatica” è quanto emerso dall’incontro, sottolineando anche che, stando ad una dichiarazione congiunta, “avendo lavorato a stretto contatto per realizzare lo storico Accordo di Parigi, ci impegniamo a garantirne il successo riducendo le nostre emissioni e collaborando con i nostri partner globali, in particolare le altre principali economie, per rafforzare le loro ambizioni climatiche”.
Un rinnovato e persistente impegno dunque, quello degli USA e del loro rappresentante, in stretta collaborazione con l’UE e avente una data ben precisa: il 2050. Entro il 2050 gli USA si impegnano a zero emissioni nette di gas a effetto serra e ciò è anche quanto verrà ribadito da Washington il prossimo 22 Aprile.
“Il vertice degli Stati Uniti […] è una delle pietre miliari per aumentare lo slancio sulla strada per una COP 26 di successo a Glasgow, e la riunione ministeriale sull’azione per il clima (MOCA) che si terrà tra due settimane darà il via alle discussioni ad alto livello e aiuterà a determinare la massa critica internazionale. Esortiamo tutti i paesi a prendere le misure necessarie per mantenere un limite di temperatura di 1,5 gradi C entro la portata”. È quanto emerge dalla dichiarazione che fa luce sull’impegno tra UE e USA nella collaborazione anche con altri Paesi aderenti, per far fronte al devastante impatto che sta avendo il cambiamento climatico.
Nella dichiarazione, Ursula von der Leyen ha aggiunto: “E questa combinazione di innovazione, risorse che mettiamo, ovviamente persone che si aspettano che miglioriamo, è affascinante. È molto lavoro che dobbiamo fare insieme, ma è la strada giusta da percorrere. E ovviamente, come europei, siamo consapevoli del fatto che dobbiamo contribuire alla causa comune” riferendosi all’inviato speciale, John Kerry.
Nuova Alleanza Transatlantica per il clima
Nella stessa giornata grande importanza ha avuto il tweet della von der Leyen per celebrare l’incontro e l’impegno alla causa, evidenziando l’importanza di questa collaborazione tra Paesi e la speranza di un miglioramento climatico su tutti i fronti.
La von der Leyen aveva già fatto appello recentemente ad un “Paris-style Agreement” lo scorso 26 gennaio, in occasione del World Economic Forum, mettendo in campo l’idea di un accordo per la biodiversità a livello globale prendendo come esempio l’Accordo di Parigi. Un modo, questo, per lanciare l’allarme sull’urgenza di provvedimenti in materia di clima e biodiversità in tutto il mondo, dati i crescenti rischi e debolezze in tutto il Pianeta. “If we don’t urgently act to protect our nature, the next pandemic will be around the corner,” ha detto durante la conferenza, riferendosi in particolar modo alla crisi di Ebola che si sta attuando in tutto il continente africano in conseguenza alla deforestazione del territorio.