Relazioni esterne

L’UE a dieci anni dall’inizio del conflitto in Siria

European Union – Voices from Syria and the region

Il 15 marzo è stato il decimo anniversario delle proteste pacifiche in Siria. Dieci anni fa alcuni studenti davano il via alle manifestazioni contro il regime di Assad, sull’onda delle cosiddette «primavere arabe», venendo duramente represse. Da allora una serie di attori hanno occupato lo spazio geopolitico del conflitto siriano, rendendo la guerra una questione sempre più internazionale.

Il comunicato stampa del Consiglio dell’Unione europea

Lo scorso mese di marzo l’Unione Europea si è mossa senza troppo clamore, in un momento in cui il dibattito più acceso verte sul piano vaccinale, per ricordare che la guerra civile siriana è lungi dall’essere terminata, come testimoniano gli altissimi numeri delle vittime e dei profughi. Nel comunicato stampa rilasciato dal Consiglio dell’Unione europea il 14 marzo, l’alto rappresentante ricorda, a nome dell’Ue, che «la crisi dei rifugiati siriani, in cui si contano 5,6 milioni di rifugiati registrati e altri 6,2 milioni di sfollati all’interno della Siria e in cui non sussistono le condizioni per il loro rimpatrio sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile, in linea con il diritto internazionale, è la più grande crisi degli sfollamenti al mondo. Il conflitto ha avuto anche gravi ripercussioni in tutta la regione e oltre, e ha alimentato le organizzazioni terroristiche. L’UE ricorda che tutti gli attori in Siria devono concentrarsi sulla lotta contro il Da’esh: impedire il ritorno di questa organizzazione terroristica rimane una priorità».

L’azione dell’UE nel quadro della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

Nel testo viene ribadito che l’Unione Europea chiede fermamente «di porre fine alla repressione e rilasciare i detenuti», invitando il regime siriano a collaborare e a prendere atto della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite datato 18 dicembre 2015. La risoluzione Onu, finora, non è mai stata attuata. Essa incentivava gli attori in gioco a sedersi al tavolo delle trattative entro gennaio del 2016 e attuare un cessate il fuoco, mentre la lotta contro i gruppi dell’Isis e al-Nusra – l’organizzazione fondamentalista legata ad al-Qaeda – avrebbe continuato a essere combattuta.
«Se non saranno conseguiti progressi credibili – continua il comunicato – e la repressione continuerà, le sanzioni mirate dell’UE nei confronti dei principali membri ed entità del regime saranno rinnovate alla fine di maggio». Inoltre, viene aggiunto che «l’Unione europea sarebbe disposta a sostenere elezioni libere e regolari in Siria, conformemente alla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sotto la supervisione dell’ONU, nel rispetto della governance e dei più elevati standard internazionali in materia di trasparenza e responsabilità, con la partecipazione di tutti i siriani, compresi i membri della diaspora, che ne hanno il diritto. Le elezioni organizzate dal regime siriano, quali le elezioni parlamentari dello scorso anno o le elezioni presidenziali che si terranno nel corso di quest’anno, non possono soddisfare questi criteri e non possono pertanto contribuire alla risoluzione del conflitto né condurre ad alcuna misura di normalizzazione, a livello internazionale, delle relazioni con il regime siriano». L’Ue si schiera quindi ancora una volta a fianco del popolo siriano e contro il regime di Assad, chiedendo nuove elezioni sotto stretta osservanza dell’Onu.

La quinta conferenza di Bruxelles sul tema “Sostenere il futuro della Siria e della regione”

Il 29 e 30 marzo si è svolta la quinta conferenza sul futuro della Siria e della regione, organizzata in via telematica dall’Onu e dall’Unione europea in cui hanno partecipato i delegati di 50 paesi e 25 organizzazioni internazionali. L’alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha ricordato che alle origini del conflitto il popolo siriano aveva chiesto «giustizia, stabilità economica e una transizione pacifica», ma il regime aveva risposto con «estrema violenza». Borrel, in nome dell’Europa, ha lanciato principalmente due importanti messaggi: «Siamo al fianco dei cittadini siriani e lo saremo per quanto tempo ce ne sarà bisogno», ma soprattutto «se il regime di Damasco continuerà a non contribuire alla stabilità della regione», l’unica soluzione è che “non potrà mai essere un partner per la comunità europea e internazionale». L’alto rappresentante ha ribadito che le elezioni non possono in nessun modo essere organizzate dal regime, queste non avrebbero nessun valore agli occhi dell’Europa. Infine, ha annunciato che «l’Unione si impegna per il 2022 con un importo di 560 milioni di euro» cifra che servirà per affrontare anche le difficoltà economiche determinate dalla pandemia.

L’UE e la Siria negli ultimi dieci anni

L’Ue è stato il maggior finanziatore per gli aiuti umanitari in Siria, con 17 miliardi di euro stanziati al 2020 e nel corso degli anni ha lavorato per arrivare all’obiettivo dichiarato di un cessate il fuoco, libere elezioni e sconfitta dei gruppi fondamentalisti. L’azione europea sembra però essere stata troppo poco coordinata e le continue sanzioni al regime di Assad, che dall’inizio del conflitto è sostenuto attivamente dalla Russia e dall’Iran, sono state inconcludenti.
Nel mese di marzo l’Unione europea ha voluto ricordare la sanguinosa guerra civile ribadendo le proprie linee guida, stanziando nuovi fondi e riaffermando l’importante compito che insieme alle Nazioni Unite devono portare avanti, per proseguire la strada verso una Siria libera e democratica.

Edoardo Vezzi

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