Relazioni esterne

L’Unione Europea è divisa sul conflitto israelo-palestinese

Da giorni si è rinfiammato il conflitto israelo-palestinese come non succedeva dal 2014. La storia, si ripete, gli attori cambiano, le strategie anche, ma la sofferenza dei popoli rimane la stessa.
La miccia, questa volta, si è accesa intorno alla vicenda degli sfratti nel quartiere Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est. La disputa legale aspettava una risoluzione che sarebbe dovuta arrivare il 10 maggio con una sentenza definitiva da parte della Corte Suprema israeliana. Il possibile (e probabile) sfratto a danno delle famiglie palestinesi, ancora prima della sentenza, ha provocato tensioni che hanno coinciso proprio con uno dei periodi più caldi. Da una parte la fine del Ramadan, dall’altra il “Giorno di Gerusalemme”, che i nazionalisti israeliani celebrano in commemorazione della “riunificazione” della Città Santa, ossia l’occupazione militare attuata durante la Guerra dei Sei Giorni.  In realtà, Gerusalemme Est è riconosciuta dalla Comunità internazionale come territorio palestinese .
Le forti tensioni hanno portato rapidamente a un’escalation del conflitto fra Israele e il Governo di Gaza. Oltre ai razzi di Hamas lanciati verso le città israeliane più vicine e i bombardamenti israeliani a Gaza, si è affacciato inoltre un fenomeno relativamente nuovo. Gli arabo-israeliani si sono scontrati con le istituzioni e la polizia israeliana, che ha represso anche duramente le agitazioni, arrivando allo scontro con i concittadini nazionalisti.

E l’Unione Europea?

L’attività diplomatica si è messa in moto durante l’acuirsi della violenza dei primi giorni. Peter Stano, il portavoce dell’Alto Rappresentante per l’unione degli affari esteri e la politica di sicurezza, ha dichiarato in un comunicato che “le violenze in Cisgiordania, Gerusalemme Est e a Gaza devo immediatamente finire”.
In un tweet del 13 maggio l’Alto Rappresentante Josep Borrell ha confermato il “sostegno dell’UE alla sicurezza di Israele” condannando “il lancio indiscriminato di missili da parte di Hamas” e appellandosi inoltre alle autorità regionali in modo che possano “contribuire alla riduzione dell’escalation”.

In un tweet del 16 maggio Borrell aveva annunciato, inoltre, la conferenza con i ministri degli esteri che si è poi tenuta il 18 maggio. Il risultato non è stato quello sperato. L’Alto Rappresentante ha detto all’inizio di essere “abbastanza soddisfatto, perché partivamo da sensibilità diverse”, non riuscendo a nascondere però a lungo l’amarezza.

Su 27 paesi, infatti, 26 si sono trovati d’accordo sul testo presentato. Il documento esponeva una linea moderata, che riflette anche le diverse posizioni che l’Europa sta avendo nei confronti del conflitto. Le priorità sono “il cessate il fuoco immediato per proteggere i civili e permettere l’accesso agli operatori umanitari a Gaza”, rimarcando, però, la condanna ai lanci di Hamas verso Israele e il suo diritto a difendersi. L’Ungheria di Orbán si è messa però di traverso, senza far raggiungere l’unanimità e rendendo di fatto la posizione europea ancora più debole. “Mi sarebbe piaciuto che tutti capissero il senso generale della discussione e il contenuto del testo, e trovo francamente difficile non essere d’accordo. Ma così è, non posso fare altra scelta che prenderne atto”, ha detto Borrell.

La posizione dell’Ue sul conflitto israelo-palestinese

Dall’inizio delle violenze l’Unione Europea ha assunto una posizione non allineata, condannando Hamas e lanciando appelli per calmare le acque. Non è arrivata nessuna posizione univoca e decisa verso la popolazione palestinese, le cui perdite fra i civili continuano ad aumentare a ogni bombardamento. L’Unione Europea, infatti, appoggia pienamente la “risoluzione definitiva del conflitto israelo-palestinese sulla base della soluzione che prevede due Stati, in linea con la risoluzione 2334 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
La posizione viene espressamente ricordata nel comunicato del Consiglio dell’Ue che a fine aprile ha nominato Sven Koopmans rappresentante speciale dell’UE (RSUE) per il processo di pace in Medio Oriente.
Il diplomatico ha ricevuto nei giorni scorsi l’invito da parte dell’Alto Rappresentante ad avviare le consultazioni per convocare una riunione del Quartetto di mediatori internazionali (Ue, Onu, Russia, Usa) per la normalizzazione in Medio Oriente.

…e quella degli Stati

La situazione all’interno della comunità è tesa. Alcuni Stati membri come la Svezia, il Lussemburgo, il Belgio e l’Irlanda sono favorevoli a una maggiore presa di posizione dell’Europa a sottolineare l’impegno della creazione dei “Due stati”. Altri, al contrario, sono molto vicini non solo a Israele, ma anche al governo conservatore di Netanyahu. È una coalizione che oggi comprende i governi conservatori e populisti di Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, più l’Austria del primo ministro Sebastian Kurz. Nel mezzo, i grandi paesi. La Germania e la Francia che hanno posizioni moderate, e l’Italia, il cui premier Draghi non ha rilasciato ancora dichiarazioni. Il ministro degli esteri Di Maio si è pronunciato in difesa di Israele, aggiungendo su Facebook che “devono cessare le violenze e tutti gli attacchi tra Israele e Palestina. I lanci di razzi vanno bloccati, sono inaccettabili. Troppi innocenti stanno perdendo la vita, vittime di un conflitto che va fermato immediatamente”.

L’opinione pubblica contro le istituzioni

In questi giorni l’opinione pubblica sta manifestando fortemente la propria vicinanza al popolo palestinese. In migliaia a Londra, Berlino, Francia, Madrid e in Italia – Roma, Milano, Torino – sono scesi nelle piazze sotto lo slogan di “FreePalestine”.
Sul fronte delle istituzioni, sembra però emergere una posizione contraria. Il 14 maggio, su indicazione del Governo della Repubblica Ceca, è stata issata la bandiera israeliana sul Castello di Praga. Lo stesso giorno, si è vista sventolare anche sul Palazzo della Cancelleria di Vienna. In seguito alla decisione del governo austriaco, il ministro degli esteri iraniano ha cancellato la visita in Austria del giorno successivo.

Edoardo Vezzi

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