I leader UE a Sibiu: dieci obiettivi per il futuro dell’Europa

Il 9 maggio 2019, anniversario della dichiarazione Schuman, i capi di Stato e di governo dell’UE si sono riuniti a Sibiu per un Consiglio europeo informale. La scelta della sede del Vertice è ricaduta sulla Romania attualmente alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea.

L’agenda dell’Ue 2019-2024

Se inizialmente il vertice era stato convocato per fare un bilancio all’indomani dell’uscita del Regno Unito, nei fatti a Sibiu si è discusso principalmente delle priorità dell’Unione negli anni a venire e dell’agenda strategica per il periodo 2019-2024. È stata adottata una dichiarazione in cui si prevedono i 10 obiettivi volti a rendere l’Unione più forte e il suo futuro più promettente.
Infine, non poteva mancare la discussione sul futuro presidente della Commissione europea.

Dieci obiettivi per il nostro futuro


Si parte da un “Difenderemo un’Europa unita”, a ricordo delle persone che hanno combattuto per la libertà e l’unità, abbattendo la cortina di ferro ed eliminando le divisioni che ostacolano l’interesse collettivo.
“Resteremo uniti, nel bene e nel male dando prova di reciproca solidarietà nei momenti di bisogno”, resteremo sempre compatti e parleremo ad un’unica voce.
“Cercheremo sempre soluzioni congiunte” in uno spirito di rispetto e condivisione.
“Continueremo a proteggere il nostro stile di vita, la democrazia e lo Stato di diritto” conquistati dopo un lungo processo e da non dare per scontati.
“Otterremo risultati sulle questioni di maggiore importanza” avvicinando l’Europa ai cittadini.
Continua con “Rispetteremo sempre il principio di equità” in ogni ambito, riducendo le disparità esistenti e anteponendo le persone alla politica.
“Salvaguarderemo il futuro delle prossime generazioni di europei ” investendo nei giovani e costruendo un’Unione in grado di rispondere alle nuove sfide del XXI secolo.
“Proteggeremo i nostri cittadini” garantendone la sicurezza, rafforzando il potere di coercizione e persuasione e collaborando con i partner internazionali.
Infine, “L’Europa sarà un leader mondiale responsabile” che continuerà a collaborare con gli altri attori internazionali per tutelare e sviluppare l’ordine internazionale basato su regole precise, per sfruttare le nuove opportunità commerciali e per affrontare in modo congiunto problemi globali.


La crisi dello Spitzenkandidaten

Per quanto riguarda i candidati alla presidenza della Commissione Europea, nonostante le proposte siano già state avanzate, a Sibiu, il sistema dello Spitzenkandidaten sembra vacillare.
Per Macron queste nomine sono “tecniche” mentre l’Europa ha bisogno del miglior candidato possibile, che abbia “grandi ambizioni per l’Unione Europea, delle competenze da portare nel progetto europeo” e deve essere scelto “rispettando le indicazioni degli elettori”.
Ad appoggiarlo anche la cancelliera tedesca Merkel, appoggiata dal premier italiano Conte e dal presidente del Consiglio Europeo Tusk.

Verso un candidato di compromesso?


Tra i candidati più probabili, anche se non vi sono conferme ufficiali, c’è Michel Barnier, capo negoziatore della Brexit, sconfitto dal collega Juncker alle elezioni del 2014. La possibilità di vincere è alta, soprattutto se paragonato al suo principale avversario, Manfred Weber, candidato del PPE.
Barnier ha dimostrato tutte le sue qualità negli ultimi due anni e mezzo, ma il suo desiderio di far uscire il Regno Unito il prima possibile potrebbe essere un grande limite per quei Paesi come Lussemburgo, Olanda e Irlanda che vorrebbero che Londra rimanesse nell’UE.
In ogni caso, Barnier potrebbe essere una soluzione di compromesso nel caso di un testa a testa tra i socialisti e popolari.
Non ci resta che attendere il prossimo appuntamento: il 28 maggio 2019 a Bruxelles, in cui si discuterà degli esiti delle elezioni europee.

Loredana Crolla, Alessandra Gatta, Francesca Scalpelli, Emanuele Pipitone

Autore dell'articolo: LabEuropa

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