Futuro dell’ Unione Europea: intervista al prof. Massimo Fragola

Le elezioni europee si avvicinano e il futuro dell’Unione è ancora da scrivere. Data l’avanzata di forze politiche euroscettiche, la situazione diviene ancora più incerta. Abbiamo intervistato Massimo Fragola, Professore associato di Diritto dell’Unione Europea e di Diritto Internazionale presso l’Università della Calabria, nonché autore negli ultimi anni di due libri riguardanti l’Unione Europea: “L’Europa dei popoli o degli Stati?” e il recentissimo “L’Europa mortificata”.

Innanzitutto professore, ci può spiegare da chi e perché ritiene l’Europa sia “mortificata”?

“L’Europa mortificata” rappresenta un gesto di ribellione a quanto accade nei nostri giorni in Italia ed in Europa. Un “J’accuse” accorato e motivato in un tempo in cui, nel decennio dell’austerità, importanti quote di popolazione sono inconsapevolmente contro l’Unione europea. Inconsapevolmente. L’Europa è “mortificata” dagli Stati, dai governi e offesa dai mass media. Le istituzioni europee vituperate, senza conoscere. L’Unione è divenuta un capro espiatorio: la causa di tutti i nostri mali ma anche una subdola “valvola di sfogo” per i governi nazionali che scaricano le colpe su di essa (“ce lo chiede l’Europa”).

Nel suo ultimo libro lei parla della costruzione di un “demos europeo”, al riguardo a che punto siamo secondo lei e quale ruolo possiamo avere noi giovani in questo processo?

Un’identità europea è indubbio che esiste: ci sentiamo europei e non africani o asiatici! Però non ci sentiamo parte dell’Unione europea. Le istituzioni sono troppo distanti dai cittadini e il sistema istituzionale è troppo complesso da comprendere. L’UE è un ordinamento che racchiude nel suo seno tante varianti: il mercato comune, la politica monetaria e la gestione dell’euro, la politica estera e di sicurezza comune; la cooperazione giudiziaria civile e penale, l’immigrazione e i richiedenti asilo. Solo per fare un esempio. I giovani sono sicuramente più europeisti di noi sessantenni e quindi ho fiducia nel futuro.

Come sappiamo, a breve ci sarà una resa dei conti tra euroscettici ed europeisti alle elezioni. Cosa dobbiamo aspettarci da un’eventuale vittoria dei primi e come pensa si debba rispondere in Europa alla sfida dei sovranismi?

Nel Parlamento europeo ci sono sempre state formazioni euroscettiche, non è una novità. Probabilmente il fatto nuovo starà nei numeri. Sicuramente le compagini sovraniste e nazional-populiste avranno un riscontro elettorale importante ma non decisivo. Non credo che potranno avere la maggioranza in Parlamento. Ancora nel quinquennio 2019-2023 il PPE e il PSE con l’aiuto dei liberali di ALDE dovrebbero garantire una maggioranza. E quindi una continuità. In ogni caso la Commissione europea che verrà, che lo ricordo, ha subìto negli ultimi anni un processo di politicizzazione senza precedenti, attraverso il meccanismo dello “Spitzenkandidat” conseguente alle elezioni del Parlamento europeo, dovrà esprimere un Presidente (e una Commissione) che rispecchi tale maggioranza. Quindi possiamo affermare che la Commissione europea non è più l’istituzione “terza”, “tecnica” e se si preferisce “burocratica”, che ha come obiettivo primario l’interesse europeo nonché la funzione di “custode” dei Trattati.

Fabio Cunsolo, Sabrina Izzo, Antonino Zampaglione

Autore dell'articolo: LabEuropa

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