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Salario minimo: Bruxelles torna a parlare di Europa sociale, al centro dei lavori del Consiglio Ue Occupazione anche la parità di genere

di Giulia Di Censi

Lo scorso 6 dicembre l’occupazione e la politica sociale sono tornate sul tavolo del Consiglio dell’Unione europea. La fitta agenda dei ministri del Lavoro ha toccato diversi punti del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, in piena assonanza con i rispettivi principi sanciti nei Trattati. Salario minimo, parità di trattamento, principio di uguaglianza e sostenibilità del lavoro sono stati oggetto di un dibattito che sembra aver condotto a risultati oggi più che mai necessari, date le ricadute dell’emergenza pandemica.

Il Collegio dei ministri ha, innanzitutto, adottato la sua posizione sulla proposta di direttiva sui salari minimi, presentata dalla Commissione europea nell’ottobre del 2020. Si tratta di un progetto normativo nato per “promuovere livelli adeguati di salari minimi legali e la contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari nonché per migliorare l’accesso effettivo alla tutela garantita dal salario minimo per i lavoratori che vi hanno diritto”. Come ha spiegato il ministro del Lavoro sloveno, Janez Cigler Kralj, “il lavoro dovrebbe essere retribuito. Non possiamo accettare che chi dedica al lavoro tutta la propria energia, viva ancora in condizioni di povertà e non possa permettersi un tenore di vita dignitoso.” E proprio con gli stessi presupposti era stata redatta la proposta dai Commissari europei. L’esecutivo comunitario, infatti, nell’attività di redazione ha fatto riferimento a studi statistici che nei Paesi con elevata copertura della contrattazione collettiva riscontravano una minore percentuale di lavoratori a basso salario e retribuzioni minime più elevate. Quindi, non a caso, i ministri europei hanno impegnato ciascuno Stato membro nel potenziamento della partecipazione degli attori sociali nella negoziazione dei contratti collettivi. Ma non solo. All’azione di promozione è stata accostata la previsione di un piano di intervento nell’eventualità in cui la copertura della contrattazione collettiva dovesse essere inferiore al 70%. Inoltre, al fine di garantire dei salari minimi adeguati, i ministri hanno affidato agli Stati membri l’incarico di introdurre procedure per la sistematizzazione dei salari minimi legali, per il loro tempestivo aggiornamento e lo svolgimento di idonei controlli. Non sono comunque mancati riferimenti alla predisposizione di un piano di raccolta dati e di monitoraggio da parte della stessa Ue. Le indicazioni emerse saranno trasmesse al Parlamento europeo e prenderanno così avvio i negoziati, con l’obiettivo di giungere a un testo condiviso sulla direttiva.

Stesso risultato è stato ottenuto sulla proposta legislativa relativa alla trasparenza nelle Retribuzioni. Oltre a una maggiore parità di retribuzione tra i due sessi comprende, tra le altre, misure vincolanti che impongono al datore di lavoro di stabilire criteri oggettivi e indipendenti dal genere, per la definizione delle retribuzioni e degli avanzamenti di carriera, aggiungendo così un altro tassello decisivo in una progressiva parificazione del trattamento tra uomini e donne sui luoghi di lavoro. Non rimane che l’adozione della posizione del Parlamento e la negoziazione per arrivare a un testo congiunto tra quest’ultimo e il Consiglio. In merito allo stesso tema, sono state adottate anche le “Conclusioni sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla parità di genere nel mercato del lavoro”. Constatato che pregiudizi a svantaggio delle donne falsano le dinamiche di gestione delle risorse umane soprattutto in questo settore, i ministri hanno sollecitato gli Stati membri a contribuire a una maggiore consapevolezza in materia e a promuovere il principio della trasparenza: l’auspicio è di concretizzare un sensibile passo in avanti per la parità di trattamento tra uomini e donne.

Ma si attendono sviluppi anche su altri fronti, come ad esempio sulla sostenibilità del lavoro. A questo proposito, il Consiglio ha approvato il testo delle “Conclusioni sul lavoro sostenibile” che attestano il progressivo calo della popolazione in età lavorativa e l’urgenza di misure che permettano di entrare e rimanere nel mercato del lavoro per l’intera vita lavorativa: una possibile soluzione al problema è vista nell’investimento in condizioni di lavoro eque e sicure e nel miglioramento del livello delle competenze della manodopera. Nelle stesse conclusioni, i ministri hanno anche invitato i Paesi membri a tenere in considerazione il nuovo quadro strategico dell’Ue in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027, sempre nell’ottica di garantire una maggiore sostenibilità del lavoro.

Infine, oltre a confrontarsi sull’andamento del semestre europeo 2022, i ministri hanno affrontato anche la relazione presentata dalla presidenza sullo stato di avanzamento dei lavori inerenti il progetto di direttiva sulla parità di trattamento che mira ad ampliare la tutela contro la discriminazione per motivi di religione o convinzioni personali, disabilità, età e orientamento sessuale al di fuori del mondo del lavoro. Si tratta di una proposta risalente al 2008 e che ancora oggi fatica a vedere la luce nel quadro dell’iter legislativo europeo.

Ad ogni modo, i segnali che arrivano da Bruxelles fanno ben sperare. I tempi istituzionali sono lunghi e le incertezze inevitabili, ma l’Ue si sta muovendo nella direzione giusta: verso un’integrazione che non si limiti alla composizione degli interessi economici, ma si impegni a rispondere alla domanda politica e sociale dei cittadini europei.

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