Rinnovo accordo di partenariato tra Ue e OACPS

L’Unione europea e l’OACPS, organizzazione internazionale che riunisce Stati africani, caraibici e del Pacifico, sono arrivati a un’intesa politica il 3 dicembre 2020 per il rinnovo dell’accordo di partenariato che li lega sin dal 1975 con la Convenzione di Lomé e poi rinnovato nel 2000 con la Convenzione di Cotonou. Essa avrebbe dovuto cessare i suoi effetti nel febbraio 2020, ma per via dei ritardi che si sono incontrati nella negoziazione di un nuovo accordo, la sua scadenza è stata estesa a dicembre 2020 e poi ancora novembre 2021, anche a causa della pandemia di Covid 19, che ha assorbito le attenzioni dei principali soggetti politici mondiali.
La conclusione del negoziato
In conclusione dell’accordo dei primi di dicembre la capo negoziatrice per l’Unione Europea, Jutta Urpilainen, ha dichiarato che “L’accordo odierno segna una tappa verso una nuova era per l’UE, l’Africa, i Caraibi e il Pacifico. Gli abitanti di queste quattro regioni del mondo beneficeranno di questo ambizioso accordo, che ci consentirà di affrontare meglio le nuove realtà e le nuove sfide come attori mondiali.”
Sulla stessa linea la sua controparte, il professore Robert Dunay, il quale ritiene che “L’accordo politico raggiunto… al termine di questi lunghi e intensi negoziati, apre la strada a un partenariato moderno e più solido a livello nazionale, regionale e internazionale”.
I contenuti dell’accordo
I settori che verranno maggiormente coinvolti sono i) diritti umani, democrazia e governance, ii) pace e sicurezza, iii) sviluppo umano e sociale, iv) sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici, v) crescita e sviluppo economici inclusivi e sostenibili e vi) migrazione e mobilità. Il nuovo patto sarà costituito da un formato “3 in 1”, ovvero comprendente tre specifici protocolli, uno per ogni area geografica compresa nell’OAPCS, così da rendere più dinamici e specifici i diversi strumenti messi in atto. A questo si è giunti dopo che i Paesi africani, attraverso l’Unione Africana, hanno negli ultimi anni chiesto un accordo riservato tra essi e l’UE, anche per ridimensionare gli effetti economici dell’abolizione dei dazi sui prodotti importati dall’Unione Europea.
Le prossime tappe dell’Accordo
Ora il gioco è in mano alle diverse istituzioni competenti in materia, che nell’Unione Europea sono il Consiglio e il Parlamento europeo, le quali tuttavia non si sono ancora espressi in materia. Da parte degli Stati membri dell’UE c’è una parziale comunità di intenti e soddisfazione per l’accordo raggiunto, anche per via del nuovo formato già descritto, proposto proprio dall’UE.
Le uniche contestazioni mosse dall’interno dell’UE sono venute dalla Polonia, che ha ritenuto che il testo così approvato non soddisfi le sue richieste in materia di educazione sessuale e di mobilità e migrazioni, tema sotto l’attenzione anche dell’Ungheria, che ha dichiarato come i risultati finali dell’accordo politico fossero molto distanti dalle ambizioni iniziali del 2018, anno di inizio dei negoziati. Ciò nonostante, sembra che l’accordo possa essere portato avanti così come stabilito a dicembre, sancendo per almeno altri venti anni, questa la durata che avrebbe il trattato, una nuova tappa nell’era del partenariato tra Unione europea e i Paesi ACP.