Covid-19 e Uguaglianza di genere

Foto di Tumisu da Pixabay

In Europa, ci stiamo tutti adattando a nuovi modi di vivere a causa degli effetti del coronavirus, restiamo a casa e professiamo il distanziamento sociale. Mentre i blocchi e le quarantene proseguono nella maggior parte dei paesi europei, le donne fronteggiano un rischio più elevato di violenza domestica. Il COVID-19 ha infatti segnato un aumento della violenza domestica ai danni delle donne testimoniato da polizia, dai rifugi per le donne e dalle ONG.
La pandemia ha rivelato quanto sia comune questo grave abuso dei diritti umani e quanto siano ancora insufficienti le misure per combatterlo. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) e l’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) hanno infatti esortato l’UE e i suoi Stati membri ad intensificare le azioni volte alla difesa dei diritti delle donne.

Covid-19 e violenza di genere

Molti paesi dell’Unione Europea hanno reagito rapidamente all’aumento della violenza, mettendo in atto un supporto di consulenza, fornendo rifugio alle vittime, lanciando campagne di sensibilizzazione o promuovendo numeri di hotline, ma la portata dell’azione necessaria per salvaguardare le vittime ha dimostrato quanto siano insufficienti le misure di sostegno anche in tempi normali. Ripercussioni ulteriori potranno verificarsi con la fine dei lockdown. L’insicurezza finanziaria, vista la perdita di reddito e di posti di lavoro, nonché l’incombente recessione, può provocare ulteriori inneschi di violenza e può rendere più difficile per le vittime lasciare una relazione abusiva.
L’UE deve istituire strutture durature per porre fine alla violenza contro le donne, e la crisi del covid-19 offre l’opportunità di intensificare e accelerare il lavoro.

Quali azioni porre in atto?


L’EIGE e la FRA invitano l’UE e i suoi Stati membri a prendere in considerazione e a fare proprie specifiche azioni: “I paesi dell’UE che non hanno ancora ratificato la Convenzione di Istanbul o che non hanno allineato completamente le loro leggi nazionali con i suoi requisiti dovrebbero farlo rapidamente. I settori della polizia, della giustizia e della sanità negli Stati membri dell’UE dovrebbero collaborare per gestire il rischio di violenza contro le donne. I professionisti di questi settori dovrebbero essere adeguatamente dotati di risorse e formati per rispondere a tali casi.
La raccolta di dati sulla violenza contro le donne dovrebbe essere armonizzata tra gli Stati membri dell’UE per garantire che il fenomeno possa essere adeguatamente misurato e affrontato. Alla luce delle numerose misure positive per eliminare la violenza contro le donne a livello nazionale, l’UE dovrebbe coordinare lo scambio di buone prassi tra gli Stati membri.
Molti paesi dell’UE hanno definizioni legali di crimini d’odio (ad esempio contro le minoranze etniche e sessuali). Si dovrebbe prendere in considerazione una definizione giuridica praticabile di femminicidio per indicare l’uccisione di donne e ragazze a causa del loro genere.
Sostenere la proposta della Commissione europea di aggiungere la violenza contro le donne all’elenco dei crimini dell’UE definiti nel Trattato UE. Ciò riconoscerebbe la natura strutturale della violenza contro le donne e spingerebbe gli sforzi congiunti per eliminarla.
Finché le donne affronteranno la violenza, la parità di genere sarà impossibile. E finché non avremo la parità di genere, la violenza contro le donne continuerà”.

Strategia 2020 – 2025 dell’UE per l’uguaglianza di genere

Il 5 marzo 2020 Vera Jourovà, Vicepresidente per i Valori e la Trasparenza, e Helena Dalli, Commissario per l’Uguaglianza, hanno presentato la Strategia 2020 – 2025 dell’UE per l’uguaglianza di genere. Tra le priorità figurano la riduzione delle disuguaglianze economiche, la creazione di un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, la lotta alla violenza contro le donne e la garanzia che questioni importanti, come il cambiamento climatico e la digitalizzazione siano prioritarie.
Tuttavia, ad oggi, nonostante le strategie messe in atto dall’UE, nessun paese in Europa ha raggiunto la piena l’uguaglianza di genere.
La direttrice dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) Carlien Scheele, ha affermato che con la strategia 2020-2025 “i nostri leader hanno ricevuto una chiara tabella di marcia per apportare i cambiamenti di cui l’Europa ha bisogno”. La strategia invia infatti un messaggio forte: “la parità di genere è una questione trasversale in tutti i settori politici. I leader hanno la responsabilità di garantire che siano sempre presi in considerazione nelle decisioni che riguardano la vita quotidiana dei cittadini dell’UE”.

L’impatto di genere della pandemia COVID-19

Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) ha pubblicato un rapporto in cui sottolinea che le epidemie colpiscono donne e uomini in modo diverso, e che le pandemie peggiorano le disuguaglianze esistenti tra donne e ragazze.
La pandemia COVID-19 non è solo un problema di salute, è infatti un profondo shock per le nostre società ed economie, e le donne sono al centro degli sforzi di cura e risposta in corso, rappresentano il 70 per cento della forza lavoro del settore sanitario e sociale a livello mondiale, secondo le stime ONU e pertanto “si dovrebbe prestare particolare attenzione al modo in cui il loro ambiente di lavoro può esporle alla discriminazione, nonché alla loro salute sessuale e riproduttiva e alle loro esigenze psicosociali in qualità di operatori sanitari in prima linea”.
La crisi globale del COVID-19 ha reso manifesto come le economie formali del mondo e il mantenimento della nostra quotidianità siano costruite sul lavoro invisibile e non retribuito di donne e ragazze. Con i bambini fuori dalla scuola, intensificate le esigenze di cura degli anziani e dei familiari malati, e servizi sanitari sopraffatti, le richieste di lavoro di cura in questa realtà si sono intensificate in modo esponenziale.
Le misure politiche devono pertanto tener conto delle diverse esigenze delle donne e degli uomini e delle differenti esperienze vissute durante questo periodo di crisi, per garantire a tutti l’aiuto specifico di cui hanno più bisogno.
Una pandemia amplifica e aumenta tutte le disuguaglianze esistenti e la risposta, sia a livello nazionale che internazionale, dovrà necessariamente tenere conto di come le disuguaglianze abbiano reso tutti noi più vulnerabili agli impatti della crisi al fine di ricostruire società più uguali, inclusive e resilienti.

Elisa Galli

Autore dell'articolo: LabEuropa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *