Le prospettive degli stati generali in Europa

13 giugno 2020 è stata la giornata di inaugurazione dei cosiddetti Stati Generali, proclamati dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con l’idea di dare il via ad una serie di incontri a livello europeo che dureranno fino a domenica 21 giugno. L’obiettivo principale è quello di  “far ripartire l’Italia” il paese più colpito dall’epidemia del coronavirus. A prendere parte alle conferenze di confronto saranno non soltanto i principali esponenti europei, tra cui Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, ma anche rappresentanti degli enti locali, delle forze sociali, nonché economisti ed esperti nei vari settori, architetti e artisti; uno scenario che riporta alla mente il Congresso dell’Aia del 1948, tutti uniti per la creazione di una base comune europea in ogni sua sfumatura.

Misure d’intervento

Il Covid-19 sembra aver risvegliato uno spirito europeo che da tempo aveva subito un arresto. Se è vero che l’Europa nasce nel settore economico con l’obiettivo di diventare un colosso commerciale, la prospettiva è da sempre stata quella di riuscire a rendere gli Stati membri non solo parte di un’unione economica, ma anche politica e soprattutto sociale, in onore dei progetti portati avanti da personalità come quella di Altiero Spinelli, autore del Manifesto di Ventotene insieme ad Ernesto Rossi e Eugenio Colorni: “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà”. Il punto di partenza ad oggi è un piano di 120 pagine elaborato da una commissione di esperti e presieduta da Vittorio Colao, dirigente d’azienda e amministratore delegato di Vodafone, che presenta tre punti chiave: dossier semplificazione, rilancio delle infrastrutture e l’estensione dell’Alta Velocità, compresi gli incentivi per gli investimenti. Tuttavia il testo è stato piuttosto discusso e non è da escludere che in futuro solo una parte della proposta di questa task force verrà presa in considerazione.

Next Generation EU

La sfida per l’Italia sarà anche quella di riuscire a gestire al meglio i fondi europei, tra cui i 172 miliardi previsti dal progetto ‘Next Generation EU’. Un progetto che rappresenta la volontà di ricostruire un’Europa diversa che sia in grado di prendere parte alla realtà quotidiana di ogni singolo cittadino europeo. “Ora dobbiamo impegnarci tutti a dare basi solide al nuovo corso. E dimostrare che dopo l’austerità che ha generato diseguaglianze, può esservi un’Europa più forte, vicina ai suoi cittadini, capace di giocare un ruolo come attore globale. Senza l’Italia questo salto di qualità non potrà compiersi” ha affermato il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli.


Educazione e formazione saranno la base solida di questo progetto che prevede una serie d’investimenti, o meglio, quelli che sono stati definiti “soldi in prestito ai nostri figli”. Si tratta dunque di indebitare le generazioni future per ripagarle in prosperità e sviluppo, generazioni che l’Europa non può e non deve deludere. Sul progetto ha una visione ottimista anche la Presidente della Commissione europea che ha dichiarato “Per la prima volta, noi, l’Unione europea, stiamo chiedendo soldi in prestito ai nostri figli. Quei soldi, allora, li dobbiamo investire per loro” ed ha richiamato l’impegno che tutti gli Stati membri devono adempiere in questo percorso di rinascita. “L’Europa s’è desta”.

Stati generali: opposizioni e dissensi

Al termine di un vertice di consultazioni i partiti del centro-destra con Matteo Salvini per la Lega, Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia e Antonio Tajani per Forza Italia, hanno annunciato che non prenderanno parte alle giornate degli Stati Generali, nonostante l’invito a partecipare da parte di Giuseppe Conte e la vana speranza di un’azione comune a livello europeo. La motivazione di tale assenza risiederebbe nel fatto che gli Stati generali non sono una sede istituzionale “Se ci convocano a Palazzo Chigi, andiamo”; ma il premier ha ricordato che Villa Pamphili, luogo dove si terranno le videoconferenze, «è sede istituzionale di alta rappresentanza della presidenza del Consiglio: invitare i partiti lì per progettare l’Italia che vogliamo, l’Italia del rilancio, è un gesto di attenzione nei loro confronti. Un luogo più istituzionale non si può, ci invitiamo anche capi di Stato e di governo». L’incertezza riguarda, però, anche l’aspetto finanziario e non tutti sono convinti della buona riuscita nel riuscir a mettere in campo gli investimenti previsti fino ad ora. Quel che è certo è che l’Europa sta vivendo un momento critico e che le scelte di oggi, in ogni caso, saranno i risultati del futuro.

Sara D’ambrosi

Autore dell'articolo: LabEuropa

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