Relazioni esterne

Rapporti Ue-Russia: il caso Alexei Navalny

Il 18 aprile 2021, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, Josep Borrell, ha emesso un comunicato stampa, in cui, a nome dell’Unione Europea esprimeva profonda preoccupazione per le condizioni di salute di Alexei Navalny.
In seguito, il 19 aprile, nella conferenza stampa precedente all’incontro tra i ministri degli esteri dell’Unione, ancora Borrell ha condannato duramente l’atteggiamento della Russia nei confronti di Navalny affermando che i russi devono garantirgli immediato accesso a medici di cui quest’ultimo si possa fidare.

Evoluzione del caso Navalny

Alexey Navalny è un attivista russo per i diritti umani, a capo della coalizione democratica che si oppone al potere di Vladimir Putin. La condizione degli oppositori politici in Russia è estremamente complessa. La gestione autocratica del potere da parte dell’attuale presidente della federazione, infatti, non ammette un’opposizione anticonvenzionale e di conseguenza si oppone ad essa servendosi degli apparati dei servizi segreti statali. Ne è un esempio l’assassinio di Boris Nemcov nel 2015, per il quale sono stati condannati attivisti ceceni, ma per cui il processo non è esattamente stato un esempio di trasparenza. La Russia oggi è considerata, in effetti, un paese non libero dai maggiori osservatori. Freedom House le assegna un punteggio di 20/100, catalogandola quindi come paese non democratico.
Lo spregio da parte del Presidente Putin nei confronti dell’opposizione portata avanti da Navalny è un esempio di come non sia possibile esercitare le libertà politiche in questo paese.
Il caso comincia il 20 agosto 2020, quando Navalny viene ricoverato in condizioni critiche presso l’ospedale di Omsk. In seguito alle pressioni del governo tedesco e del governo francese, è stato possibile trasportarlo in Germania, dove è stato riscontrata la presenza nel suo corpo di un agente nervino, lo stesso con cui era stato avvelenato l’ex spia russa Sergej Skripal.
A gennaio 2021 Navalny è tornato in Russia, e da quel giorno è in carcere sulla base di una presunta appropriazione indebita di 30 milioni di rubli in virtù del fallimento di una società russa.
Dalla fine di marzo 2021 l’attivista è in sciopero della fame poiché i medici si rifiutano di visitarlo.
Il 17 aprile 2021 la sua portavoce, Kira Yarmish ha dichiarato in un tweet che Navalny potrebbe morire da un momento all’altro.

Le relazioni Ue-Russia si complicano

Già successivamente al caso Skripal, l’Unione Europea ed in particolare il Regno Unito avevano espresso profondo disappunto nei confronti della Federazione Russa. In particolare, il Regno Unito aveva ordinato l’espulsione dal proprio territorio di 23 diplomatici russi.
Il caso Navalny appare ancora più complicato, poiché si inscrive all’interno del complesso contesto contemporaneo. Le ingerenze russe in Ucraina e in Bielorussia, l’espulsione dei diplomatici russi da parte della Repubblica Ceca, non fanno altro che peggiorare le relazioni tra due players confinanti con interessi necessariamente contrapposti.
La condanna da parte dell’Unione nei confronti della Russia, non va vista, quindi, solo in un’ottica strumentale, cioè quella di tentare un’ingerenza negli affari interni altrui, ma come un tentativo di tutela di un uomo perché non sia perseguitato per il suo pensiero politico e la sua attività politica.
Tuttavia, Putin è esattamente così che la vede, come una indebita ingerenza. Appare opportuno ricordare, però, che le presunte ingerenze russe all’interno delle elezioni di alcuni paesi occidentali, appaiono via via più veritiere. Il gioco delle parti, in sostanza, si complica. Come andrà a finire?

Hani El Debuch, Mario Greco, Lorenzo Modiano

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