Frontiere UE di nuovo aperte: quali sono i requisiti richiesti

Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europea, il primo luglio ha annunciato la decisione ufficiale dei 27 Stati Membri dell’Unione Europea: riaprire le frontiere per la prima volta dopo il 16 marzo 2020, data in cui era stata decisa la chiusura di queste per arginare la pandemia di Covid-19. Ma le frontiere non sono aperte ad ogni cittadino extraeuropeo, ma solo a coloro che provengono da un paese che risulti soddisfare tutta una serie di requisiti che tengono conto della situazione epidemiologica e delle misure di contenimento in vigore per il contagio da Coronavirus.

I requisiti richiesti per i Paesi extraeuropei

I requisiti previsti dall’Unione Europea per avere libero accesso al suo territorio sono brevi e puntali:

  • Un’informazione trasparente circa la diffusione del contagio da Coronavirus.
  • La previsione di test e tracciamento dei contatti per gli infetti.
  • Una tendenza stabile o in diminuzione di casi degli ultimi 14 giorni.
  • Un numero di nuovi casi al di sotto della media Europea

Quali cittadini extraeuropei potranno entrare nuovamente in Europa?

Così il 30 giugno 2020 il Consiglio dell’Unione Europea, quando ancora era presieduto dalla Croazia, ha ufficializzato una lista di Paesi che soddisfano quegli attributi. Si tratta di una lista di 14 paesi: Australia, Algeria, Montenegro, Marocco, Ruanda, Tunisia, Giappone, Canada, Corea del Sud, Thailandia, Nuova Zelanda, Serbia, Georgia e Uruguay. Il Consiglio ha poi previsto la revisione e l’aggiornamento della suddetta lista ogni 14 giorni, valutando di volta in volta a quali nuovi Paesi terzi riaprire in base all’evoluzione della situazione epidemiololgica.

Paesi esclusi dalla riapertura delle frontiere

Sono rimasti fuori dalla lista senza permesso di accesso alle frontiere, non senza conseguenze economiche, Stati Uniti d’America, Israele, Russia, Brasile e India.
Caso a parte è la Cina per cui è stato prevista un criterio particolare: il criterio di reciprocità in virtù del quale potranno entrare nell’area di Shengen solo se eliminerà a sua volta la quarantena nei confronti dei cittadini europei.

Frontiere economiche

È proprio a causa del Covid-19 che molte attività hanno dovuto chiudere. L’insistenza degli effetti del virus sull’economia ha fatto sì che il Pil americano, in crescita dal 2009 nonostante la crisi, sia crollato del 4,8% nel primo trimestre del 2020, quando si stimava una perdita “solo” del 4%. Ciò preoccupa molto di più se si pensa che Trump era riuscito a fare miracoli in termini di crescita del pil e dell’occupazione e che non si sa ancora con certezza quando l’economia, globale in generale e statunitense in particolare, si riprenderà concretamente. Gli Stati Uniti si presentano in maniera disastrosa anche per il numero dei morti causa Covid, arrivato a 136.000, su più di tre milioni di contagiati: un bilancio pesante sul piano internazionale, ma tutto sommato in regola coi numeri di decessi internazionali causa Covid rispetto ai suoi quasi 330 milioni di abitanti.
A seconda dell’andamento dell’epidemia, i singoli paesi UE potranno prevedere misure restrittive per il contenimento del contagio.

Camilla Bigozzi , Andrea Cardinali

Autore dell'articolo: LabEuropa

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