Pacchetto allargamento: nuove adesioni in vista?

balcani nell'ue

Ad aprile la Commissione europea ha adottato il Pacchetto allargamento annuale sulla valutazione dell’attuazione della politica di allargamento dell’Unione europea. Il pacchetto comprende anche le sette relazioni sui singoli Paesi all’interno della quali vengono evidenziate le problematiche dei paesi dei Balcani occidentali e gli interventi necessari per un loro eventuale ingresso nell’Unione europea. Il report valuta i livelli raggiunti da ogni Paese e la conformità ai criteri di Copenaghen, stabiliti nel 1993 dal Consiglio europeo. I criteri sono politico ed economico, oltre all’adesione all’acquis communitaire. La Commissione ha, inoltre, invitato il Consiglio di decidere di avviare i negoziati di adesione con la Macedonia e l’Albania.

Criterio politico

Nel rapporto, la Commissione sottolinea i passi in avanti che ha fatto la Macedonia con la messa a punto di riforme prioritarie e riconosce i miglioramenti che l’Albania ha apportato all’interno del proprio sistema giudiziario grazie alla riconsiderazione del ruolo dei giudici, aumentandone la professionalità e l’integrità dei giudici e assicurando così l’indipendenza di tutto il sistema.  All’attenzione della Commissione, rimane il nodo Turchia, dove – come rileva la Commissione nel rapporto – le modifiche costituzionali hanno indebolito l’efficienza e l’indipendenza dei giudici e dove i diritti fondamentali non sono rispettati totalmente (i mass media non hanno la libertà di espressione e i decreti emanati durante lo stato d’emergenza, come il diritto alla difesa, vanno contro i diritti procedurali).
Con l’obiettivo di  sconfiggere la corruzione pubblica e raggiungere gli standard europei, l’Unione europea suggerisce pertanto un aumento delle indagini e delle incriminazioni, oltre che un sistema sanzionatorio che scoraggi l’abuso d’ufficio. In quest’ottica, l’Ue ha già rafforzato la cooperazione dei Paesi balcanici con le agenzie Europol e EuroJust (che si occupa di indagini e l’imputazione di crimini organizzati internazionali).
Nonostante vi siano elezioni regolari in tutta la zona dei Balcani, i cittadini non ripongono comunque fiducia nelle istituzioni perché i parlamentari – si legge ancora nei rapporti della Commissione – continuano a gestire male le risorse dello stato e abusano dei loro poteri durante le elezioni. E anche in materia di trasparenza delle istituzioni verso i cittadini, i Paesi dei Balcani non raggiungono gli standard europei. La Commissione ha riscontrato inoltre la mancanza di dialogo politico soprattutto in Turchia e Kosovo, dove non risultano proporzionalità e equilibrio tra i partiti in Parlamento. Ad ogni modo, la Commissione rileva che piano strategico dei singoli governi nazionali e i relativi budget sono migliorati nei Balcani, mentre in Turchia c’è ancora bisogno di miglioramenti.

Criterio economico

Il potenziale economico della regione dei Balcani è considerato dalla Commissione alto ma, nonostante negli ultimi anni il tasso di crescita sia stato positivo, la Commissione rileva ancora difficoltà strutturali che rallentano la crescita, tra cui alti livelli di economia sommersa, accesso al credito complesso e bassi livelli di innovazione. Inoltre, sulla base del rapporto, risulta assente un sistema di Corti indipendenti ed efficienti che applichino le regole sulla concorrenza in modo equo. L’influenza dello Stato nell’economia è infatti troppo forte, amplificando così il rischio di corruzione. L’Unione europea spinge quindi per una politica di privatizzazione e supporta i paesi dei Balcani tramite l’Economic Reform Programme, uno strumento essenziale per attuare le riforme strutturali, ovvero programmare politiche (anche di lungo periodo) e raggiungere i parametri dettati dal criterio economico. In questo senso, l’Unione si sta anche muovendo per dar vita ad una Regional Economic Area, una forma di mercato unico balcanico che possa anche modernizzare l’unione doganale con la Turchia.

Cooperazione internazionale e terrorismo

La cooperazione sulle rotte balcaniche ha permesso di far scendere del 91% nel 2017 i transiti di immigrati irregolari, stabilizzando anche i confini (in particolare Macedonia e Serbia si sono dimostrare partner molto affidabili) mentre l’accordo con la Turchia ha permesso una diminuzione del 77% dei transiti sulla rotta che attraversa il mar Egeo. Inoltre, grazie a circa 1,9 miliardi già erogati (dei 3 miliardi previsti) più di 800 mila persone hanno ricevuto strumenti per l’istruzione e l’apprendimento del turco, altre 800 mila persone hanno ricevuto cure mediche e più di 210 mila bambini siriani sono stati vaccinati. La Commissione sta ora negoziando gli accordi con l’Agenzia Frontex per dislocare squadre dell’Agenzia ai confini esterni dell’Unione in supporto alle guardie di confine nazionali.
La Commissione raccomanda poi la creazione di strumenti per combattere la minaccia del terrorismo e impedire in modo efficiente l’estremismo violento e la possibile radicalizzazione. Tra le azioni della Commissione, rientra l’European Union Radicalization Awareness Network, una rete per la prevenzione del coinvolgimento in ambienti radicali dei soggetti più a rischio, come gli immigrati.
Infine, una delle priorità  della Commissione nell’adesione di nuovi Stati membri è la conclusione delle dispute bilaterali. E un problema a parte costituisce la Turchia, al centro di dispute bilaterali per la risoluzione delle controversie su Cipro nord.

 

Camilla Guidi, Bagym Kupeshova, Matteo Roncone

Autore dell'articolo: LabEuropa

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