Siria: accordo su cessate il fuoco. L’appello di Tajani: “Non perdiamo la nostra umanità”
“In Siria si sta perdendo l’umanità. Non perdiamo la nostra”. Sono queste le parole del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani con cui ha voluto lanciare un appello, durante l’ultima plenaria a Strasburgo affinché venga data concreta ed immediata attuazione alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Parole che risuonano sensibilmente in un contesto internazionale i cui attori non sembrano dare seguito alle misure adottate. Il Parlamento europeo ha così esortato la Siria, il regime di Assad e la Russia a rispettare la tregua di 30 giorni e ha invitato le parti ad assumersi le responsabilità per i crimini di violenza commessi nell’ambito del conflitto.
Significative anche le parole dell’Alto rappresentante dell’Unione europea Federica Mogherini che, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue a Sofia, ha ribadito che l’Unione europea chiederà “l’avvio del processo politico” durante la conferenza di Bruxelles sulla Siria del 24 e 25 aprile prossimi, presieduta insieme all’Onu. L’Alto rappresentante ha poi aggiunto che “senza risultati a Ginevra, senza cioè un solido processo di transizione politica, l’Ue non contribuirà alla ricostruzione del Paese” e, per questo, si limiterà “al tanto necessario aiuto umanitario”. Allo scopo, l’Ue ha stanziato circa 9 miliardi di euro in aiuti umanitari per assistere la popolazione civile siriana.
La guerra continua
Sono passati sette anni dallo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011 un conflitto che, ancora oggi, continua a fare molte vittime e che sembra essere lontano dal raggiungimento di una conclusione pacifica, definitiva e duratura.
La violenza e gli scontri persistono. In particolare, nell’ultimo mese e mezzo, la zona che risulta più colpita è quella del Ghuta orientale dove, a seguito di una serie di offensive tra i ribelli e le forze governative, si sono registrati più di mille morti e centinaia di feriti. Azioni durissime portate avanti in violazione della risoluzione Onu del 24 febbraio sul cessate il fuoco per 30 giorni. La risoluzione adottata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza, dispone una tregua per consentire la fornitura sicura e senza ostacoli di aiuti umanitari e la possibilità di evacuazioni mediche di persone gravemente malate e ferite.
Ghuta: arriva la tregua e inizia l’evacuazione
Sulla base degli ultimi aggiornamenti sembrerebbe che una tregua sia stata raggiunta tra i ribelli e il governo di Damasco, attraverso la mediazione della Russia. Ha così preso avvio l’evacuazione di circa 1,500 ribelli e 6 mila familiari. Azione che verrà condotta attraverso l’apertura di un corridoio umanitario ad Harasta. Nel frattempo, sulla base di quanto riporta la protezione civile siriana, continuano i bombardamenti. Circa 37 civili, tra cui soprattutto donne e bambini, sono morti in raid aerei con bombe incendiarie sulla Ghuta. Una tregua che, quindi, non sembra porre fine agli orrori e alla violenza di un conflitto che continua a colpire la vita di civili innocenti.