Relazioni esterne

Macedonia del Nord: la vittoria di Borisov in Bulgaria complica l’ingresso nell’Ue

European Union and Macedonia. The concept of relationship between EU and Macedonia.

Ci troviamo nell’anno 2003 quando l’Unione Europea, adottando l’agenda di Salonicco, avvia ufficialmente un progetto ambizioso, volto all’integrazione dei Paesi balcanici occidentali all’interno della propria area.
Grazie a questa iniziativa, i dialoghi tra quest’ultimi e l’Ue conducono ad evidenti progressi. Un esempio è costituito proprio dalla Macedonia del Nord che ottiene due anni dopo, nel 2005, la qualifica di Stato candidato all’Ue. Nonostante  le premesse confortanti, gli eventi successivi hanno rivelato una realtà dei fatti ben diversa, caratterizzata dall’impossibilità per lo Stato macedone di realizzare il proprio obiettivo europeista. Tali ostacoli sono stati e sono tutt’ora rappresentati prevalentemente da fattori esterni, riconducibili a veti espressi da alcuni Stati in merito a questo allargamento.

Lo scoglio greco contro la Macedonia del Nord

La nemica più grande in questo senso è stata per molti anni la Grecia. La controversia nasce all’indomani della dissoluzione della Jugoslavia, evento che comporta  la dichiarazione di indipendenza da parte delle ex Repubbliche socialiste. Tra di esse figura la Macedonia del Nord che, nel 1991, si autoproclama come nuovo Stato, con il nome di “Macedonia”: la Grecia si oppone, affermando che con questo termine ci si riferisca ad un territorio già esistente, ossia ad una delle regioni elleniche, conosciuta appunto come Macedonia. In secondo luogo, si profila un’altra divergenza: la scelta del nuovo simbolo per la bandiera del neo-nato Stato macedone, ossia il Sole di Verghina, viene aspramente contestata da Atene, in quanto sarebbe un emblema appartenente alla cultura greca.  Se a tutto ciò si aggiunge anche il fatto che, secondo il punto di vista greco, la costituzione macedone conterrebbe impliciti riferimenti a desideri di espansione verso i territori ellenici, si può facilmente dedurre come la situazione sia stata per molto tempo intricata.
Dopo circa trent’anni di battaglie si è però giunti finalmente ad un compromesso epocale: a Prespa, il 12 giugno 2018, lo Stato greco promette di non apporre più veti circa l’ingresso della Macedonia nell’Unione europea, a condizione che essa cambi il proprio nome in “Macedonia del Nord”, rinunciando a desideri espansionistici e abbandonando il simbolo del Sole di Verghina.

Un nuovo muro chiamato Bulgaria

Se l’accordo nel 2018 con la Grecia sembrava potesse essere il pass decisivo per l’ingresso della Macedonia del Nord nell’Ue, la situazione non si è evoluta nella direzione auspicata. Un nuovo attore internazionale, la Bulgaria, ha infatti deciso di porre nuovi ostacoli all’ingresso di Skopje nell’Ue. Il dato curioso però è il seguente: seppur ci siano sempre state lievi tensioni per questioni identitarie e nazionalistiche tra Bulgaria e Macedonia del Nord, i due governi e le rispettive diplomazie hanno sempre collaborato con grande impegno, mostrando maturità e solidarietà, evitando che divergenze circa determinate questioni potessero sconvolgere le relazioni internazionali. Ciononostante, all’indomani della risoluzione del conflitto greco-macedone, la Bulgaria, guidata dal 2017 dal primo ministro Bojko Borisov, ha deciso di frenare nuovamente il processo di allargamento europeo nei balcani occidentali. Le elezioni bulgare di inizio aprile ’21 avrebbero potuto invertire la rotta, ma, sfortunatamente per Skopje, esse hanno confermato nuovamente la vittoria di Borisov e del suo partito conservatore.

Il futuro europeo della Macedonia

Da questa situazione si può dunque dedurre come le sorti europee della Macedonia del Nord siano legate non tanto all’ostruzionismo di uno Stato estero, bensì all’incomprensibile chiusura di determinate personalità politiche. Si è probabilmente persa un’occasione per favorire un traguardo importante che indirettamente avrebbe potuto portare numerosi vantaggi anche per lo Stato bulgaro. In queste situazioni sarebbe produttivo che i leader politici si mettessero nei panni dell’altro: invertendo i ruoli, quale sarebbe stata la reazione di Borisov se Skopje si fosse opposta all’ingresso della Bulgaria nell’Ue? Sarebbe giunto il momento che si iniziasse a ragionare secondo una visione più lungimirante. È  triste constatare invece come la smania del protagonismo politico e la miopia del nazionalismo abbiano nuovamente impedito all’uomo di realizzare un passo fondamentale verso il progresso.

Adriano Bellucci, Carlo Fantini

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