La Turchia esce dalla Convenzione di Istanbul

Uno dei fatti che ha suscitato maggiore stupore nello scenario europeo degli ultimi mesi è stata la decisione della Turchia di uscire dal gruppo di Stati firmatari della Convenzione di Istanbul.
La Convenzione, che si propone di elaborare strumenti adeguati per la tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza, è stata infatti disconosciuta dal leader turco Erdogan.
Il Consiglio d’Europa, l’organizzazione internazionale che nel 2011 aveva aperto alla firma il testo convenzionale, insieme alle altre istituzioni e personalità dell’Unione Europea, hanno manifestato grande stupore e hanno criticato aspramente la decisione turca.

L’origine della proposta

L’intenzione sembrerebbe nascere dai gruppi religiosi e conservatori; questi, infatti, accusando la Convenzione di Istanbul di danneggiare i valori della famiglia e incoraggiare il divorzio e di favorire l’accettazione nella società della comunità LGBT+, hanno mosso la richiesta.
L’ufficio del presidente Erdoğan ha rilasciato al momento un’unica dichiarazione in cui ha denunciato la Convenzione come “il tentativo di un gruppo di persone di normalizzare l’omosessualità, cosa incompatibile con i valori sociali e familiari della Turchia”.
Ad oggi, è evidente che la posizione della Turchia appaia come un ulteriore passo indietro sia per quanto riguarda la tutela dei diritti delle donne, sia per la comunità LGBT+.

I dati della violenza sulle donne in Turchia

La Turchia attualmente ha registrato 300 femminicidi nello scorso anno e più di 170 casi sono stati identificati come “sospetti” – la polizia li ha categorizzati come suicidi. Nel 2019 gli omicidi sono stati 477 e 440 nel 2018. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 38% delle donne è vittima di violenza domestica. I dati sono raddoppiati dal 2012.

La Convenzione di Istanbul: un impegno europeo per la difesa delle donne

Come riportato, la Convenzione di Istanbul è stata aperta alla firma nel 2011 e fu proprio la Turchia a divenire il primo paese membro, ratificando il testo nel marzo del 2012.
A seguito della Turchia, numerosi altri Paesi appartenenti al Consiglio d’Europa hanno promosso la firma della Convenzione, rendendola operativa dal 1° agosto 2014 e raggiungendo il numero totale di 34 ratifiche.
Il contenuto della Convenzione riveste un’importanza fondamentale, dato che i fenomeni di violenza contro le donne appaiono sempre più diffusi in vari contesti del nostro continente.
La necessità, quindi, di una risposta comune e coesa da parte dell’Europa, diretta in questo caso dal Consiglio d’Europa, è nata proprio per questo motivo: dall’esigenza di ideare delle direttive comuni per armonizzare le politiche interne dei vari paesi al fine di raggiungere un eguale livello di protezione per le donne di tutti gli Stati membri.

Convenzione di Istanbul: un quadro giuridico unitario contro la violenza di genere


Tra i punti principali, caratterizzanti la Convenzione, troviamo il riferimento all’oggetto della stessa ovvero « proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica».    
Ecco che, già nei suoi primi punti, la Convenzione stabilisce chiaramente come l’azione europea debba essere volta all’elaborazione di politiche adeguate contro le diverse forme di violenza di genere, tra le quali viene inclusa, per la prima volta, anche la violenza domestica.
La Convenzione prosegue indicando non solo i diritti e le libertà fondamentali ascrivibili a questa tematica ma, in seguito, delinea un quadro operativo per attuare concretamente gli obbiettivi che la stessa Convenzione si propone. Tra le misure concrete vi è sicuramente l’aggiornamento dei Codici penali con nuove norme in grado di definire le varie forme di violenza e, in seguito, individuarle e punirle.

Le proteste in Turchia

“Erdoğan ha dimostrato mancanza di interesse nei confronti dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere” sono queste le voci che si sollevano all’interno delle proteste che animano le varie città in Europa, soprattutto in Turchia. Dal 20 marzo, infatti, il Paese è in protesta contro il ritiro dalla Convenzione.
Molte donne hanno protestato e con loro migliaia di persone sono scese in piazza utilizzando come slogan “Annullate la decisione, applicate il Trattato!”.
La Presidentessa della Commissione Ursula von der Leyen in un tweet del 21 marzo ha dichiarato che “la violenza contro le donne non è tollerabile. Le donne meritano un solido quadro giuridico che le protegga. Supporto la Convenzione di Istanbul e chiedo a tutti i firmatari di ratificarla.”

La decisione di Erdogan e l’indignazione dei leaders europei

La firma della Convenzione di Istanbul è stata ritirata da parte di Erdogan nelle scorse settimane.
Le motivazioni non chiare esposte da Erdogan, riconducibili a mosse elettorali di un leader sempre più autoritario nel suo paese, hanno scatenato rabbia e forte indignazione nelle principali città turche dove moltissime donne hanno deciso di mobilitarsi per manifestare la loro contrarietà verso la decisione di Erdogan.
Altrettanto rapida e puntuale è stata l’indignazione dimostrata da parte dei principali leaders europei e delle più importanti autorità dell’Unione.
Incisivo è stato il Tweet di Josep Borrell, Altro Rappresentante dell’ Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che insieme ad altre autorità europee, ha manifestato una grande contrarietà rispetto la scelta di Erdogan e ha riportato il diffuso malcontento della stessa Unione Europea.


La posizione di disapprovazione verso tale decisione appare condivisa tra i leaders del Consiglio d’Europa che prossimamente discuteranno, tra i vari temi, anche di questa nuova realtà.
La necessità di procedere verso una politica unitaria e compatta per tutelare le donne e promuovere il loro empowerment nella società odierna appare un’esigenza sempre più sentita da parte della Comunità europea. Decisioni come quella turca non aiutano la promozione di un percorso di avanzamento collettivo verso una realtà nella quale le donne possano effettivamente sentirsi protette e realizzate.
Appare quindi necessario un ripensamento da parte della Turchia, al fine di riprendere la strada comune con gli altri paesi europei per il perseguimento di importanti obiettivi collettivi, volti a favorire le donne e a conferire loro il giusto ruolo e la migliore protezione all’interno delle varie collettività nazionali.

Elisa Genero, Micaela Culiersi, Federica Cardia

Autore dell'articolo: LabEuropa

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