Blocco export di Dpi: dietrofront di Francia e Germania

“Potenziare le riserve nazionali in vista del continuo aumento dei contagi”. Così, il 6 Marzo, Germania, Francia e Repubblica Ceca hanno bloccato l’export di mascherine e altri DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) nei confronti degli altri paesi europei.

Una scelta forte che, da quanto dichiarato nel Consiglio straordinario dei 27 ministri della salute UE, ha provocato molto imbarazzo e pesanti critiche. De Blook, ministra della salute del Belgio, ha affermato “Dobbiamo essere solidali nella ripartizione delle maschere di protezione. Un blocco delle esportazioni fra gli Stati membri non è nello spirito dell’Unione europea”. Roberto Speranza, ministro italiano, ha chiarito: “l’Italia non ha un problema di mascherine in questo momento, ma la solidarietà e la collaborazione tra i Paesi membri sono fondamentali”.

Il blocco dell’export

I primi di marzo, l’azienda 3M, leader del settore di dispositivi di protezione sanitari quali camici chirurgici, mascherine protettive, occhiali e visiere, fa recapitare una disdetta di tutti gli ordini da parte dei clienti europei, a causa del blocco da parte della Germania dell’esportazione di prodotti essenziali per il sistema sanitario nazionale.

Una vera e propria beffa, che si unisce alle dichiarazioni della governance tedesca circa “la non ampia diffusione” del virus in Germania, che non giustifica, allora, il ricorso al blocco del settore dei dpi nei confronti degli altri Stati europei.
A ruota, anche Francia e Repubblica Ceca hanno seguito le orme della Germania, provocando l’ira delle maggiori istituzioni europee e degli Stati che stanno affrontando in prima linea la lotta al coronavirus.

La dura presa di posizione dell’Ue

Il 15 Marzo la la presidentessa della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, ha richiesto a Berlino la modifica del provvedimento di blocco dei Dpi, in primis nei confronti dell’Italia che, proprio in quella giornata, aveva toccato i 15.000 infetti e i 1000 morti, posizionandosi al secondo posto subito dopo la Cina e diventando il paese europeo con più contagi.

La minaccia di procedura di infrazione

In particolare, la Commissione ha minacciato la Germania dell’avvio di una procedura di infrazione con iter accelerato, con un avvertimento netto: se non verrà modificata la normativa presa dal governo per l’emergenza Coronavirus, l’Ue avvierà un procedimento immediato contro Berlino. Lo stesso sarebbe stato attuato nei confronti di Bulgaria, Repubblica Ceca e Polonia. È stato richiesto un chiarimento alla Francia che nei giorni precedenti aveva deciso di requisire tutti i dpi sul territorio nazionale senza, però, operare limitazioni sull’export, almeno fino a quel momento.

Passo indietro della Germania: riprende l’export

Il 15 Marzo, due giorni l’accaduto, il commissario Ue al mercato interno Breton rende noto che sono state sbloccate le forniture di mascherine dalla Germania, affermando: “ho avuto intense discussioni con Germania e Francia sulle loro misure restrittive. Accolgo con favore il fatto che ora consentiranno l’esportazione di dispositivi di protezione”.

Inoltre, chiarisce Breton, “l’industria ci dice che la consegna degli ordini è già stata sbloccata e i ministri italiani per la salute e l’industria mi hanno confermato queste informazioni. Continuerò a seguire da vicino la fornitura di materiale per l’Italia”. La Germania, dunque, compie un vero e proprio passo indietro rispetto alle sue decisioni iniziali, spronato da una presa di posizione forte e decisa da parte della leadership dell’Unione Europea.

Vincenzo Gugliotta

Autore dell'articolo: LabEuropa

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