Interviste

Polonia: tra continuità e rottura, l’intervista al Professor Jan Sawicki dell’Università Sapienza di Roma

crisi diritti Polonia

La situazione di crisi in Polonia sta mettendo alla prova il rapporto del suo Governo con l’Unione europea. Nel 2017 sono state approvate riforme costituzionali che hanno provocato un’ampia ingerenza da parte del potere politico in materia costituzionale e, più di recente, il Partito Diritto e Giustizia ha presentato lo scorso 22 marzo una proposta di modifica sul Tribunale Costituzionale. Abbiamo così chiesto delucidazioni in merito al Professor Jan Sawicki, docente di Costitutional Transition and Democratization presso l’Università Sapienza di Roma.

Professor Sawicki, in merito ai recenti sviluppi, secondo lei il mancato riconoscimento di alcune forze politiche nella Costituzione polacca può averla in qualche modo delegittimata agli occhi dell’opinione pubblica?

La Polonia è stata con l’Ungheria il paese pioniere della trasformazione democratica, prima ancora della cosiddetta Rivoluzione di velluto in Cecoslovacchia e prima del crollo del Muro di Berlino. Ungheria e Polonia sono anche gli ultimi due paesi che hanno coronato il processo di transizione alla democrazia, formalizzandolo con l’adozione di una nuova Costituzione.
In Polonia, in particolare, la Costituzione del 1997 è stata il frutto di un processo molto tormentato, basato su tentativi di compromesso che hanno portato alla sua approvazione mediante referendum con più del 53% dei voti. Gran parte del Paese non ha riconosciuto quella Costituzione e, soprattutto gli attori politici che non l’hanno riconosciuta, fanno parte dell’attuale partito di governo. La Piattaforma Civica (attuale partito di opposizione; ndr) che ha governato per anni con lo stesso Donald Tusk ha al suo interno alcune correnti facenti capo a Solidarność, ma si tratta di correnti diverse, più liberaldemocratiche, mentre la parte a destra di Solidarność è rappresentata dall’area nazional conservatrice, raccolta nella formazione Diritto e Giustizia (il partito che dal 2015 governa il Paese; ndr) dei due fratelli Kaczyński. A parte antichi motivi di dissapore con la Corte Costituzionale, nel 2010 Diritto e Giustizia ha presentato un progetto alternativo di Costituzione che oggi, non avendo la maggioranza per imporlo, non sta discutendo. Tuttavia, cercando di far passare dei referendum d’indirizzo, con l’aiuto del presidente Duda, possono mettere insieme una forza d’urto a livello propagandistico da usare a loro vantaggio nella prossima legislatura.

La Polonia è l’unico Paese dell’Unione europea a non aver conosciuto una crisi economica. Il logoramento del governo Tusk può aver contribuito in parte al quadro politico del 2015 e alla sua successiva evoluzione?

Da questo punto di vista vorrei osservare che il Governo Tusk è stato il primo governo dominato dal partito centrista della Piattaforma Civica ad aver vinto due elezioni parlamentari di seguito, quelle del 2011 e del 2017. La cosa interessante da sottolineare è che la conferma di Tusk nel 2011 e l’elezione del Presidente Komorowski nel corso dello stesso anno, seguono in maniera immediata l’incidente aereo del Presidente Lech Kaczynski. Le conseguenze della crisi psicosociale legata a quel tragico incidente, in cui sono morte anche 100 persone, non si sono registrate immediatamente. Nelle elezioni successive, Tusk e la Piattaforma Civica hanno raccolto importanti successi, per la prima volta nella giovane democrazia polacca. In precedenza era sempre accaduto che le maggioranze uscenti erano state sconfitte, anche con percentuali molto alte, addirittura plebiscitarie, cosa che per altro è comune a tutte le democrazie in Europa e da questo punto di vista non c’è differenza tra Est e Ovest.

E questo secondo lei ha inciso sulla situazione attuale?

Come si sia prodotta la situazione attuale è difficile da spiegare. Probabilmente la Polonia ha risentito di una tendenza diffusa a livello globale negli ultimi anni: quella della paura e dell’angoscia per le ondate migratorie. Sarebbe importante capire perché Paesi ex socialisti come l’Ungheria o la Repubblica Ceca (che pure non ha fatto attentati allo stato di diritto) o altri Paesi dell’Est Europa, tendano a vivere l’immigrazione come una minaccia alla sopravvivenza della loro identità nazionale. Questo è un aspetto su cui Kaczynski ha saputo far leva, fomentando il sorgere in Polonia di un clima xenofobo. È evidente che, in parte, è la ripercussione a livello locale di un fenomeno globale, che si sta espandendo a seguito dei processi migratori e della globalizzazione, ma questo non è un buon momento per le minoranze etniche in Polonia.

La Commissione europea ha reagito sulla base dell’art.7 del TUE, richiamando la violazione dello stato di diritto. Quali possono essere gli sviluppi futuri?

In realtà la procedura ex articolo 7 è stata avviata da poco. C’è però un tentativo di riavvicinamento che in una prospettiva analitica può essere dovuto al fatto che l’Europa ha già tanti problemi da affrontare, come la Brexit e la crisi economica non completamente finita. L’Unione europea non può quindi permettersi di mantenere uno scontro aperto su troppi fronti e deve fare delle concessioni a chi come la Polonia sta contravvenendo in maniera molto grave ai principi dello Stato di diritto.
Di recente, il governo polacco sembra essere disposto a fare alcune concessioni. Sembra che sia disposto ad approvare una legge in Parlamento con cui pubblicare tre sentenze del Tribunale costituzionale, risalenti al 2016, con le quali fu stabilito che l’elezione per il rinnovo delle cariche di cinque giudici avvenuta nel 2015, era in realtà legittima solo per tre di essi. L’effetto pratico di queste sentenze è che due degli attuali giudici del Tribunale costituzionale non sono membri legittimi del suddetto organo ai sensi della Costituzione.
Nel frattempo, la produttività del tribunale costituzionale sta crollando perché i giudici e le minoranze parlamentari si rivolgono molto meno che in passato a tale organo, sempre più sensibile all’attuale maggioranza politica. La manipolazione in senso politico della Corte Suprema e del Consiglio Nazionale della Magistratura, tramite il metodo elettivo, ha inciso così tanto sul sistema che sarà difficile ripristinare lo status quo ante.

 

Ylenia Romanazzi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LabEuropa
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.