Politica & Attualità

European diversity month: contro ogni discriminazione

Il mese di maggio che sta per concludersi è stato dichiarato dalla Commissione il mese europeo della diversità, con il quale la Commissione si è impegnata a mettere in campo iniziative finalizzate sradicare a lungo termine il fenomeno della discriminazione per il sesso o l’etnia, l’orientamento politico o la nazionalità.

“Let’s all take a bolder stand for diversity and act about it. Let’s show our commitment to equality and this May 2021 celebrate the European Diversity Month together. With more diverse workplaces, we will create a fairer and more equal Europe for all.”

Queste sono state le parole di Helena Dalli, la Commissaria dell’Unione Europea per l’uguaglianza. Il mese per celebrare l’uguaglianza è stato istituito per sottolineare, sensibilizzare e ricordare sempre l’importanza dell’inclusione di tutti gli individui, a prescindere dal genere o dall’etnia, nel mondo del lavoro ma anche negli altri ambiti della società. Il mese europeo nasce infatti dalla volontà della Commissione europea di invitare le organizzazioni in Europa a mostrarsi in favore delle diversità. Nel corso del tempo sono stati fatti progressi ed infatti quello delle pari opportunità è diventato un tema ampiamente dibattuto ma non è stato abbastanza per arrivare ad una sua totale risoluzione. In seguito all’epidemia di Covid-19 i posti di lavoro sono stati duramente messi a rischio e le percentuali dimostrano come questo sia andato a scapito soprattutto delle donne e di alcune etnie.

La normativa anti-discriminazione a livello europeo

L’Unione Europea si è sempre impegnata sin dalla sua nascita nella lotta alla discriminazione per volgere ad una sempre maggiore inclusione sociale. L’importanza della lotta alla discriminazione attuata dall’Unione Europea è infatti sancita formalmente dall’articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea: l’articolo infatti sancisce che: “ È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale. “.
Sin dal Trattato di Roma del 1957 è stata affrontata e vietata la discriminazione in relazione alla nazionalità e al genere per poi passare nel 2000 a tre fondamentali direttive: la “Direttiva sull’uguaglianza razziale”, che si fonda sul principio di parità di trattamento tra persone indipendentemente da razza, etnia o sesso, la “Direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione” limitata all’ambito lavorativo che ha inserito in ambito lavorativo il divieto di discriminazione su base religiosa, di età e di orientamento sessuale e la “Direttiva sulla parità di genere” la quale vieta la discriminazione basata sul sesso nell’accesso ai servizi. Inoltre dal 2004 in Europa sono state istituite 26 Carte della diversità. Fondamentale è inoltre ricordare la più attuale “Decisione quadro del Consiglio europeo” de 2008 la quale ha obbligato tutti gli stati membri UE a prevedere sanzioni penali nel caso di fomento alla violazione o alla discriminazione.

I dati sulla lotta alla discriminazione

Nonostante le normative e i passi avanti che l’Unione ha fatto in relazione alla lotta contro la discriminazione, in Europa i numeri dimostrano che la discriminazione ancora è presente. Proprio per valutare il tasso di discriminazione all’interno dell’UE, l’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali ha avviato un’analisi e ha condotto un’indagine sulla questione. Dai dati è emerso che il 25 % degli intervistati è stato discriminato a livello razziale nel cercare lavoro e che l’82 % di essi ha ritenuto che il colore della pelle e la propria fisicità siano stati i motivi principale di discriminazione nella ricerca di un impiego. E ancora, una persona di origine africana su tre afferma di aver subito molestie di tipo razzista negli ultimi cinque anni.

Verso una Europa più inclusiva 

È di rapida deduzione basandosi sui dati sopracitati quanto sia ancora enormemente diffusa la discriminazione sulla base del sesso, religione, età e etnia in tutti gli ambiti della quotidianità ma ancor di più per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro. È per questo motivo che la Commissione europea ha sentito la necessità di dedicare alla sensibilizzazione su questo tema un intero mese coì da evidenziare l’entità del problema che ancora oggi purtroppo è presente per arrivare alla costruzione di una società europea equa e inclusiva.

Francesca Romana Fioretti, Costanza de Leonardis

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