La proroga della sospensione del patto di stabilità crea divisioni?

La prima sospensione del patto di stabilità

Il 20 Marzo 2020, nel pieno del lockdown ormai quasi generalizzato in tutti i paesi europei, la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen con un videomessaggio su Twitter annunciava la sospensione del patto di stabilità. Tale sospensione ha permesso agli stati membri di attuare scostamenti di bilancio in deroga alle rigide regole del patto. Il motivo era chiaro: far fronte alle emergenze di spesa determinate dalla crisi economica generata dalla pandemia.
Sul piano nazionale, il decreto “Ristori 5” approvato in Senato il 21 Gennaio 2021, ha portato il totale delle somme stanziate dall’Italia per far fronte all’emergenza a 181 miliardi.

L’Ue deciderà di mantenere la sospensione?

Attualmente la sospensione del patto di stabilità è prevista fino alla fine del 2021, ma le cose potrebbero cambiare.
Il 4 Marzo il Commissario per gli Affari Economici Paolo Gentiloni ha annunciato la necessità di prorogare il termine della clausola di salvaguardia per tutto il 2022, inserendo tale obiettivo tra le priorità per la ripresa economica dell’Unione. La discussione è attualmente in atto. Una proposta in questo senso è stata effettuata dalla Commissione dopo la seduta del 3 marzo sebbene in una dichiarazione all’Ecofin di pochi giorni dopo il vice-presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis abbia spiegato che una decisione definitiva verrà presa solo a maggio.

Patto di stabilità, la discussione è in atto

Il patto di stabilità e crescita (PSC) prevede che il disavanzo sia inferiore al 3% della variazione annua del PIL e che il debito pubblico sia contenuto entro il 60% del Prodotto Interno Lordo. Questi due parametri inseriscono due obiettivi volti a tenere sotto controllo il deficit congiunturale ed il deficit strutturale, stabilendo zone-obiettivo e correzioni diverse qualora non siano rispettati. Si utilizza l’espressione “scostamento di bilancio” proprio perché ci si “scosta” dagli obiettivi espressi all’interno del patto.
Intorno alla sospensione del patto si è strutturato un interessante dibattito, che in buona sostanza si è polarizzato su due posizioni:
– la prima tesa a ripristinarlo non appena le condizioni lo permetteranno;
– la seconda tesa a renderne strutturale la sospensione inaugurando una nuova stagione per l’Unione.

L’opinione degli economisti

Secondo alcuni economisti di matrice ortodossa, il patto va ripristinato, poiché è necessario, in un’Unione economica, tenere la politica fiscale sotto controllo, evitando che alcuni stati possano effettuare politiche di matrice eccessivamente anticiclica rispetto ad altri. Taluni economisti ritengono invece che vada eliminato perché è l’emblema di un tipo di economia che non permette la crescita economica dei paesi più poveri.
Entrambe le opinioni presentano lati positivi e lati negativi, tuttavia, sarebbe opportuno che la discussione fosse ampliata a livello europeo dal momento che appare ancora troppo ancorata alla sovranità degli stati nazionali o al controllo che alcuni stati nazionali vorrebbero esercitare su di essi.
Probabilmente è solo l’inizio di un lungo dibattito.

Hani El Debuch, Mario Greco, Lorenzo Modiano

Autore dell'articolo: LabEuropa

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