L’Ue sospende il Patto di stabilità

L’Unione Europea ricorderà l’anno 2020 come quello in cui Bruxelles ha sospeso il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) per rispondere rapidamente e coordinatamente alla pandemia di Coronavirus.

L’annuncio della Presidentessa della Commissione europea

Nella sera del 20 marzo 2020 Ursula von der Leyen ha annunciato, tramite un videomessaggio, che la Commissione europea ha attivato la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, la quale consentirà ai governi di “pompare nel sistema denaro finché serve”. La proposta finora non era mai stata avanzata né discussa, prima che fosse sollevata il 13 marzo scorso e approvata nella giornata del 20 marzo. Saranno gli Stati membri  a dare l’ultimo parere su un provvedimento che li autorizza a spendere tutte le risorse necessarie per affrontare l’emergenza sanitaria ed economica in corso. Nel videomessaggio ha spiegato le ragioni che hanno portato le istituzioni a prendere questa decisione: “Il lockdown è necessario ma rallenta severamente l’attività economica. La scorsa settimana ho detto chefaremo tutto il possibile per sostenere l’economia e i cittadini, e oggi rispettiamo quanto detto”.

Che cos’è il Patto di stabilità

Il patto di stabilità e di crescita (PSC) è costituito da una risoluzione del Consiglio europeo del 1997 e da due regolamenti del Consiglio del luglio dello stesso anno, che ne precisano gli aspetti tecnici; esso rientra nel contesto della terza fase dell’Unione economica e monetaria, prefiggendosi l’obiettivo  di garantire che la disciplina di bilancio dei paesi dell’Unione europea continui ad essere monitorata dopo l’introduzione della moneta unica.
Dal 2011 le regole di governance economica dell’Unione europea sono state rafforzate per mezzo di otto regolamenti comunitari (i cosiddetti “Six pack” e “Two pack”) e di un trattato internazionale del 2012 sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance, il cosiddetto Fiscal Compact, che introduce disposizioni fiscali più stringenti.

La clausola di salvaguardia


La clausola di salvaguardia prevede che “in periodi di severa recessione per l’Unione Europea e la zona euro, gli Stati possono temporaneamente allontanarsi dall’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine (OMT)”.
La Commissione ritiene che siano soddisfatte le condizioni per attivare la clausola generale di fuga e chiede al Consiglio di approvare tale conclusione per tutto il tempo necessario a consentire agli Stati membri di attuare misure per contenere l’epidemia di coronavirus. Il crollo dell’attività economica nel 2020 potrebbe essere paragonabile alla contrazione del 2009, l’anno peggiore della crisi economica e finanziaria.

L’Ue oltre il patto di stabilità

Si accantonano dunque le regole di bilancio al fine di evitare il collasso dell’intero sistema europeo e del suo mercato unico.
All’interno della comunicazione ai Governi, in cui si richiede l’attivazione delle clausole, si ricorda che le previsioni già indicano una diminuzione del PIL dell’Unione Europea dell’1% per il 2020, ma scenari più negativi sono attesi.
Secondo il commissario per l’Economia Paolo Gentiloni «non possiamo comportarci come se niente stesse succedendo, il conto del Coronavirus per le nostre economie sarà estremamente salato».
L’attivazione delle suddette clausole apre la strada ad una risposta forte e coordinata all’enorme sfida economica che si trova l’Europa ad affrontare.
Nella riunione in videoconferenza dell’Ecofin di Lunedì 23 marzo, il Consiglio dei Ministri economico finanziari dell’Ue ha dato il via libera al provvedimento.

Chiara Schicchitano, Marta Pittorra, Elisabetta Barontini, Davide Karimi

Autore dell'articolo: LabEuropa

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