Dazi: la parola al professore De Arcangelis. “La giustificazione è solo politica, Trump si trova in difficoltà.”

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Nel pieno del dibattito tra Unione europea e Stati Uniti sulla decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, ci siamo rivolti al professore Giuseppe De Arcangelis, ordinario di Economia politica presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università Sapienza di Roma, e autore dell’articolo “Come combattere il protezionismo illegale di Trump?” pubblicato sulla rivista Eticaeconomia.

Professore, cosa ne pensa della proposta del presidente Trump di imporre i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio?

Innanzitutto penso che sia importante capire le motivazioni che si celano dietro questa scelta. Da una parte, ragioni di politica interna. Lo dimostra la presenza di Trump in Pennsylvania, uno degli Stati con la più alta presenza di industrie metallurgiche – per sostenere il candidato repubblicano Rick Saccone nelle imminenti elezioni – all’indomani dell’approvazione dei dazi. Dall’altra parte, esigenze di politica internazionale, allo scopo di lanciare un segnale da parte degli USA e dimostrare di voler avere un ruolo attivo nella politica commerciale. Il problema principale è che il protezionismo attuato da Trump si muove a margine delle regole pattuite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Tuttavia, non è la prima che un presidente statunitense ricorre a questa misura: nel marzo 2002 George W. Bush applicò un dazio sull’acciaio come misura tariffaria di salvaguardia, come reazione ad un comportamento ritenuto sleale dei Paesi partner. In questo caso, invece, è stato Trump ad aver fatto la prima mossa.

Crede che l’economia americana gioverà di queste nuove misure protezionistiche?

Assolutamente no. D’altronde, nessuna economia trae giovamento dalle misure protezionistiche attive a causa delle controreazioni che potrebbero portare ad una guerra commerciale tra Paesi e compromettere il benessere degli stessi. I mercati finanziari rispondono negativamente a queste azioni, come dimostrato dai crolli che si sono verificati in Borsa negli ultimi giorni.

Come potrebbe reagire l’Unione europea?

L’Unione europa dovrebbe reagire in conformità alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), contrastando il protezionismo illegale di Trump. Tentare di conservare quel poco di legalità internazionale che c’è, evitando lo scoppio di nuove guerre commerciale e adottando le contromisure più adeguate. In ogni caso, la OMC prevede di poter reagire alle misure.

Secondo lei, come crede che si concluderà la situazione?

Difficile prevederlo. Se si farà ricorso all’OMC, gli USA non avranno vita facile (come già accaduto nel 2002, sotto la presidenza Bush). L’esclusione di Ue, Messico e Canada potrebbe ridimensionare la mossa di Trump.

Date le tensioni che si stanno creando, pensa che si possa parlare di un nuovo tipo di guerra fredda?

Non credo che attualmente si possa parlare dell’inizio di una nuova guerra fredda. Occorre ricordare come l’Europa, durante la Guerra Fredda, fosse apertamente schierata con uno dei due blocchi. In questo nuovo scenario, la posizione europea potrebbe risultare determinante e fungere da mediatrice tra le parti in contesa, facilitando un loro riavvicinamento. Tuttavia, è necessario tener conto dell’imprevedibilità di Trump, che sta già agendo in previsione delle elezioni di mid-term di novembre. Nell’ambito dell’UE, fondamentale sarà la posizione italiana e del suo nuovo governo.

Andrea Sorrentino, Anne Sofie Pirazzi, Cristina Martini, Gianfranco Giacalone

 


 

Autore dell'articolo: LabEuropa

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