L’Ue sospende Schengen: quando l’Europa fa muro

A partire dal 17 marzo 2020, dopo la videoconferenza dei 27 Paesi UE cui hanno preso parte tutti i loro leader, è stato momentaneamente sospeso il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle merci e delle persone sul territorio europeo.

Data la precarietà e la pericolosità della situazione Covid-19 l’intera Europa ha scelto di fare blocco, chiudendosi in sé stessa per 30 giorni. Non sarà possibile, infatti, arrivare in Europa da Paesi extra-europei, salvo casi specifici. Alcuni Paesi europei hanno riadottato i sistemi di frontiera anche all’interno dell’area Schengen. Questo accade proprio per intensificare i controlli scovando i possibili casi di Covid-19 ed isolandoli, così da bloccare il contagio ormai dilagante.

Schengen e la politica economica Europea ai tempi del Covid-19

Ma Schengen non nasce solo per la libera circolazione del cittadino ma anche per la libera circolazione delle merci. Uno dei fondamenti della politica economica europea.
Le merci non smetteranno di circolare liberamente nei nostri territori europei.
È questa una delle guidelines più importanti prese in materia di politica economica per fronteggiare l’altra importante sfida che il Covid ci sta imponendo, quella economica.
La situazione è infatti preoccupante, e peggiora di settimana in settimana come ha detto il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Lyen: “È uno shock esterno mai avuto prima e dobbiamo fare di tutto per proteggere l’economia e le persone. Non esiteremo a prendere misure aggiuntive se la situazione lo richiede”.

Tornare al “Whatever it takes”

Il nuovo piano di rimando sta lavorando sulla clausola di “salvaguardia generale”. La Commissione ha disposto da tempo un team di esperti che segue da vicino gli sviluppi e gli effetti della pandemia mondiale nei settori del commercio, manifatturiero, del turismo e dei mercati mondiali. Così da analizzare l’economia nel suo complesso.
Michel, Presidente del Consiglio Europeo porta avanti la filosofia del “Whatever it takes” cosicché si ristabilisca la fiducia e si sostenga la ripresa stabilmente, formula precedente utilizzata da Mario Draghi ai tempi della recente crisi economica.

David Sassoli, uniti ne usciremo

È quindi un’Europa che risponde con una parola chiave: unità. È solo attraverso l’unità, la collaborazione, la risposta corale che si vince questo importante duello tra l’umanità e il Covid-19. Ne è sicuro, e, rassicura il popolo europeo il Presidente del Parlamento David Sassoli. Apre infatti le dichiarazioni immediatamente successive alla riunione virtuale di capi e di governo affermando di dover “correggere gli egoismi europei” ed ammettendo una precedente mancanza di coordinamento tra governi nazionali. Ci sarà un’Europa più unita perché vuole essere più utile. “Siamo una famiglia europea e nessuno sarà lasciato solo, nessuno dovrà agire da solo.”


Si salvaguarderà la vita con tutte le condizioni necessarie affinché non si rinuncerà a vivere soprattutto da europei. Ma ciò che manca in materia di coordinamento europeo è un sistema sanitario europeo coordinato tra i 27 Paesi. Probabilmente dovrebbe esserci, un ulteriore cessione di sovranità da parte degli stati membri affiché esso si crei in questa situazione di emergenza. 

Maggiore integrazione, per affrontare la crisi

Di questa tesi, ne è ben convinto il Professor Triulzi, docente di Politiche Economiche Europee  alla Sapienza di Roma, che  in un’intervista pubblicata su questo blog, alla domanda se questa cessione di sovranità sia necessaria o meno risponde così: “Sì, penso sia necessario, di fronte a emergenze come quelle determinate dall’epidemia del Covid-19  e, tenuto conto di quanto realizzato dall’ Ue per rafforzare il processo d’integrazione tra gli Stati membri (unione doganale, mercato unico, euro), rinunciare a politiche sanitarie autonome a favore di interventi sanitari di emergenza. La diffusione di questa epidemia è la manifestazione più evidente di un mondo ormai globalizzato sotto ogni profilo; e i fenomeni economici e monetari non sono i soli che possono provocare, così come avvenuto in prevalenza nel passato, conseguenze drammatiche sulle economie dei singoli Stati.”

Chiara Rossi, Francesca Statera, Jhonathan Flores, Alessandro Stortini

Autore dell'articolo: LabEuropa

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