Accordo! Risultato storico del Consiglio europeo di luglio 2020

Special European Council Press Conference

“ Deal!”. Una singola parola, “accordo”, apparsa nella notte del 21 luglio in un tweet del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, dà voce al suo sfogo e chiude un vertice dei Capi di Stato e di governo storico, non solo per la sua durata — con 92 ore, il vertice ha raggiunto la lunghezza del delicatissimo vertice di Nizza del 2000 — ma anche per le decisioni raggiunte.

Coordinato dalla Germania, a cui dal primo luglio spetta la presidenza di turno del Consiglio, il vertice ha riguardato due temi fondamentali e strettamente connessi: il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP 2021-2027) e il piano di ripresa economica, il cosiddetto Next Generation EU.

Le origini del vertice e le posizioni di partenza: i “Frugal Four”

In maggio, Francia e Germania hanno proposto l’introduzione di un fondo da 500 miliardi di euro per contrastare la crisi economica, finanziato congiuntamente dagli Stati Membri attraverso l’emissione di titoli comunitari. Nel riprendere tale proposta, la Commissione ha poi avanzato un’iniziativa legislativa, il Next Generation EU, aggiungendo ai 500 miliardi di sovvenzioni altri 250 miliardi sotto forma di prestiti. Contemporaneamente, la Commissione ha rivisto la sua proposta di maggio 2018 per il QFP, aumentando la potenza di fuoco del budget comunitario a 1,100 miliardi. I leader europei erano così chiamati ad esprimersi su queste due iniziative legislative, con particolare riguardo ai volumi del QFP e del Next Generation EU, alla governance degli stessi ed al loro rapporto.
Le trattative a riguardo sono state rese difficili dalle molto discordi posizioni di partenza. In generale, si sono scontarti due raggruppamenti di leader: da un lato il gruppo degli autoproclamatosi Frugal Four (Olanda, Danimarca, Austria, Svezia, a cui si è aggiunto dopo la Finlandia), dall’altro un gruppo di paesi sud-europei, capeggiati dall’Italia ma sostenuti con forza anche da Germania e Francia, che chiedeva più solidarietà europea. Per quanto concerne l’ammontare del fondo per il Next Generation EU, il gruppo dei frugali domandava una riduzione della quantità di sussidi stanziabili a favore di un aumento della quantità prevista sotto forma di prestiti. In merito alla governance di questi fondi, il Premier olandese Rutte pretendeva inoltre di dare al Consiglio europeo la prerogativa di controllare lo stanziamento dei fondi. Secondo la sua proposta il Consiglio avrebbe dovuto approvare all’unanimità i piani economici nazionali che ogni Stato membro è tenuto a presentare per accedere ai fondi. Ciò avrebbe dato ad ogni governo un potere di veto sullo stanziamento degli stessi.

Il fronte dei “Solidali”

Il fronte dei “solidali” chiedeva invece di mantenere la ripartizione del fondo tra sussidi a fondo perduto e prestiti, per evitare che la situazione dei paesi già economicamente più vulnerabili fosse aggravata da ulteriori prestiti da ripagare. Inoltre, alla volontà olandese di sottoporre gli stanziamenti ad una decisione unanime nel Consiglio si è opposto con forza Giuseppe Conte. La delegazione italiana ha chiesto di circoscrivere lo scrutino intergovernativo sugli stanziamenti, sostituendo il requisito dell’unanimità con quello della votazione a maggioranza qualificata. Nella stessa ottica, “i solidali” hanno difeso la proposta della Commissione di inglobare i fondi previsti dal Next Generation EU all’interno del QFP 2021-2027. Non si tratta in questo caso di una semplice formalità, bensì di un nuovo terreno di scontro tra la visione europea intergovernativa e quella sovranazionale. Infatti un unico bilancio, comprendente quindi anche il fondo per la ripresa economica, permette al Parlamento europeo di svolgere il suo ruolo di controllo sull’uso dei fondi ed alla Commissione di essere il principale organo decisionale in merito allo stanziamento.

