Coronavirus: le conseguenze sull’economia. Intervista al Prof. Umberto Triulzi

In un periodo storico in cui in cui siamo bombardati da notizie sul Coronavirus, inviti a rimanere a casa ed edizioni speciali dei TG per ascoltare le parole del Premier Conte, proviamo a concentrare l’attenzione sull’ambito economico attraverso questa breve intervista al professor Umberto Triulzi.
Docente di Politica economica europea presso il Dipartimento di Scienze sociali ed economiche (DISSE) della Sapienza Università di Roma, Umberto Triulzi è stato Direttore del DISSE negli anni 2009-2011 e del Master Sapienza “Migration and Development”. Attualmente è anche docente di Politiche economiche europee e Politica economica internazionale alla Luiss e alla Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia. È autore di numerosi saggi su argomenti di economia e politica economica internazionale, sviluppo economico e integrazione europea.

A seguito dell’emergenza Coronavirus, come pensa agiranno le istituzioni economiche europee?

La diffusione del Coronavirus sta interessando ormai buona parte dei paesi dell’UE anche se le persone contagiate ed i tassi di mortalità all’interno degli Stati membri presentano numeri divergenti. L’UE si è mossa in ritardo rispetto al diffondersi di questa epidemia, vuoi per l’assenza di una competenza effettiva in questo settore, vuoi per le diverse misure applicate dai singoli paesi per circoscrivere e rallentare la diffusione del virus.        

Quali ricette dovrebbe, secondo lei, porre in atto la Banca Centrale Europea?

La BCE non ha evidentemente competenze in questo ambito ma può intervenire con gli strumenti monetari di cui dispone per contenere, almeno in parte, l’impatto negativo sull’economia prodotto dal Coronavirus (rallentamento della produzione e dei consumi). Riattivando, ad esempio, politiche di allentamento monetario (acquisto di titoli pubblici degli Stati membri) per accrescere la liquidità disponibile per le imprese, specialmente quelle medio-piccole più colpite dalla crisi.

Quali conseguenze avrà l’epidemia di coronavirus questa epidemia sull’economia italiana? In particolare, sull’export italiano e sul turismo?

I settori più colpiti sono: il turismo e le attività ad esso collegate (ristorazione, alberghi, agenzie di viaggio, musei, mostre ecc.); il settore manifatturiero ed in particolare le imprese produttive più interconnesse e dipendenti dalle attività di import-export; i trasporti di cose e persone da e verso l’Italia in ambito ferroviario, aereo e navale.
Le stime effettuate da alcuni organismi internazionali prevedono una contrazione del Pil italiano nel corso del 2020 oscillante, nell’ipotesi meno pessimistica, tra lo 0,5 e l’1 per cento del prodotto interno lordo e, nell’ipotesi peggiore, tra l’1 e il 2 per cento.

Cosa pensa della proposta fatta da alcuni politici italiani di un nuovo piano Marshall europeo?

I politici italiani dovrebbero smettere di parlare di “Piani Marshall” ogni qualvolta ci si trovi di fronte a crisi economiche di vaste proporzioni, sia in Italia che nel mondo. È evidente, infatti, che per uscire dalla grave situazione recessiva in cui l’Italia si trova occorra attivare da subito piani straordinari di spesa per sostenere la domanda interna e per ridare fiducia agli operatori nazionali ed esteri sulle capacità dell’Italia di uscire dalla crisi.

Pensa che sia giusto lavorare in sede europea affinché anche per il settore sanitario si applichi una maggiore cessione di sovranità nazionale, al fine di dare vita a un sistema sanitario europeo coordinato tra i 27 paesi?

Sì, penso sia necessario, di fronte a emergenze come quelle determinate dall’epidemia del COVID-19 e tenuto conto di quanto realizzato dall’UE per rafforzare il processo di integrazione tra gli Stati membri (unione doganale, mercato unico, euro), rinunciare a politiche sanitarie autonome a favore di interventi sanitari coordinati a livello europeo e con più risorse a disposizione per interventi sanitari di emergenza.
La diffusione di questa epidemia è la manifestazione più evidente di un mondo ormai globalizzato sotto ogni profilo e i fenomeni economici e monetari non sono i soli che possono provocare, così come avvenuto in prevalenza nel passato, conseguenze drammatiche sulle economie dei singoli Stati.

Come pensa stiano reagendo i mercati a questa epidemia di coronavirus?

I mercati manifestano segnali di grande allarme per le conseguenze indotte dal virus. Lo vediamo nelle dinamiche dei prezzi dei titoli crollati nelle piazze finanziarie principali, ma anche nei timori delle imprese costrette a ridurre la produzione o a chiudere per la carenza nell’approvvigionamento di beni intermedi necessari alla produzione.
Occorrono segnali forti da parte delle istituzioni pubbliche per garantire la disponibilità e l’accesso ai beni essenziali, per sostenere le imprese, gli operatori e le famiglie che vedono i loro redditi minacciati dalla crisi, per ridare fiducia ai cittadini sulla disponibilità di risorse finanziarie e competenze per aiutare il paese a vincere la sfida dell’epidemia e a riprendere la strada dello sviluppo.

Erano attese e, alla fine, sono arrivate nella giornata di oggi (12 marzo) le dichiarazioni della Banca centrale sul rapporto economia europea Coronavirus, attraverso il suo presidente Christine Lagarde. Si è parlato di “grande shock alle prospettive di crescita”, una sua analisi sull’intervento odierno?

La situazione recessiva in atto nelle economie europee a causa del Coronavirus ha indotto la BCE a varare oggi misure monetarie importanti per sostenere le banche e l’economia reale, come il programma di acquisto di titoli per 120 miliardi nel 2020 che si aggiungono a quelli già previsti a supporto della liquidità e della concessione di crediti per le famiglie e le imprese europee. Nessuna decisione è stata presa per modificare i tassi di interesse.
La Presidente Lagarde ha anche ricordato nel suo intervento che spetta ai governi e alle istituzioni politiche nazionali attivare politiche fiscali adeguate e coordinate per mitigare l’impatto economico del virus COVID-19, inclusi interventi per contenere gli spread relativi ai titoli di stato dei paesi più indebitati. Le borse hanno reagito in maniera negativa alle dure parole pronunciate dalla Presidente della BCE sulla questione degli spread ed, infatti, i rendimenti dei titoli di stato italiani sono aumentati nel pomeriggio di quasi il 2 per cento con un forte aggravio del costo del debito.
Siamo solo all’inizio di una situazione che vede crescere la frattura tra i paesi euro più colpiti dal virus e più indebitati ed i paesi più virtuosi ove la diffusione del virus è, almeno per ora, meno accentuata. Occorrerà grande fermezza e unità di intenti tra tutte le istituzioni europee, Banca centrale compresa, e i governi nazionali affinché si possa vincere la battaglia contro la pandemia in corso nell’UE. Sarà necessario mettere mano a riforme della governance europea e a meccanismi di solidarietà finanziaria che possono aiutare i paesi più fragili ad uscire dalla crisi e a riprendere a crescere.

Pier Giorgio Serra, Francesco Toma, Dario Zamperin

Autore dell'articolo: LabEuropa

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