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Sarà Polexit?

Il Tribunale Costituzionale (TC) polacco, fortemente voluto fortemente dal partito di governo PIS – Diritto e Giustizia, a seguito della riforma del 2015 è passato a tutti gli effetti sotto controllo della maggioranza di governo. Le nomine dei giudici, così come, tutte le sentenze del TC sono politiche e mirano quasi a giustificare, e in alcuni casi anche a soccorrere, il governo nazional-conservatore presieduto da Mateusz Morawiecki.

Il caso in questione nasce dopo a una richiesta presentata, nel marzo 2021, dal Primo ministro polacco al TC. Ciò a seguito di una sentenza della CGUE e di “ragionevoli” dubbi di superiorità del diritto comunitario rispetto alla Costituzione polacca. La sentenza sosteneva che, successivamente alla riforma del TC e alle modifiche al Consiglio Nazionale della Magistratura, era venuto meno il controllo giurisdizionale sulle nomine dei giudici. Nello specifico veniva condannata l’istituzione di una sezione disciplinare in seno alla Corte Suprema con il potere di sanzionare o sollevare dall’incarico i giudici considerarti non conformi dal volere centrale.

La sentenza del Tribunale costituzionale polacco del 7 Ottobre

Il Tribunale Costituzionale polacco si è pronunciato in merito giovedì 7 ottobre. Una sentenza che da un lato rafforza la leadership interna di Mateusz Morawiecki uscito pochi mesi fa da un’inaspettata crisi di governo e dall’altra mina completamente la stabilità giuridica e istituzionale dell’UE. Il TC sostiene che gli articoli 1, 4 e 19 del TUE sono incompatibili con la Costituzione polacca e pertanto minano la sovranità legale polacca. Secondo il Tribunale, la CGUE, attraverso le sue sentenze, è autorizzata a pronunciarsi sulla legittimità del potere giudiziario polacco e sulla sua effettiva validità ed efficacia della protezione giuridica, ma non ha competenze circa l’organizzazione dello stesso. Nella sentenza viene inoltre ribadito come il Trattato Unico Europeo sia subordinato alla Costituzione.  Pertanto, il TC è legittimato finanche ad annullare le sentenze della CGUE qualora non dovessero essere conformi ai dettami costituzionali.

La risposta della Commissione europea

Rapida la risposta della Commissione Europea che attraverso un comunicato ha ribadito quelli che sono “i principi fondanti dell’ordinamento giuridico dell’Unione, ovvero che:

  • Il diritto dell’UE ha il primato sul diritto nazionale, comprese le disposizioni costituzionali;
  • Tutte le sentenze della Corte di giustizia europea sono vincolanti per le autorità di tutti gli Stati membri, compresi i tribunali nazionali”.

Inoltre, la Commissione si riserva di agire e di utilizzare tutti i mezzi conferiti dai trattati istitutivi per far applicare il diritto comunitario in Polonia e per cercare di vincere, una volta per tutte, questo braccio di ferro con Varsavia che va avanti ormai dal 2015, e cioè da quando il PIS è salito al potere. Quasi sicuramente la Commissione darà seguito all’art. 7, comma 1, del TUE avviando così un processo di infrazione, sulla falsa riga di quanto accaduto nei confronti della Germania a seguito della sentenza del Tribunale di Karlsruhe. Un’ulteriore mossa che Bruxelles potrebbe attuare è il congelamento dei 40 milioni di euro del piano “Next Generation UE” spettanti alla Polonia.

Il Tribunale Costituzionale polacco, inoltre, ha stabilito che le conseguenze di questo “braccio di ferro” sono tre: “modifica della Costituzione, modifica della legge europea o uscita dall’Unione Europea”. È un unicum nella storia del diritto europeo che un tribunale interno praticamente dia luce verde al proprio Governo per portare avanti un discorso di uscita legale dall’Unione Europea. Ora sta al Governo polacco e alle Istituzioni europee di scongiurare la Polexit.

Giorgio Motolese


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