#Elezioni europee 2019: risultati e prospettive

Lo scorso 26 Maggio si sono tenute le #elezioni che hanno coinvolto i cittadini dell’UE nella scelta dei membri del Parlamento europeo 2019-2024. Quello che emerge è sicuramente una maggiore affluenza rispetto a quelle del 2014. In media, il 50% dell’elettorato si è recato alle urne.

#Elezioni europee 2019: risultati generali

I risultati elettorali mostrano una perdita di consensi dei tradizionali gruppi politici a favore di una crescita delle nuove formazioni. Infatti, il PPE che aveva 221 seggi, ne ha oggi 178; così come i socialisti che sono passati da 191 seggi a 153. A guadagnarne sono stati quei gruppi parlamentari che nel 2014 contavano insieme solo circa 120 seggi, mentre ora l’ALDE da solo ne conta 105 e i Verdi 69. Quest’ultimo dato in particolare è il frutto degli ultimi mesi in cui i movimenti giovanili per la tutela del pianeta hanno fatto sentire la loro voce (i Verdi si sono attestati come secondo partito in Irlanda e Germania e come terzo in Francia). Quest’effervescenza ha inoltre contribuito all’aumento della percentuale di un elettorato giovane.

L’avanzata dei nazionalismi

Rilevante è l’incremento delle preferenze a favore del blocco nazionalista, l’ENL che da 36 seggi è passato a 58, pur rimanendo una minoranza all’interno del Parlamento europeo. Sull’onda del diffondersi dei nazionalismi, che fin dal 2014 sempre più hanno ricevuto consensi, questi si sono attestati come primo partito nelle elezioni europee in alcuni Stati. Da un lato il risultato della Lega di Salvini, che dal 6,15% del 2014 è passato al 34% sintomo di una riconferma del Ministro al Governo e non solo di una sfiducia verso il sistema europeo, dall’altro la Francia, in cui la Le Pen si è attestata al primo posto con il suo Rassemblement National, partito minoritario in parlamento, superando Macron. Questo anche a conferma del fatto che le elezioni europee siano percepite come delle second-order elections.
Stando a questi dati potrebbe sembrare che l’avanzata dei nazionalisti abbia stravolto il gioco europeo, ma la partita non è chiusa. Popolari e Socialisti hanno sì perso terreno, ma tengono duro e si oppongono con forza. Lo dimostra Weber con le sue parole pronunciate all’indomani dei risultati elettorali: “Non lavoreremo con coloro che vogliono distruggere l’Europa. Difenderemo la nostra Europa contro i nazionalisti”.

Prospettive future per il dopo elezioni

Fatte le elezioni, ora si deve fare il Parlamento. Dai risultati emersi, quali sono le prospettive future?
Il dato più probabile vede i Verdi e l’ALDE, già alleati tra di loro, propendere verso i Socialisti. I loro seggi conteggiati insieme però non raggiungerebbero la maggioranza necessaria. Unica soluzione potrebbe essere l’alleanza con il PPE. Quest’ultimo da parte sua cederebbe solo se vedesse eletto il suo candidato alla Presidenza della Commissione. Quest’ultima tiene conto proprio del risultato delle elezioni del Parlamento europeo, secondo la prassi dello Spitzenkandidat.
Juncker, Presidente uscente appoggia le rivendicazioni del candidato del PPE Weber che difende tale prassi, essendo il suo partito determinante per la formazione della maggioranza parlamentare. D’altra parte il candidato socialista Timmermans rinuncerebbe ad imporre la sua nomina, ben consapevole del calo di preferenze del suo partito e dando priorità piuttosto alla creazione di un’alleanza anti-sovranista.
Lo scenario lascia perciò aperti più orizzonti, solo i prossimi giorni sapranno dirci di più.

Carolina Gonzalez Rodriguez, Marta Lops, Nicolò Rascaglia, Sonia Nociforo

Autore dell'articolo: LabEuropa

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