Interviste

Le conseguenze economiche delle sanzioni alla Russia sugli Stati membri: intervista al professore Giuseppe De Arcangelis

In risposta alle recenti azioni militari della Russia, l’Unione europea ha deciso di imporre delle sanzioni al Paese come metodo punitivo: in che modo questo avrà ripercussioni sulla situazione? È stato opportuno applicare questo tipo di approccio o sarebbe stato meglio agire diversamente? A rispondere a queste domande è il professore Giuseppe De Arcangelis, docente di Economia Internazionale del Dipartimento di Scienze Sociali ed economiche dell’Università Sapienza di Roma.

Con quale obiettivo sono state introdotte le sanzioni come meccanismo punitivo verso chi compie degli illeciti?

L’obiettivo, come per tutte quante le motivazioni che ci sono dietro le sanzioni, è punire un Paese per un’azione che ha commesso, in maniera più intensa e forte del semplice ritiro degli ambasciatori che è la prima azione che si fa generalmente, ma non così forte come rispondere con un altro conflitto
La sanzione economica, quindi, va a metà tra questi due modi di reagire e l’Unione Europea, insieme a Stati Uniti e altri Paesi ha perseguito questa linea. Le sanzioni economiche possono prendere forme diverse: sono sanzioni generali a cui poi vengono associate sanzioni economiche che si concretizzano in misure di impedimento al commercio internazionale (dazi o le quote) ossia limitazioni quantitative, o limitazioni di tipo finanziario, che sono quelle con un effetto più immediato e più difficili da evitare, mentre le sanzioni commerciali, attraverso la triangolazione, si possono aggirare più facilmente, come è successo con le sanzioni introdotte nel 2014. L’obiettivo da parte dei Paesi Europei è sanzionare, dunque punire, attraverso gli strumenti unici della sanzione, l’aggressione da parte della Russia.

Putin ha affermato che “le sanzioni saranno un boomerang per l’Europa”. In che misura secondo lei le sanzioni alla Russia peseranno sui sanzionatori stessi?

Le sanzioni di per sé pesano sempre sui Paesi sanzionatori ed è logico che sia così. Questa è la maggiore debolezza che le sanzioni hanno rispetto ad altre forme di reazioni alle aggressioni, come ad esempio il ritiro degli ambasciatori, che non ha nessun costo a livello nazionale, o il conflitto armato, il quale ha altre tipologie di costi, ovvero l’aumento della spesa pubblica per il finanziamento dello stesso e le perdite di vite umane. Le sanzioni economiche sono molto più complicate perché coinvolgono la compliance, cioè l’adesione completa delle imprese e degli attori che sul territorio nazionale dovranno rinunciare a quelle linee commerciali. Ad esempio, le esportazioni dell’Italia nei confronti della Russia rappresentano una parte consistente delle esportazioni totali italiane, quindi questo vuol dire che le imprese italiane potranno avere un effetto particolare su alcuni settori produttivi e su alcune aree del Paese. Per quanto riguarda i servizi, c’è da dire che molti turisti e oligarchi russi investono in Italia e impedirgli di farlo avrà sicuramente dei costi rispetto a chi beneficia di tali investimenti in Italia. Dunque, qualsiasi tipo di sanzione ha dei costi importanti da questo punto di vista. Per non parlare poi del costo energetico. Il fatto che l’Europa sia diventata sia diventata particolarmente dipendente dal flusso di gas e di petrolio russo rende l’affermazione di Putin particolarmente veritiera e non priva di fondamento. Come nel 2014, anche oggi la Russia sta pensando di disegnare delle contro sanzioni. Bisogna dunque aspettare e vedere se si parla addirittura di evitare le esportazioni di petrolio o di gas nei confronti dei Paesi europei. Se si fermano le esportazioni di queste materie prime, i Paesi europei non hanno la materia prima, ma la Russia non avrà la disponibilità finanziaria e il canale finanziario che proviene dalla vendita di gas e petrolio è l’unico introito che si ha nei confronti della Russia perché tutte le altre riserve internazionali sono state congelate. 

Quali misure possiamo aspettarci quindi che gli Stati membri prenderanno nel medio-lungo periodo per mitigare le conseguenze derivanti dalle sanzioni imposte alla Russia?

Qui potrebbero entrare in gioco diverse procedure. Quella più semplice è avviare dei sussidi nei confronti dei Paesi più colpiti e di ciò se ne parla anche a livello comunitario. Ci sono anche gli effetti indiretti, ovvero l’aumento indiretto del costo dell’energia. Se dovesse essere un inasprimento dovuto all’atteggiamento russo chiaramente bisognerà pensare ad un intervento sui prezzi del carburante e del gas. La buona notizia è che si sta pensando ad un’azione comune europea da questo punto di vista. Questa è senz’altro una buona notizia perché a questo punto ci sarebbe meno concorrenza tra i vari Paesi. 

Cosa può comportare l’aumento dei prezzi delle materie prime?

C’è un aspetto importante che va sottolineato e che colpisce relativamente meno l’Unione Europea ma è importante dal punto di vista mondiale. L’aumento del prezzo di alcune materie prime, soprattutto dei beni agricoli, ormai sta portando ad un aumento del prezzo del cibo in molti altri Paesi nel mondo, aggravando la situazione di food security in questi Paesi. Questa è una conseguenza a cui non si può prescindere considerando anche che Russia e Ucraina sono tra i maggiori produttori mondiali di cereali e i cereali sono una parte consistente della dieta basilare di molti Paesi in via di sviluppo. Questo effetto dell’aumento del prezzo di alcune tipologie di materie prime può aggravare la situazione già precaria dopo la situazione del covid in molti Paesi in via di sviluppo.

In conclusione ritiene che, anche alla luce delle conseguenze economiche derivanti dalle sanzioni, è stato opportuno agire in questo modo oppure sarebbe stato meglio agire diversamente?

La strada delle sanzioni dure e immediate è stata la miglior risposta che si poteva dare a violazioni del diritto internazionale come quelle perpetrate dalla Russia. L’Unione europea, adottando i vari pacchetti di sanzioni, si può dire che abbia mantenuto una via intermedia tra non intervenire affatto e intervenire militarmente.

Beatrice Bellotto, Costanza Boccanegra, Serena Spina

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