Macedonia: l’accordo con la Grecia per il cambio del nome

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Modificare il nome in Repubblica di Macedonia del Nord. Questo il contenuto dell’accordo preliminare siglato dai primi ministri di Grecia e Macedonia, Alexis Tsipras e Zoran Zaev, per mettere fine alla oramai lunga disputa sul nome della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia. L’accordo, firmato il 17 giugno a Psarades, sarà subordinato a un voto parlamentare in entrambi i Paesi e a un referendum da tenersi in Macedonia. La ridenominazione dello Stato, infatti, dovrà comportare una modifica della sua Costituzione, e la conseguente cessazione dell’opposizione greca all’ingresso della Macedonia nell’Unione europea e nella NATO. L’appuntamento cruciale sarà quello del Consiglio europeo della prossima settimana, in vista del quale la Commissione europea, già ad aprile, ha raccomandato gli Stati membri di avviare i negoziati di adesione tanto con la Macedonia quanto con l’Albania.

 

L’intesa è stata salutata con soddisfazione dall’Alto Rappresentante per gli Affari esteri, Federica Mogherini, che ha svolto un ruolo da protagonista nel sostegno dei negoziati insieme al diplomatico e rappresentante dell’ONU, Matthew Nimetz. Federica Mogherini ha affermato che l’accordo, inserito nella cornice di un intenso dialogo con i Paesi dell’area costituisce un ulteriore passo nella direzione di una trasformazione dell’area balcanica e una possibile fonte di ispirazione per gli altri soggetti che ne fanno parte, oltre che un presupposto per il miglioramento delle opportunità di investimento e delle relazioni di buon vicinato.

Rimane l’incognita delle politiche interne ai due Paesi. L’accordo, infatti, ha scatenato non poche voci di dissenso all’interno delle opinioni pubbliche interessate, materializzatesi nelle manifestazioni di Skopje e Atene, e trovato l’opposizione di fette importanti dell’ambiente politico di entrambi i Paesi. Il Presidente macedone Gjorge Ivanov ha, infatti, annunciato la propria contrarietà all’intesa, ponendosi sulla stessa linea dell’opposizione parlamentare, mentre in Grecia le voci critiche provengono non solo dal partito di centrodestra Nuova Democrazia, ma anche dai Greci Indipendenti facenti parte della coalizione di governo.

Il contesto in cui l’intesa si inserisce è quello del progressivo avvicinamento dei Balcani occidentali alla sfera dell’Unione europea che, messa in discussione dagli sviluppi politici dei Paesi fondatori e logorata dalle conseguenti (e crescenti) turbolenze, cerca di trovare una nuova spinta propulsiva giocando la carta dell’allargamento. Prospettiva che è stata ribadita in occasione del recente vertice di Sofia.

 

Edoardo Incani 

 

Autore dell'articolo: LabEuropa

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