Il compromesso: accordo raggiunto

Il clima del vertice è stato sicuramente molto teso e non sono mancate accuse, ad esempio tra Macron e Kurz e tra Conte e Rutte. Ciononostante, i leader e le loro delegazioni — ridotte di numero per minimizzare le possibilità di contagio del Covid-19 — sono riusciti a trovare un accordo di grande valore.
La dotazione complessiva del fondo per la ripresa è stata confermata a 750 miliardi. Tuttavia, dopo numerose oscillazioni nelle varie proposte, i leader si sono accordati di aumentare la quota di prestiti da rimborsare e ridurre di conseguenza quella dei prestiti a fondo perduto, che scende dai 500 miliardi previsti dalla Commissione a 390 miliardi. A farne le spese sono sopratutto programmi di investimento in materia di ricapitalizzazione delle PMI, di transizione ambientale e di ricerca e sviluppo. Il fondo sarà inquadrato all’interno del QFP 2021-2027, che raggiunge così la storica cifra di 1,820 miliardi di euro. Le decisioni in materia di stanziamento dei fondi saranno quindi prese prevalentemente dalla Commissione, la quale sarà guidata nelle sue scelte dalla conformità dei piani nazionali con gli obiettivi comunitari. L’insistenza della delegazione italiana ha così ridotto notevolmente le prerogative in materia del Consiglio europeo, che potrà essere ora interpellato solo in casi “eccezionali”, cioè quando un paese ritiene che i piani d’investimento di un alto Stato membro si scostano considerevolmente dalle linee guida elaborate dalla Commissione. In tali casi il Consiglio europeo sarà chiamato ad esprimersi, tuttavia non all’unanimità ma a maggioranza qualificata.

Accordo storico per l’UE

Per la prima volta nella storia d’Europa esiste quindi un programma di emissione di debito comunitario, gestito prevalentemente all’interno della dimensione sovranazionale. Per arrivare a questa svolta storica è stato però necessario fare numerose concessioni al gruppo dei frugali. Ad esempio, sono state accolte le loro richieste di aumentare i rimborsi ai contributi del bilancio comunitario, i cosiddetti rebate di eredità thatcheriana. Così alla Danimarca andranno 322 milioni di rimborsi all’anno, all’Austria 565, alla Svezia 1,069 ed all’Olanda 1,921. Viene inoltre aumentata la percentuale che gli Stati nazionali possono ritenere dai dazi doganali alle importazioni extra-comunitarie. Da ciò beneficerà soprattutto l’Olanda, essendo il suo porto di Rotterdam la porta di ingresso principale alle importazioni dal resto del mondo. La rinuncia più amara è però forse l’eliminazione della proposta del Presidente Michel di condizionare l’esborso dei fondi al rispetto dello stato di diritto, elemento intrinseco nell’identità comunitaria e oggi sotto pressione in alcuni paesi dell’Europa orientale. Tuttavia, non è stato possibile superare la minaccia di veto all’accordo posta dal gruppo di Visegrad, capeggiato da Polonia e Ungheria.

Tutti vincitori

Come spesso accade, è stato possibile raggiungere un compromesso perché l’accordo non crea dei chiari sconfitti e permette a tutti di cantare vittoria. Il gruppo dei frugali ottiene concessioni importanti, che consentono ai propri leader di dimostrare che hanno saputo tenere testa alle richieste di paesi più forti, quali la Francia e la Germania. Quest’ultima dà un’ulteriore prova della sua capacità di mediare a livello europeo. Inoltre Merkel, se da un lato potrà dire di essere venuta incontro alle necessità di paesi come la Francia e l’Italia, dall’altro avrà anche la possibilità di rassicurare i segmenti più conservatori della società tedesca, essendo state accolte parzialmente le richieste olandesi sullo scrutinio intergovernativo della concessione dei fondi. Nonostante queste concessioni, il risultato più innovativo è stato portato a casa da quei paesi che con più forza avevano richiesto una risposta europea alla crisi economica causata dalla pandemia, Francia e Italia in testa. Infatti è indubbio che, malgrado le limitazioni temporali e strutturali sull’uso dei fondi, siamo di fronte ad una proposta concreta di innovazione nell’architettura comunitaria. La palla passa adesso al Parlamento europeo, che si dovrà esprimere a riguardo. Ma il vertice di Bruxelles del Consiglio europeo ha sicuramente effettuato un ulteriore e importante passo sulla strada dell’integrazione europea.

Giulio Michele Girardelli

Autore dell'articolo: LabEuropa

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