“Jobs after Covid”: Federica Saliola a Dialoghi sull’Europa

Federica Saliola, Direttrice del World Development Report 2019 della Banca Mondiale (BM) è intervenuta a Dialoghi sull’Europa, all’interno del corso di Politica Economica Europea del Prof. Triulzi. Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza, ha affiancato il Professor Triulzi nell’insegnamento prima di intraprendere la strada del Dottorato in Economia, a Roma Tre. Racconta che è proprio grazie a una visita alla Banca Mondiale che nel 2004 ha iniziato a lavorare per l’istituzione di Bretton Woods.

Jobless Growth

Il discorso parte subito da un concetto che si rivelerà fondamentale: la cosiddetta “jobless growth”, o sviluppo senza occupazione. Perché è fondamentale? Nel passato gli economisti erano convinti che aumentando il PIL di un paese, i posti di lavoro sarebbero automaticamente aumentati. Questo però non si verifica perché i due fattori – PIL e lavoro – non corrispondono. A dimostrazione di ciò ci sono moltissimi paesi europei, fra i quali anche l’Italia, in cui non vanno di pari passo. I processi che potrebbero innescare un cambiamento di tendenza, dice la Dott.ssa Saliola, sarebbero degli interventi frontali uniti alla trasformazione economica del paese. Una delle difficoltà che si incontrano nel cammino per raggiungere questi ambiziosi obiettivi risiede nel fatto che interventi frontali limitati al mercato del lavoro non siano in grado di alimentare questi processi.

Better Jobs: cosa fa la Banca Mondiale?

È proprio da quest’ultima considerazione che nasce il progetto della Banca Mondiale, “Better Jobs”, che sottolinea quanto sia importante ripensare i sistemi di istruzione e formazione. Anche se in diversa misura, tutti i paesi affrontano la sfida di creare posti di lavoro migliori in un’economia che muta costantemente. In passato, infatti, l’innovazione procedeva a ritmo lento, ma  negli ultimi anni le innovazioni arrivano sul mercato del lavoro e nel giro di poco tempo lo conquistano. Per questi motivi la domanda di competenze cambia molto velocemente, portando gli imprenditori a lamentare una mancanza di giovani formati, ed i giovani una mancanza di offerte di lavoro.  Questo fa in modo che si creino spill-over positivi specialmente in ambienti come le università e gli istituti di formazione. La BM agisce su tre diversi fronti: rafforza i sistemi di protezione sociale, perché ad oggi copre solo lavoratori formali e tradizionali; incoraggia il “life long learning process”, sostenendo che la formazione non possa finire con il ciclo di studi e si batte per adattare le regolazioni del mercato.

Jobs after Covid

È verso la fine della conferenza che la pandemia viene definita come la “tempesta perfetta per il mercato del lavoro”, avendo avuto un impatto allo stesso tempo sia sull’offerta che sulla domanda. C’è un rinnovato bisogno di adattarsi alle situazioni, e una costante ricerca del modo migliore di sfruttare le risorse disponibili. Con la pandemia, infatti, è cresciuta in modo esponenziale la gig economy, che comprende tutti i contratti di lavoro a breve termine, di free-lancing e flessibili.
È per questo che la BM sta lavorando sul rapporto “Jobs after Covid”, per gestire al meglio gli impatti occupazionali del Covid-19. Uno dei pochi elementi positivi della crisi sono le opportunità di reinventare l’economia, tale è stato lo shock. A tal proposito non si può dimenticare la lontana quanto necessaria transizione green che offrirebbe sicuramente nuove opportunità di lavoro pur richiedendo un certo grado di specializzazione.
Scienze politiche aiuta ad adattarsi”. Così aveva esordito la Dott.ssa Saliola all’inizio della sua presentazione e così conclude, con un focus sulle numerose opportunità lavorative che la World Bank dà, specialmente ai giovani neolaureati.

Maria Vittoria Massarin

Autore dell'articolo: LabEuropa

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