Relazioni esterne

Consiglio proroga fino al 2023 l’operazione IRINI

Il 26 marzo il Consiglio ha prorogato il mandato dell’operazione militare di sicurezza e politica di difesa comune (PSDC) dell’UE nel Mediterraneo, EUNAVFOR MED IRINI, fino al 31 marzo 2023.
L’Unione Europea ha dato avvio all’operazione IRINI (“pace”, in greco moderno) il 31 marzo 2020 con lo scopo di assicurare il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU che dal 2011 vietano il traffico di armi da e per la Libia. Tale operazione nasce a seguito della Conferenza per la Libia, tenutasi a Berlino a gennaio 2020, dove si era concordato sulla necessità di un immediato e duraturo cessate il fuoco in Libia, condizione necessaria per poter iniziare dei colloqui di pace.

Tale operazione è la seconda nel Mar Mediterraneo centrale. Nel 2015, infatti, a seguito dell’ennesimo naufragio che portò alla morte di centinaia di persone in un solo giorno, l’Unione Europea decise di avviare l’Operazione Sophia, la prima nell’area, al fine di evitare tragedie umane derivanti dal traffico di essere umani attraverso il Mediterraneo. Conclusasi il 31 marzo 2020, è stata sostituita con l’Operazione IRINI.
Nell’ambito delle istituzioni europee, l’Operazione IRINI è posta sotto il controllo e la direzione strategica del Comitato Politico e di Sicurezza (PSC), sotto la responsabilità del Consiglio dell’Unione Europea e dell’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza. Tali operazioni sono finanziate tramite il meccanismo che gestisce il finanziamento dei costi comuni delle operazioni militari dell’UE nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), denominato Athena. Le norme relative ai contribuiti ad Athena sono stabilite all’articolo 41, paragrafo 2, del trattato sull’Unione europea. Gli Stati membri contribuiscono con una quota annuale fondata sul rispettivo reddito nazionale lordo.

Scopo dell’operazione IRINI

Il compito principale dell’operazione IRINI è contribuire all’attuazione dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite nei confronti della Libia, stabilito dalla risoluzione 1970 (2011) del Consiglio di sicurezza dell’ONU, attraverso l’uso di risorse aeree, satellitari e marittime. In particolare, la missione è incaricata di effettuare ispezioni di navi in ​​alto mare al largo delle coste libiche, sospettate di trasportare armi o materiale connesso da e verso la Libia in violazione dell’embargo sulle armi alla Libia. Lo fa in conformità con la risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le successive risoluzioni. Inoltre, l’operazione IRINI monitora le violazioni perpetrate tramite rotte aeree e terrestri e condivide le informazioni raccolte con le Nazioni Unite.

Numeri alla mano

In un anno di attività IRINI ha effettuato controlli su oltre 2400 navi e ha monitorato 200 voli sospetti. Ha condotto 100 visite consensuali (i cosiddetti Friendly Approach) a bordo di mercantili e 9 ispezioni. Il 10 settembre 2020 ha effettuato il primo dirottamento nella storia militare europea di una nave sospetta di violazione dell’embargo di armi. L’Operazione, inoltre, monitora costantemente 25 porti e 16 aeroporti o strisce di atterraggio. Le violazioni o presunte tali dell’embargo di armi in Libia sono state finora segnalate agli esperti dell’Onu in 22 special report e hanno riguardato tutte le parti in causa.

Cambio al timone di IRINI

Il Comando in mare (Force Commander) viene assegnato ogni sei mesi, alternativamente, all’Italia e alla Grecia. Assieme al Force Commander, è sottoposta a rotazione anche la nave ammiraglia. Il 1° aprile, l’Ammiraglio Fabio Agostini, Comandante dell’Operazione IRINI, ha partecipato alla cerimonia di presa in consegna del nuovo Comandante della Forza, Contrammiraglio Stefano Frumento della Marina Militare Italiana, che sostituisce il Commodoro Theodoros Mikropoulos della Marina Militare Greca. Allo stesso tempo la nave da guerra italiana San Giorgio sostituisce la nave greca Aegean.

Irene De Mattia

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