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Green Deal e il futuro verde dell’Europa

Il Green Deal europeo è stato definito come il piano d’azione per rendere sostenibile l’economia dell’UE o ancor meglio, come ha delineato il Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen “the European Green Deal it  is part of a European recovery that gives more back to the planet than it takes away.”

L’accordo tra i paesi membri dell’Unione europea è quindi la risposta che l’UE propone per cercare di rallentare il cambiamento climatico e il degrado ambientale per diventare, entro il 2050 climaticamente neutra. Gli obiettivi sono di non generare più gas ad effetto serra, dissociare la crescita economica dall’uso di risorse naturali e non trascurare alcun luogo e persona. Per ottenere questi risultati bisognerà promuovere lo switch dell’economia portandola ad essere più pulita e circolare. Per fare ciò, i paesi si impegneranno in una serie di azioni più sostenibili quali: l’utilizzo di tecnologie verdi, la riduzione della produzione di rifiuti, l’eliminazione degli oggetti monouso e la promozione del riciclaggio. Questi provvedimenti saranno volti a ridurre l’inquinamento attraverso la creazione di industrie e trasporti sostenibili, il ripristino della biodiversità attraverso la riduzione dell’inquinamento generato dalle acque piovane e dai microinquinanti e la diminuzione della contaminazione del suolo. Le misure hanno anche lo scopo di diminuire, entro il 2030, di oltre il 55% i decessi legati alla cattiva qualità dell’aria grazie proprio al miglioramento della qualità di acqua, aria e suolo.

Le emissioni di Co2 dagli Stati Uniti all’Italia

Facendo un’analisi globale dei maggiori emettitori pro capite di anidride carbonica negli ultimi 50 anni abbiamo ai primi posti gli Stati Uniti e la Cina a cui seguono Arabia Saudita, Giappone e Israele.
Nel quadro europeo dai dati forniti dall’Agenzia europea dell’ambiente risalenti al 2017, abbiamo la Germania come maggiore produttrice di gas serra con 906.611 chilotonnellate di CO2 seguita da Francia con 464.593 chilotonnellate di CO2 e l’Italia con 427.708 chilotonnellate di CO2. Mentre tra paesi più virtuosi troviamo la Lettonia con 11.306 chilotonnellate di CO2 e Lussemburgo con 10.236 chilotonnellate di CO2.

Gli obiettivi raggiunti e quelli futuri

Gli obiettivi che gli stati membri si erano prefissati per il 2020 erano quelli di ridurre del 20% le emissioni. Infatti dagli ultimi dati emerge che i gas serra sono stati ridotti del 24% tra il 1990 e il 2019 mentre l’economia è cresciuta del 60% sempre nello stesso arco temporale. Il dato più significativo è quello fornito dalle centrali elettriche dove le emissioni sono drasticamente diminuite del 9.1% tra il 2018 ed il 2019 grazie alla sostituzione dell’energia prodotta dal carbone con quella da fonti rinnovabili e gas. I dati più preoccupanti vengono invece forniti dalle emissioni di anidride carbonica (CO2) prodotta dal complesso delle attività aeronautiche che ha visto un incremento del 3% tra il 2018 e 2019 quale trend in continua crescita.

Il Green Deal e l’Europa del futuro


L’obiettivo dell’Unione per il 2030 è quello di diminuire di almeno il 40% il rilascio di emissioni di gas serra. Per perseguire questi ambiziosi traguardi l’UE sta lavorando all’approvazione di una “European Climate Law” che ha lo scopo di tradurre in norma ciò che è già stato prefissato nel “Green deal” affinché tutti gli stati membri dell’EU contribuiscano agli obiettivi e che tutti i settori dell’economia e della società facciano la loro parte.
Nonostante gli sforzi che i paesi membri hanno fatto per raggiungere tali obiettivi la strada da percorrere per volgere ad un Europa climaticamente neutra è ancora lunga. Gli Stati per arrivare ai suddetti obiettivi entro il 2050 dovranno continuare ad impegnarsi nella lotta al cambiamento climatico finanziando le industrie verdi ed investendo nelle energie rinnovabili.

Francesca Romana Fioretti

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